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Contratto di convivenza: la guida per le coppie non sposate

6 Maggio 2019 | Autore:
Contratto di convivenza: la guida per le coppie non sposate

Come registrare il rapporto di una coppia di fatto affinché abbia un valore legale. Il ruolo del notaio o dell’avvocato. Cosa comporta e come si risolve.

Che piaccia o non piaccia agli ultraconservatori, da tempo le coppie di fatto non sono più un fenomeno sociale isolato ma una realtà consolidata. Molti giovani (e meno giovani, magari usciti da un matrimonio fallito e senza voglia di ripetere l’esperienza) decidono di adottare questa formula anziché passare dall’altare o dall’ufficiale dell’anagrafe per pronunciare il fatidico sì. Se lo dicono tra loro, mettono su casa e cominciano la loro vita insieme. Tuttavia, ci sono degli aspetti legali che portano necessariamente a stipulare un contratto di convivenza.

Un elenco di diritti e doveri che, soprattutto all’inizio, può sembrare superfluo a chi ha i cuoricini al posto degli occhi ma che con il tempo, bene o male che vadano le cose, si rendono necessari. Può essere utile, allora, a chi sta per firmare o ancora non conosce il contratto di convivenza: la guida per le coppie non sposate. Questo accordo è l’unico documento che regola la convivenza di una coppia di fatto, non essendoci di mezzo un matrimonio. Deve essere fatto per iscritto con atto pubblico o scrittura privata ed autenticato da un notaio, pena la nullità.

Il contratto di convivenza approfondisce ulteriori diritti e doveri oltre a quelli già acquisiti quando la coppia di fatto si registra formalmente come tale all’ufficio anagrafe del Comune in cui risiede. Ma non concede ai partner tutti i diritti acquisiti dal matrimonio, come può essere quello che riguarda l’eredità.

Vediamo, allora, la guida al contratto di convivenza per le coppie non sposate.

Coppia di fatto: che cos’è?

Conviene, forse, cominciare proprio da qui, dalla definizione di una coppia di fatto. Perché, contrariamente a ciò che si può pensare, non basta trasferire le proprie cose in una casa in comune, «andare a vivere insieme» per formalizzare una coppia di fatto.

Non ci vuole necessariamente un contratto di convivenza ma un minimo di «nero su bianco» sì che ci vuole. Altrimenti, si parla di due persone che vivono insieme, che hanno la residenza insieme (se la stabiliscono entrambi in quella casa) e basta.

Si può dire, dunque, che una coppia di fatto è quella formata da due persone maggiorenni, stabilmente legate da un vincolo sentimentale e di reciproca assistenza morale e materiale ma non da un legame matrimoniale o di unione civile. E, soprattutto, che hanno fatto un’apposita dichiarazione all’ufficio anagrafe del Comune di residenza di persona o tramite posta elettronica o fax. Solo così si diventa coppia di fatto e non semplici coinquilini, tanto per dire.

Nessuno dei due deve avere un legame matrimoniale in corso. Significa che se uno dei partner è stato precedentemente sposato, per poter formare una coppia di fatto non basta la separazione legale: ci vuole il divorzio.

Coppia di fatto: quali diritti senza contratto di convivenza?

Quando la coppia di fatto si registra all’anagrafe comunale, acquisisce alcuni diritti senza bisogno di sottoscrivere il contratto di convivenza, anche se quest’ultimo, come vedremo, offrirà maggiori garanzie.

Il riconoscimento della convivenza di fatto, ad esempio, comporta il diritto di assistere il partner in caso di malattia o di ricovero. Significa che si ha diritto di visita e di accesso alle informazioni personali del paziente come previsto per i coniugi o per i parenti. Inoltre, il convivente ha la facoltà di decidere (se c’è un accordo previo nella coppia) che cosa fare quando l’altro è in punto di morte e, a decesso avvenuto, se donare o meno gli organi, come celebrare il funerale, se optare per la sepoltura tradizionale o per la cremazione, ecc.

L’iscrizione della coppia di fatto all’anagrafe concede anche dei diritti per quanto riguarda la casa. Ad esempio, se muore il proprietario dell’abitazione in cui abitano i due partner, il convivente superstite può continuare a viverci per 2 anni o per un periodo uguale al tempo di convivenza se è durato più di 2 anni ma non per più di 5 anni. Se il superstite vive con un figlio minorenne o disabile, può continuare ad occupare la casa per un periodo non inferiore ai 3 anni.

Se, invece, la coppia vive in affitto, in caso di morte della persona a cui è intestato il contratto il partner ha il diritto di succedergli nella locazione.

Altri diritti della coppia di fatto sono:

  • il diritto al risarcimento di un danno che spetta al coniuge superstite quando uno dei conviventi muore a causa di un fatto illecito di un terzo (un incidente stradale, un caso di malasanità, ecc.);
  • il diritto a partecipare alla gestione e agli utili di impresa familiare del convivente, ai beni acquistati con quegli utili e agli incrementi dell’azienda in proporzione al lavoro svolto;
  • il diritto di ricevere gli alimenti dall’ex convivente in caso di cessazione della convivenza, nel caso in cui il partner si trovi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento;
  • il diritto di denunciare l’altro convivente per il reato di maltrattamenti in famiglia;
  • il diritto di visita e di affidamento condiviso dei figli nel caso di rottura del rapporto;
  • il diritto di ricevere dal partner il contributo economico necessario al mantenimento della coppia o della famiglia. In caso contrario, scatta la violazione degli obblighi familiari anche se non c’è di mezzo un legame matrimoniale.

Contratto di convivenza: che cos’è?

Il contratto di convivenza è stato introdotto nel nostro ordinamento dalla legge Cirinnà [1]. Presuppone un passo avanti rispetto al semplice rapporto di coppia di fatto. Si tratta di un vero e proprio contratto, appunto, in cui vengono fissati diritti e doveri dei due partner che decidono di vivere insieme senza sposarsi. Deve essere sottoscritto come atto pubblico a pena di nullità e può essere stipulato prima o durante la convivenza sia dalle coppie eterosessuali sia da quelle omosessuali.

Contratto di convivenza: che cosa stabilisce?

Il contratto di convivenza sancisce aspetti come:

  • il luogo di residenza della coppia;
  • il modo in cui ciascuno dei partner contribuisce al mantenimento della coppia;
  • il regime patrimoniale che regola il rapporto (comunione o separazione dei beni).

Più nel dettaglio, è possibile fissare attraverso questo documento le regole su:

  • le modalità con cui si deve partecipare alle spese comuni o l’attività domestica ed extra-domestica;
  • l’attribuzione della proprietà dei beni acquistati durante la convivenza, a seconda del regime patrimoniale scelto;
  • il modo in cui può essere utilizzata la casa in cui abita la coppia, indipendentemente dal fatto che sia di proprietà di uno dei due o di entrambi o che ci sia un contratto di affitto;
  • il reciproco rapporto patrimoniale in caso di cessazione di convivenza per evitare di scomodare i tribunali;
  • la possibilità di assistenza reciproca in caso di malattia fisica o psichica;
  • l’eventuale designazione di un amministratore di sostegno per uno dei due partner;
  • gli obblighi inerenti l’istruzione e l’educazione dei figli.

Contratto di convivenza: qual è il suo valore giuridico?

Chi sottoscrive un contratto di convivenza deve accettare tutti gli obblighi giuridici che comporta tale accordo. Significa che violare una delle clausole del contratto può comportare una denuncia in tribunale da parte del partner per chiedere un risarcimento o per ottenere che vengano rispettati i suoi diritti.

Contratto di convivenza: quando è nullo?

Affinché un contratto di convivenza sia legalmente valido, deve essere autenticato da un notaio o da un avvocato. Il professionista scelto dovrà iscriverlo entro 10 giorni dalla stipula presso l’anagrafe del Comune di residenza della coppia di persona, via fax o tramite posta ordinaria o elettronica. Altrimenti, sarà carta straccia.

L’iscrizione, però, avverrà soltanto dopo che il notaio o l’avvocato abbia verificato che il contratto sia conforme alle norme e all’ordine pubblico e che non sia sottoposto a termini o condizioni.

Il contratto può essere nullo anche quando viene sottoscritto:

  • da un minorenne;
  • da una persona interdetta;
  • da una persona condannata per omicidio testato o consumato del coniuge del partner;
  • da due persone non conviventi;
  • da chi ha già un contratto di convivenza o di unione civile;
  • da chi è ancora legalmente sposato.

Contratto di convivenza: quanto dura?

Si potrebbe dire, anche se non si è sull’altare, «finché morte non ci separi»? Il contratto di convivenza non comporta un vincolo di legame come un matrimonio religioso ma il concetto è molto simile. La durata dell’accordo è pari a quella della convivenza stessa.

Tuttavia, ci sono alcune clausole che entrano in vigore soltanto dopo che la vita insieme si è conclusa. Ad esempio, quelle che riguardano le questioni patrimoniali dopo la separazione, il rapporto con i figli, la divisione dei beni comuni, ecc.

Il contratto può essere risolto in questi casi:

  • per comune accordo dei due conviventi;
  • per decisione di uno dei due partner;
  • in caso di matrimonio o di unione civile di uno dei conviventi o tra di loro;
  • in caso di morte di uno dei conviventi.

Anche in caso di risoluzione del contratto entra in gioco il notaio o l’avvocato: affinché abbia valore legale, deve essere sottoscritta tramite un professionista che provvederà ad autenticarla.

Facsimile contratto di convivenza

Ecco un esempio di come può essere stipulato un contratto di convivenza:

Accordo di convivenza ex l. 76/2016

Tra

_______________, nato a ______________, il _____________ e residente in _______________, via _____________________ n. __ , codice fiscale ______________________, professione ______________,

e

_______________, nato a ______________, il _____________ e residente in _______________, via _____________________ n. __, codice fiscale ______________________, professione ______________,

assistiti dal notaio (o avvocato) _____________________ con studio in _______________.

Convengono e stipulano quanto segue

_____________ e _____________, entrambi maggiorenni, convivono di fatto in _______________, via _______________ n. _____ e intendono formalizzare la loro vita in comune.

Né ________________ né _______________ sono vincolati ad altra persona da un contratto di convivenza, un’unione civile o un vincolo matrimoniale.

Né ________________ né _______________ hanno subito condanna per il delitto di cui all’articolo 88 del Codice civile.

Né ________________ né _______________ sono interdetti giudizialmente.

Le parti fissano la loro residenza comune in ________________, via ______________ n. _____

Alle necessità della vita in comune ______________ e ______________, in relazione alle rispettive alla capacità di lavoro professionale o casalingo, contribuiranno nella seguente misura: ___________________

________________ e _______________ optano per il regime patrimoniale della comunione dei beni, di cui alla sezione III del capo VI del titolo VI del libro primo del Codice civile/ per il regime patrimoniale della separazione dei beni, di cui alla sezione V del capo VI del titolo VI del libro primo del Codice civile.

Luogo, data

Firme parti

Con la sottoscrizione della presente, il notaio (o avvocato) ______________ autentica le precedenti firme e la conformità del presente contratto alle norme imperative e all’ordine pubblico.

Firma del notaio o dell’avvocato.


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