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Tassazione transazione lavoro

8 Aprile 2019
Tassazione transazione lavoro

Rientra nella stessa categoria dei redditi il risarcimento al lavoratore che li ha perduti.

Occhio a quando ti troverai, con il tuo datore di lavoro, a parlare di risarcimento danni e di rimborso degli arretrati dello stipendio. Alcune di queste somme, infatti, potrebbero essere soggette a tassazione: dovrai cioè “denunciarle” al fisco e vi pagherai le tasse. Il che significa che, per sapere quanto ti resterà in tasca al netto delle imposte, dovrai conoscere anche alcuni dei più importanti principi che regolano questa materia. Principi assai semplici, in verità, che una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha chiarito [1]. La pronuncia in commento spiega come funziona la tassazione transazione lavoro, ossia quante tasse si pagano sul risarcimento danni ricevuto dall’azienda.

Di tanto parleremo qui di seguito affinché tu possa sapere, prima ancora di sederti al tavolo delle trattative con l’azienda tua datrice di lavoro, quali sono i tuoi obblighi di contribuente che scatteranno con la successiva dichiarazione dei redditi. Ed allora, se vuoi davvero conoscere qual è la tassazione di una transazione di lavoro, ecco alcuni importanti suggerimenti.

Transazione: cos’è?

Quando apri una vertenza legale con l’azienda non devi necessariamente rivolgerti al giudice per risolverla, così come, se già lo hai fatto, non sei tenuto ad attendere la sentenza per poter chiudere la questione: puoi sempre trovare prima un accordo con la controparte. Questo accordo, che riveste la forma di un contratto vero e proprio, viene detto «transazione». La transazione è quindi il modo che hanno le parti per addivenire a una soluzione bonaria, che tenga conto delle reciproche posizioni, in modo da evitare lo scontro frontale.

La transazione viene detta giudiziale quando avviene in corso di causa, nel verbale di udienza, davanti al giudice: in tal caso, essa viene sacramentata in un atto pubblico e, in caso di inadempimento, autorizza l’avvio di un pignoramento (è il cosiddetto “titolo esecutivo”).

La transazione viene invece detta stragiudiziale se viene sottoscritta fuori dal tribunale, ad esempio davanti ai sindacati o alla direzione territoriale del lavoro. Spesso le transazioni vengono firmate allo studio degli avvocati anche se, per maggior prudenza, è sempre meglio recarsi presso una delle “sedi protette” appena indicate.

A che serve la transazione?

Con la transazione si stabiliscono per iscritto tutti i punti dell’accordo raggiunto dalle parti, accordo che viene così a sostituirsi alla decisione del giudice. Ad esempio, se un lavoratore assume di aver subito un licenziamento illegittimo, davanti all’Ispettorato del lavoro potrà far valere le proprie contestazioni prima ancora di imbarcarsi in una causa, in tal modo potendo trovare un’intesa in tempi brevi e senza costi elevati. Peraltro il verbale dell’Ispettorato avrà lo stesso valore di una sentenza (è cioè titolo esecutivo). Così, se le parti si metteranno d’accordo, con l’atto di transazione viene fissata la misura del risarcimento da accordare al dipendente. Lo stesso dicasi per un lavoratore a cui non sono stati pagati gli stipendi o il Tfr.

Transazione lavoro: come viene tassato il risarcimento?

La giurisprudenza ha da sempre fissato un principio abbastanza semplice per stabilire quale sia la tassazione delle transazioni di lavoro. E questo principio è lo stesso di quello previsto per la tassazione del risarcimento danni in causa di lavoro (ossia quella sulle somme riconosciute dal giudice con la sentenza). In pratica la regola è la seguente:

  • le somme riconosciute a titolo di lucro cessante vengono tassate;
  • le somme invece riconosciute a titolo di risarcimento del danno emergente non vengono tassate.

Il lucro cessante è diretto a reintegrare una perdita di redditi: si pensi al lavoratore che, per colpa di un infortunio sul lavoro, non ha potuto percepire stipendi. Esso va a risarcire i guadagni mancati ossia tutte le somme che, altrimenti, la vittima avrebbe percepito come ricavi per la propria attività lavorativa. Pertanto il lucro cessante,  sostituendo un reddito, deve essere tassato alla pari di questo.

Invece il risarcimento del danno emergente va a reintegrare delle perdite subite (ad esempio le spese mediche); dunque tali somme, poiché non costituiscono una ricchezza nuova, non devono essere tassate.

In sintesi, conclude la Cassazione, sia nel caso di provvedimento del giudice che di transazione/conciliazione stragiudiziale, sono escluse dalla tassazione solo le somme che hanno natura di «danno emergente», diretto alla reintegrazione patrimoniale. Mentre invece quelle erogate a titolo di «lucro cessante» sono soggette all’aliquota Irpef applicabile al lavoratore in base alla sua dichiarazione dei redditi conseguiti nello stesso anno.

Risarcimento del danno: cosa scrivere nell’atto di transazione per non essere tassati

Il lavoratore che non vuole subire la tassazione delle somme percepite a titolo di risarcimento del danno da parte dell’azienda dovrà quindi fare molta attenzione a ciò che viene scritto nell’atto di transazione. Difatti, se il riferimento testuale è al Tfr o agli stipendi, tali somme vengono automaticamente sottoposte a tassazione. Viceversa, se c’è un riferimento puntuale a un risarcimento di un danno emergente gli importi sono esentasse.


note

[1] CTR Lazio, sent. n. 383/19.


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