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Animali in autostrada: risarcimenti

9 Aprile 2019
Animali in autostrada: risarcimenti

Cani, mucche e altri animali: la differenza di responsabilità tra l’incidente sull’autostrada e quello in un centro urbano, in una strada comunale, provinciale o regionale. 

Se non ti è mai capitato, non puoi immaginare quanto possa essere pericoloso incontrare un cane in autostrada: la vista improvvisa dell’animale in mezzo alla carreggiata, magari dopo una galleria o dietro una curva, può costringere il conducente a una manovra brusca ed essere causa di un serio incidente stradale. Chi paga i danni che derivano da questo evento? Se il cane è randagio chi ne risponde? La risposta è stata fornita a più riprese dalla giurisprudenza. L’ultima sentenza che affronta il tema dei risarcimenti per animali in autostrada è stata pubblicata dal giudice di pace di Siracusa [1]. Proviamo a vedere cosa dice la legge in questi casi e chi chiamare in causa in ipotesi del genere.

Cani randagi in autostrada: di chi è la responsabilità?

Secondo la sentenza in commento, la società che gestisce le autostrade e ha la concessione del tratto interessato deve risarcire i danni all’auto dopo l’incidente causato dal cane sbucato all’improvviso sulla carreggiata: il pericolo creato dall’insufficienza delle barriere laterali è immanente rispetto all’infrastruttura.

Il concessionario si libera della responsabilità solo se dimostra che il varco nella recinzione si è prodotto per un «caso fortuito», impossibile da prevedere ed evitare nel breve periodo. Ma se il buco c’è già da diverso tempo, tanto che l’amministrazione poteva accorgersene e correre ai ripari, il risarcimento al conducente deve essere sempre garantito.

La responsabilità oggettiva del gestore dell’autostrada

La società che ha la concessione dell’autostrada ha una «responsabilità oggettiva»: risponde cioè anche di quegli eventi che non ha causato direttamente, ma che derivano dalla sua incuria nella manutenzione. La norma che disciplina questa forma di responsabilità, che prescinde da colpa o dolo, è contenuta nel Codice civile [2]: chi ha una cosa in custodia (nella fattispecie l’autostrada) risponde di tutti i danni causati dalla cosa stessa, salvo riesca a dimostrare che il fatto si è verificato per caso fortuito, ossia un evento imprevedibile e inevitabile che non dipende dalla propria sfera. Tale non può essere considerata l’apertura sul guardrail o sulle barriere di recinzione ai margini dell’autostrada: la pericolosità costituita da eventuali randagi, in un contesto dove le auto possono viaggiare a velocità elevata, rende obbligatoria una vigilanza superiore al normale.

Del resto è proprio il Codice della strada [3] a prevedere in modo esplicito la presenza della recinzione lungo tutto il tracciato autostradale.

Ciò rende decisamente più facile chiedere il risarcimento per l’animale sull’autostrada: il danneggiato dovrà infatti dimostrare solo la presenza del quadrupede in mezzo alla corsia di marcia e il conseguente sinistro, con tutti i danni subiti. Non deve cioè provare che la sua presenza era imprevedibile e inevitabile come invece nel caso in cui la sbandata sia stata causata da una macchia d’olio, da uno pneumatico o da qualsiasi altro ostacolo lasciato sulla strada da un altro veicolo.

Anche secondo la Cassazione [4], il gestore autostradale, per andare esente da responsabilità, deve provare il caso fortuito, dimostrando che l’evento verificatosi sia dovuto a fattori accidentali e completamente inevitabili per il custode della cosa. Ad esempio, rappresentano fattori accidentali la rottura della recinzione autostradale ad opera di un vandalo o la presenza di un animale lasciato da una terza persona. Il fatto che la recinzione sia integra nel tratto interessato dall’incidente non può ritenersi sufficiente per esonerare il gestore dell’autostrada dalla responsabilità.

Anche secondo il tribunale di Parma [5], la presenza di un animale selvatico su una carreggiata autostradale costituisce circostanza del tutto imprevedibile per l’automobilista, ancor più se aggravata dall’orario notturno che impedisce l’avvistamento dell’animale, pur essendo la visibilità buona, e dalla mancanza di dispositivi di illuminazione che agevolino  la visibilità ai veicoli in transito. Va quindi dichiarata la responsabilità per danni da cose in custodia della società concessionaria che dovrà pertanto risarcire il danno.

La responsabilità del Comune per il cane sulle strade urbane

Proprio l’alta velocità è l’elemento di differenziazione rispetto alle strade urbane dove la presenza del cane in mezzo alla via difficilmente fa scattare la responsabilità del Comune. Nei centri urbani infatti il conducente deve tenere una velocità più moderata il che gli consente di frenare per tempo.

Come chiarito a riguardo dalla Cassazione, l’automobilista che ha fatto un incidente a causa dell’animale in mezzo alla via può ottenere il risarcimento dall’amministrazione solo se dimostra quale colpa ha avuto, nell’episodio, l’ente locale, ossia che quest’ultimo era stato informato della presenza del randagio e, ciò nonostante, non ha predisposto il servizio di accalappiacani (leggi sul punto Incidente per cane randagio: più difficile il risarcimento). In alcune Regioni, la responsabilità slitta sull’Asl, delegata dalla legge regionale alla prevenzione del fenomeno del randagismo.

Insomma, l’incidente causato da cane segue regole diverse a seconda che si trovi in una strada urbana o statale rispetto a una autostrada.

Incidenti sull’autostrada per pneumatici, ostacoli e macchie d’olio

Il giudice di pace di Siracusa trova spazio anche per fare la differenza tra il regime di risarcimento per animali in autostrada (per il quale, come detto, vige una responsabilità oggettiva a carico della società di concessione) rispetto a quello per gli ostacoli sulla strada (come pneumatici, olio motore o altri oggetti lasciati da altri utenti). In quest’ultimo caso infatti la vittima dell’insidia deve dimostrare che il pericolo era imprevedibile e inevitabile. Per cui è più difficile ottenere il risarcimento.

Diversa l’ipotesi in cui il fattore di rischio è riconducibile all’autostrada in sé, ad esempio al manto stradale o alla segnaletica poco visibile o contraddittoria. Si tratta, d’altronde, d’infrastrutture che per loro natura sono destinate alla percorrenza veloce in sicurezza.

Animali su strade regionali e provinciali

Come per le strade comunali anche per quelle regionali e provinciali, spetta al danneggiato dimostrare l’imprevedibilità dell’animale e la colpa del proprietario della strada.

La legge 142 del 1990 sulle autonomie locali attribuisce alle Province le funzioni amministrative che attengono a determinate materie, fra cui la protezione della fauna selvatica, nelle zone che interessano in parte o per intero il territorio provinciale. La legge 157 del 1992, attribuisce, invece, alle Regioni a statuto ordinario il compito di «emanare norme relative alla gestione ed alla tutela di tutte le specie di fauna selvatica» e dispone che le Province attuino la disciplina regionale in virtù dell’autonomia ad esse attribuita dalla legge statale; non per delega delle Regioni.

Da tali disposizioni emerge che la Regione ha una competenza normativa e che le Province esercitano le funzioni amministrative e di gestione, nell’ambito del loro territorio. Per quanto poi concerne la Regione, alcune leggi regionali hanno attribuito alle Province tutti i compiti rilevanti ai fini della gestione della fauna selvatica.

Pertanto, secondo la Cassazione [6]: «è da ritenere che la responsabilità per i danni a terzi debba essere imputata all’ente, sia esso Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione, ecc., a cui siano stati concretamente affidati i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata».

Nel merito, poi, la Suprema Corte afferma che «la responsabilità per i danni causati dagli animali randagi deve ritenersi disciplinata dalle regole generali della responsabilità per colpa» e non da quella oggettiva. Non è quindi possibile riconoscere una siffatta responsabilità semplicemente sulla base della individuazione dell’ente cui le leggi nazionali e regionali affidano in generale il compito di controllo e gestione del fenomeno del randagismo e neanche quello più specifico di provvedere alla cattura ed alla custodia degli animali randagi, occorrendo la puntuale prova, il cui onere spetta al danneggiato, di una concreta colpa imputabile all’ente (ad esempio perché non ha predisposto la segnaletica con l’indicazione della presenza abituale dell’animale in un determinato luogo).

Da questo caso (delle strade urbane ed extraurbane) si distingue quello della responsabilità (che la giurisprudenza riconosce essere “oggettiva”) dell’ente gestore delle autostrade che deve svolgere, in un’area circoscritta a lui affidata, un’adeguata attività di vigilanza in funzione della prevenzione e della eliminazione delle possibili cause di pericolo per gli utenti.

note

[1] GdP Siracusa, sent. n. 1446/18.

[2] Art. 2051 cod. civ.

[3] Art. 2, co. 2 lettera a) codice strada.

[4] Cass. civ., 12 maggio 2017, n. 11785.

[5] Trib Parma, sent. n. 489/2018.

[6] Cass. sent. n. 13488/2018.

Autore immagine: cane su autostrada di photographerstudio


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