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Diritto di visita del padre figlio neonato

8 Aprile 2019
Diritto di visita del padre figlio neonato

Ristretti tempi di visita al papà in caso di figlio di pochi anni: quanti giorni alla settimana può stare con il bambino piccolo?

Nel caso in cui marito e moglie si separino e la coppia abbia figli ancora molto piccoli, da che età i bambini possono pernottare con il genitore non collocatario (quello cioè che non vive con loro)? Quante volte a settimana i bimbi piccoli in affido condiviso devono vedere il padre? Il giudice può ridurre il diritto di visita del padre sul figlio neonato? Sono questi alcuni dei più ricorrenti interrogativi che si pone la giovane coppia quando, scesa la crisi sul matrimonio, decide di avviare il procedimento giudiziale di separazione. E di tanto ha parlato la Cassazione con una recente ordinanza [1].

Se anche la Suprema Corte è ancora stabile nel ritenere che, per quanto riguarda la collocazione dei piccoli in età prescolare, si debba preferire la madre, questo non toglie che l’altro genitore (con o senza affido condiviso) abbia il diritto-dovere di vedere i figli e tenere con loro stabili e costanti rapporti. Il tutto per garantire loro quella sana ed equilibrata crescita che solo la presenza di padre e madre può assicurare.

Ora, non c’è dubbio che, fin quando il bambino piccolo è ancora attaccato al seno materno e deve essere allattato, le frequentazioni con il padre non possono che essere più contenute e brevi rispetto a quelle di un bambino già svezzato. Ma, al di là di ciò, non può essere certo l’età del figlio a disincentivare i rapporti con l’altro genitore; e se questi non sa mettere un pannolino o non è in grado di fare la pappa, che impari. Di tanto ha iniziato a prendere atto la giurisprudenza che, nel fissare il diritto di visita del padre sul figlio neonato, sta cercando di valutare la questione senza più pregiudizi di genere. Del resto è proprio dalla frequentazione costante sin dalla tenera età che si instaurano quei rapporti di confidenzialità alla base di un rapporto affettivo sano e solido tra genitori e figli. Sicché, il padre deve imparare a saper gestire un figlio anche di notte. Leggi sul punto: Da che età il bambino può dormire col papà?

Alla luce di queste considerazioni, la pronuncia in commento ha stabilito che il padre ha diritto di vedere il figlio in tenera età senza alcuna particolare limitazione legata alla circostanza che il bimbo è ancora in fasce.

La Cassazione sdogana il pernotto o comunque la frequentazione infrasettimanale fra il genitore e una bimba di due anni

La Cassazione ha più volte affermato che, nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione e istruzione [2].

I precedenti della stessa Cassazione si sono sempre rivolti in favore del superiore interesse della prole, atteso il preminente diritto del minore a una crescita sana ed equilibrata; così i giudici supremi si sono spinti a giustificare l’adozione di provvedimenti che limitassero i diritti dei genitori rispetto all’interesse preminente del minore [3].

La stessa Corte Europea dei Diritti dell’uomo, chiamata a pronunciare sul rispetto della vita familiare (per come previsto dall’art. 8 della Convenzione europea dei Diritti dell’uomo), pur riconoscendo al giudice ampia libertà in materia di diritto di affidamento, ha evidenziato la necessità di un più rigoroso controllo sulle “restrizioni supplementari” ossia quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori, e sulle garanzie giuridiche destinate ad assicurare la protezione effettiva del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita famigliare.

Le “restrizioni supplementari” comportano, invero, il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore [4].

Fra l’altro, la Corte di Strasburgo ha imposto alle autorità nazionali di adottare tutte le misure che è ragionevolmente possibile attendersi da loro per mantenere i legami tra il genitore e i suoi figli [5]. Difatti – si legge in sentenza – «per un genitore e suo figlio, stare insieme costituisce un elemento fondamentale della vita familiare» (…); «le misure interne che lo impediscano costituiscono una ingerenza nel diritto protetto dall’articolo 8 della Convenzione internazionale».

Insomma, lo Stato deve fare in modo, a tutti i costi, di riavvicinare il genitore al figlio, perché il trascorrere del tempo – e quindi posticipare il diritto di visita a quando il bambino sarà “svezzato” e non è più piccolo – può avere delle conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo e quello del genitore che non vive con lui.

E se anche è ammissibile pensare a intensificare i rapporti tra padre e figli in modo graduale, questa gradualità non deve però diventare una sostanziale assenza (come nel caso in cui al genitore sia concesso vedere il bambino solo due weekend al mese.


note

[1] Cass. ord. n. 9764 dell’8.04.2019.

[2] Cass. sent. n. 18817/2015; n. 11412/2014.

[3] Cass. sent. n. 12954/2018, n. 24683/2013.

[4] CEDU sent. del 09.02.2017, Solarino c. Italia.

[5] CEDU sent. del 17.11.2015 Bondavelli c. Italia.

Autore immagine: 123rf com

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 29 gennaio – 8 aprile 2019, n. 9764

Presidente Valitutti – Relatore Scalia

Fatti di causa

1. Il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto con decreto del 18 gennaio 2016 affidava la minore D.G.C. ad entrambi i genitori, con collocamento presso la madre, stabilendo che il padre potesse vederla e tenerla con sé, salvo diverso accordo con la genitrice, a fine settimana alterni, ossia ogni quindici giorni, stabilendo altresì a carico del padre un assegno di mantenimento di Euro 600,00.

La Corte di appello di Messina, adita in sede di reclamo ex art. 739 c.p.c., riduceva l’assegno mensile ad Euro 450,00, confermando nel resto le modalità di visita del padre e “rigettando tutte le altre richieste formulate dalle parti”.

2. Ricorre in cassazione avverso il decreto emesso dalla Corte di appello, D.G.F. , articolando quattro motivi di annullamento.

Resiste con controricorso C.A. .

Ragioni della decisione

1. Il primo ed il secondo motivo di ricorso si prestano a trattazione congiunta perché entrambi sono diretti a censurare l’impugnato provvedimento per violazione di legge, anche processuale, in relazione all’art. 337 ter c.c., e art. 132 c.p.c., ed agli artt. 2, 3, 29 e 30 Cost., per assunta lesione del diritto alla bigenitorialità.

Il ricorrente si duole che il provvedimento impugnato non preveda tempi di permanenza infrasettimanali della figlia presso il padre e quindi di frequentazione con la minore in misura tendenzialmente paritetica rispetto a quelli di permanenza presso il genitore collocatario, sì da consentire, nella stabilita congrua assiduità dei rapporti, anche, l’esercizio della comune responsabilità genitoriale.

La tenera età della figlia, nata il (omissis) , non sarebbe stata di ostacolo all’incremento del tempo di frequentazione tra padre e figlia, avendo da tempo la giurisprudenza riconosciuto il rilievo assunto da una più assidua e consistente disciplina del tempo di permanenza del figlio presso il padre, là dove essa intervenga in caso di tenera età del minore e tanto nella finalità assolta di consentire l’instaurarsi di un solido legame tra padre e figlio.

La Corte di merito avrebbe omesso ogni indicazione di elementi espressivi della inidoneità genitoriale del ricorrente tali da giustificare i disciplinati ristretti tempi di visita.

I motivi sono fondati nei termini di seguito precisati.

Questa Corte di legittimità ha più volte affermato che, nell’interesse superiore del minore, va assicurato il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, nel dovere dei primi di cooperare nell’assistenza, educazione ed istruzione (ex multis: Cass. 23/09/2015 n. 18817; Cass. 22/05/2014 n. 11412).

La lettura riservata dalla giurisprudenza di legittimità al superiore interesse della prole, atteso il preminente diritto del minore ad una crescita sana ed equilibrata, si è spinta a ritenere giustificata l’adozione, in un contesto di affidamento, di provvedimenti contenitivi o restrittivi di diritti individuali di libertà dei genitori, nell’apprezzato loro carattere recessivo rispetto all’interesse preminente del minore (Cass. 24/05/2018 n. 12954; Cass. 04/11/2013 n. 24683).

L’orientamento è confortato nelle sue affermazioni di principio dalla giurisprudenza di fonte convenzionale là dove la Corte Edu, chiamata a pronunciare sul rispetto della vita familiare di cui all’art. 8 della CEDU, pur riconoscendo all’autorità giudiziaria ampia libertà in materia di diritto di affidamento, evidenzia la necessità di un più rigoroso controllo sulle “restrizioni supplementari”, tali intendendo quelle apportate dalle autorità al diritto di visita dei genitori, e sulle garanzie giuridiche destinate ad assicurare la protezione effettiva del diritto dei genitori e dei figli al rispetto della loro vita famigliare.

Le “restrizioni supplementari” comportano, invero, il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio in tenera età e uno dei genitori o entrambi, pregiudicando il preminente interesse del minore (Corte EDU, 09/02/2017, Solarino c. Italia).

La Corte di Strasburgo chiama le autorità nazionali – nella materia in questione – ad adottare tutte le misure che era ragionevolmente possibile attendersi da loro per mantenere i legami tra il genitore e i suoi figli (Corte EDU, 17/11/2015, Bondavalli c. Italia; Corte EDU, 23/02/2017, D’Alconzo c. Italia), nella premessa che “per un genitore e suo figlio, stare insieme costituisce un elemento fondamentale della vita famigliare (Kutzner c. Germania, n. 46544/99, 5 58, CEDU 2002) e che delle misure interne che lo impediscano costituiscono una ingerenza nel diritto protetto dall’art. 8 della Convenzione (K. e T. c. Finlandia (GC), n. 25702/94, 5 151, CEDU 2001 VII)” (par. 55 Corte EDU, 23/02/2017).

Con l’ulteriore precisazione che in un quadro di osservanza e rispetto della frequentazione tra genitore e figlio, gli obblighi positivi da adottarsi dalle autorità degli Stati nazionali, per garantire effettività della vita privata o familiare nei termini di cui all’art. 8 della Convenzione Edu, non si limitano al controllo che il bambino possa incontrare il proprio genitore o avere contatti con lui, ma includono l’insieme delle misure preparatorie che, non automatiche e stereotipate, permettono di raggiungere questo risultato, nella preliminare esigenza che le misure deputate a riavvicinare il genitore al figlio rispondano a rapida attuazione, perché il trascorrere del tempo può avere delle conseguenze irrimediabili sulle relazioni tra il fanciullo e quello dei genitori che non vive con lui (Corte EDU 29/01/2013, Lombardo c/ Italia).

Nel caso di specie, la Corte di appello, dopo avere ritenuto che la minore “abbisogna di mantenere e semmai intensificare i rapporti con il padre, ma ciò in maniera del tutto graduale”, ha, poi, con motivazione praticamente assente, dato acritica conferma ai provvedimenti, emessi dal giudice di primo grado di cui ha apprezzato equilibrio e conformità agli interessi del minore, senza tenere in alcun conto le critiche mosse dal padre con l’atto di impugnazione.

Rileva questo Collegio, tenendo conto anche della conflittualità tra i genitori, che non lasciava presagire possibilità di soluzioni diverse concordate, che manca del tutto per il segnalato passaggio una specifica motivazione in ordine alle eventuali ragioni che hanno indotto la Corte di merito ad escludere una frequentazione infrasettimanale con il padre nella inosservanza del principio della bigenitorialità segnato, nei suoi pieni contenuti, dalla interlocuzione tra giudici nazionali e della Corte di Strasburgo.

È invero nulla, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, la motivazione solo apparente, che non costituisce espressione di un autonomo processo deliberativo, quale la decisione di appello motivata “per relationem” a quella di primo grado, attraverso una generica condivisione della ricostruzione in fatto e delle argomentazioni svolte dal primo giudice, senza alcun esame critico delle stesse in base ai motivi di gravame e che non lasci in evidenza, nella combinata lettura di entrambe le sentenze, un percorso argomentativo esaustivo e coerente (Cass. 05/11/2018 n. 28139; Cass. 21/09/2017 n. 22022).

2. Si lasciano apprezzare come fondati anche il terzo ed il quarto motivo di ricorso con cui si fa valere la violazione dell’art. 132 c.p.c., e l’omesso esame ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, di un fatto decisivo per la controversia.

Vero è infatti che la Corte di appello omette del tutto di prendere in esame quale fatto decisivo per la controversia la condotta ostracistica della madre, posta a fondamento del ricorso ex art. 709 ter c.p.c., su cui non impegna parola alcuna, affidandosi invece all’adozione della formula, generica, di rigetto di “tutte le richieste formulate dalle parti”.

E tanto, pur trattandosi di una condotta gravemente lesiva del diritto del minore alla bigenitorialità, garanzia di stabile consuetudine di vita e di ferme relazioni affettive con entrambi.

I giudici di appello anche in questo caso non evidenziano le ragioni di indegnità o di incapacità del padre di prendersi cura della figlia, mancando nel contempo di apprezzare, avuto riguardo alla posizione del genitore collocatario, che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l’altro genitore a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e sana.

3. Il ricorso va pertanto accolto con rinvio alla Corte di appello di Messina che in altra composizione provvederà ad attenersi agli indicati principi, liquidando altresì le spese per il giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie i motivi di ricorso, nei sensi di cui in motivazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Messina, sezione per i minorenni, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Dispone che ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.


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2 Commenti

  1. l Tempo (ed. Nazionale) del 31/03/19 pag. 21
    Letteredelladomenica
    Giustizia
    I problemi dell’affido condiviso
    Gentile direttore, il Tribunale di Catanzaro ha recentemente posto i casi in cui è possibile sentenziare l’affido condiviso (a secondo dell’età del minore, degli impegni lavorativi di ciascun genitore, della disponibilità di un’abitazione dignitosa per la crescita dei figli).Ciò è in parte condivisibile. V’è da rilevare che l’età del figlio non conta potendosi procedere anche in età superiore ai 18 anni (periodo universitario) cosi come in età infantile. Se uno dei due genitori non lavora poi questi avrà maggiore spazio nelle frequentazioni col figlio. La procedibilità sarà fattiva maggiormente in presenza di una vicinanza delle abitazioni dei due genitori. Silvio Pammelati (Roma)

  2. Finalmente! Grazie per le informazioni sempre attuali e precise. La legge per tutti io vi seguo sempre. I diritti dei padri devono essere tutelati. Non è possibile che sia sempre e solo la mamma quella che ha maggiori diritti nella coppia quando l’amore finisce e la coppia decide di porre fine al matrimonio. Io amo mio figlio e non potrei immaginare la mia vita senza di lui. E’ la ragione per cui mi sveglio ogni giorno e vado a lavorare, voglio garantirgli un futuro sereno e pieno di gioia, anche se l’amore con la sua mamma è finito …o forse non c’è mai stato… Ma queste questioni prescindono dalla coppia. Il bambino ha bisogno del suo papà per una crescita serena e credo che i genitori non dovrebbero mai coinvolgere i figli nelle loro questioni personali. L’interesse dei figli è PRIMARIO!

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