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La separazione per colpa

2 Maggio 2019 | Autore:
La separazione per colpa

Separazione con addebito: cos’è e come funziona? Conseguenze legali dell’addebito: quali sono? L’addebito può essere revocato? Si può chiedere il risarcimento?

Che l’amore sia eterno oramai è una leggenda a cui nessuno più crede; pertanto, è meglio mettere in conto sin da subito che l’idillio possa finire. D’altronde, si dice che solo le grandi storie d’amore finiscano, a volte anche in maniera eclatante e inaspettata. Certo, è sempre bene mantenere toni pacati e comportamenti civili, in modo da evitare di passare dalla parte del torto. Per il resto, c’è il tuo avvocato divorzista di fiducia, il quale proverà a condurti sano e salvo fino alla fine della tormentata separazione. La legge, proprio in previsione delle possibili responsabilità che a volte gravano in maniera preponderante solamente su uno dei coniugi, ha previsto la separazione per colpa. Probabilmente avrai sentito parlare di separazione con addebito: ebbene, l’addebito altro non è che il riconoscimento “ufficiale”, da parte del giudice, che la responsabilità del naufragio del matrimonio è imputabile esclusivamente ad una delle parti. Classico esempio è quello del marito fedifrago, al quale potrà essere addebitata la separazione se il tradimento è stata la causa (e non la conseguenza) della fine del rapporto. Il punto è che l’addebito non è una mera e formale attribuzione di colpa: ad esso conseguono precise ripercussioni di natura giuridica. Approfondiamo l’argomento e vediamo cos’è e come funziona la separazione per colpa.

Separazione: cos’è?

Prima di addentrarci nello spinoso tema della separazione per colpa, vediamo, in modo breve e comprensibile, cos’è la separazione personale dei coniugi. Con tale istituto le parti unite da matrimonio possono chiedere al giudice di allentare (non sciogliere) il vincolo giuridico che li lega.

In altre parole, con la separazione personale i coniugi restano ancora tali, non riacquistando la libertà di stato; la loro unione, tuttavia, subisce un affievolimento, con conseguente venir meno di numerosi obblighi imposti dal matrimonio: due su tutti, quello alla coabitazione e alla fedeltà.

I coniugi separati, quindi, sono ancora sposati e tra loro sussistono reciproci diritti e doveri: pensa al mantenimento che si deve versare a favore del coniuge economicamente non indipendente. Nei confronti dei figli, invece, permangono intatti tutti gli obblighi.

Come si chiede la separazione personale?

La separazione può essere chiesta da ciascun coniuge ogni volta che si verificano fatti, anche indipendentemente dalla volontà dei coniugi, tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole [1].

Per separarsi, quindi, non occorre un episodio specifico (il classico tradimento), essendo sufficiente che tra marito e moglie non ci siano più le condizioni per proseguire la vita insieme.

Per potersi separare, è possibile optare per una di queste tre strade:

  • il ricorso al tribunale territorialmente competente;
  • la negoziazione assistita tra avvocati;
  • l’accordo presso l’ufficio dello Stato civile.

La separazione dei coniugi in tribunale

La separazione personale si può ottenere rivolgendosi al giudice con apposito ricorso: si parla in questo caso di separazione giudiziale.

Quando i coniugi sono d’accordo sulle condizioni della separazione (ad esempio, sull’affidamento della prole, l’assegnazione della casa familiare o il versamento dell’assegno di mantenimento), entrambi possono presentare congiuntamente un ricorso in cui è contenuto un accordo da sottoporre al vaglio del giudice: se questi ritiene che le condizioni in esso previste sono conformi a legge e, soprattutto, all’interesse dei figli minori, allora omologa l’accordo, il quale sarà a tutti gli effetti vincolante come una vera e propria sentenza. In questa evenienza si parla di separazione consensuale.

La separazione mediante negoziazione assistita

È possibile separarsi anche senza ricorrere al giudice, avvalendosi solamente dell’assistenza degli avvocati: si tratta della negoziazione assistita, cioè di quella procedura che consente ai coniugi di raggiungere un accordo tra loro con l’aiuto degli avvocati.

Il procedimento di separazione mediante negoziazione assistita prevede comunque l’intervento dell’autorità giudiziaria. Nello specifico:

  • se non vi sono figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo raggiunto a seguito di negoziazione assistita deve essere trasmesso al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente il  quale, se non ravvisa irregolarità, comunica agli avvocati il proprio nullaosta;
  • se, invece, vi sono figli  minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave  ovvero economicamente non autosufficienti, l’accordo va trasmesso entro dieci giorni al procuratore della Repubblica presso il tribunale competente. Questi, se ritiene che l’accordo risponde all’interesse dei figli, lo autorizza; in caso contrario, lo trasmette entro cinque giorni al presidente del  tribunale, che fissa, entro i successivi trenta giorni, la comparizione delle parti.

La separazione presso l’ufficio dello Stato civile

Infine, la legge consente di modificare le condizioni di separazione mediante una semplice dichiarazione resa davanti all’ufficiale dello stato civile (il sindaco o suo delegato). Si tratta di una procedura ancora più rapida ed economica, in quanto l’assistenza di un avvocato è meramente facoltativa.

Le dichiarazioni rese dai coniugi vengono raccolte dall’ufficiale dello Stato civile, il quale provvede ad effettuare le dovute annotazione negli atti di matrimonio. La legge, però, impedisce ai coniugi di ricorrere a questa procedura per la separazione quando:

  • nell’accordo sono presenti trasferimenti immobiliari (tipo concessione o donazione di un’abitazione; sono possibili, invece, le revisioni dell’assegno di mantenimento);
  • vi siano figli minorenni, oppure maggiorenni  incapaci di intendere e volere, portatori di handicap o non economicamente autosufficienti.

Separazione con addebito: cos’è?

Come anticipato nell’introduzione, in sede di separazione personale uno dei coniugi può chiedere che la separazione sia addebitata all’altro: l’addebito consiste nell’attribuzione della responsabilità della fine dell’unione. Ora, poiché la separazione mediante negoziazione assistita oppure mediante dichiarazione resa all’ufficiale di Stato civile presuppone un accordo tra le parti, è evidente che la separazione per colpa può essere dichiarata solamente in sede giudiziale.

È lo stesso Codice civile a dire che il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio.

Addebito della separazione: quali sono le cause?

La separazione con colpa può essere dichiarata dal giudice quando:

  • il coniuge ricorrente ne abbia fatto esplicita richiesta;
  • sussistano oggettive responsabilità in capo all’altra parte.

Perché si possa addebitare una separazione è necessario che a uno dei coniugi siano riferibili comportamenti coscienti e volontari che hanno dato causa alla separazione.

Sono rilevanti tutte le violazioni degli obblighi sanciti dalla legge, come ad esempio:

  • l’infedeltà;
  • i maltrattamenti; l’opposizione di un genitore alle visite del figlio ai suoceri;
  • l’opposizione immotivata di un coniuge a che l’altro svolga un’attività lavorativa;
  • l’ingiustificato rifiuto di aiuto o conforto spirituale;
  • l’ingiustificato rifiuto dei rapporti sessuali;
  • il grave stato di infermità non reversibile di uno dei coniugi.

È importante che la condotta lesiva dei doveri coniugali sia stata la causa e non la conseguenza della crisi.

Ad esempio, la giurisprudenza della Corte di Cassazione è praticamente unanime nel sostenere che, nel caso di inosservanza dell’obbligo di fedeltà, è onere del coniuge tradito dimostrare la condotta colpevole dell’altro, nonché la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza. Al contrario, è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà [2].

Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, ti invito a leggere il mio articolo sulle conseguenze legali del tradimento.

Separazione per colpa: conseguenze legali

Abbiamo spiegato cos’è la separazione personale nonché quando e come chiedere la separazione per colpa. Si potrebbe erroneamente pensare che l’addebito sia una specie di “ramanzina” che il giudice muove al coniuge responsabile della crisi matrimoniale; un rimprovero e nulla più. In realtà, non è così: l’addebito della separazione comporta precise conseguenze legali.

Il coniuge al quale è stata addebitata la separazione perde il diritto al mantenimento, il quale non gli sarà dovuto dall’altro nemmeno se versa in obiettive condizioni di difficoltà. Continuano a spettargli, invece, gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento in quanto servono solamente a garantire i mezzi minimi di sopravvivenza.

Il coniuge a cui è attribuita la separazione per colpa perde altresì i diritti successori nei riguardi del coniuge: in altre parole, il partner a cui è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte. Si tratta di una conseguenza che, in assenza di addebito, si verifica solamente dopo la sentenza di divorzio.

Separazione per colpa: si può chiedere il risarcimento?

Eccezionalmente, quando la colpa del coniuge è talmente grave da aver leso l’onore e la reputazione del partner, oppure da avergli cagionato un vero e proprio pregiudizio (ad esempio, psicologico), è possibile ottenere, oltre che l’addebito, anche il contestuale riconoscimento del risarcimento dei danni.

Secondo la Suprema Corte, infatti, i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione.

Di conseguenza, la palese violazione di tali obblighi, se cagiona la lesione di diritti costituzionalmente protetti, può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo a un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali[3].

Addebito separazione: si può revocare?

È possibile revocare l’addebito attribuito dalla sentenza di separazione? Facciamo questo esempio. Tizio ha tradito Caia, sua moglie, venendo così meno al dovere di fedeltà coniugale. A seguito di ciò, Caia chiede la separazione con addebito. Tizio, sentito dal giudice, ammette di aver tradito Caia, ma dice che la propria “scappatella” è giustificata da una crisi coniugale che affonda le radici nel passato e, più precisamente, a quando Caia, anni prima, lo aveva tradito. Non avendo nessuna prova del precedente tradimento di Caia, il giudice dà ragione alla moglie e addebita la separazione a Tizio. Dopo un po’ di tempo dalla sentenza, Tizio trova la prova inconfutabile del tradimento della moglie; può rivolgersi al giudice per chiedere la revoca dell’addebito?

Ebbene, la sentenza di separazione personale dei coniuge è, come ogni altra, impugnabile: ciò significa che è possibile fare appello innanzi ad altro giudice. In sede di gravame sarà sicuramente possibile contestare le condizioni della separazione e, nello specifico, chiedere la revoca della separazione per colpa.

Se, invece, sono passati molti anni dalla separazione, la sentenza non sarà più appellabile e, pertanto, non sarà più possibile revocare l’addebito. Questo risultato non sarebbe ottenibile presentando un ricorso per la modifica delle condizioni della separazione, poiché tale strumento consente la variazione delle statuizioni soggette a mutamento nel corso del tempo (pensa alla richiesta di revoca dell’assegno di mantenimento, giustificata dal fatto che, dopo la separazione, la moglie ha trovato lavoro ed è quindi inutile che il marito la mantenga). Non è possibile chiedere la revoca dell’addebito nemmeno in sede di divorzio.

Pertanto, decorsi i termini per l’appello, resta solo la possibilità di proporre (ove ne sussistano i presupposti) una domanda di revocazione della sentenza [4]: tale strumento consente di impugnare sentenze pronunciate in primo grado o in grado di appello anche se passate in giudicato al fine di ottenere una nuova valutazione del caso, in base a prove di cui il giudice non aveva potuto tenere conto in precedenza.


note

[1] Art. 151 cod. civ.

[2]Cass., sent. n. 2059 del 14.02.2012.

[3] Cass., sent. n. 18853/2011.

[4] Artt. 395 ss. cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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