Diritto e Fisco | Articoli

Notifica via Pec: vale l’indirizzo Ini-Pec o il ReGIndE?

9 Aprile 2019
Notifica via Pec: vale l’indirizzo Ini-Pec o il ReGIndE?

Valida la notifica all’account Ini-Pec? Le sentenze della Cassazione tra due opposti orientamenti sulle notifiche a mezzo di posta elettronica certificata.

A quale account di posta elettronica si deve fare la notifica via Pec: vale l’indirizzo Ini-Pec o il ReGindE? I chiarimenti arrivano da due ordinanze ordinanze odierne della Cassazione [1] che rivedono e mettono a tacere le polemiche sollevate qualche settimana fa da una sentenza della Cassazione [2] assai criticata dall’avvocatura secondo cui a valere è solo l’indirizzo risultante dal Registro Generale degli Indirizzi Elettronici. Ma procediamo con ordine e torniamo all’origine della questione.

Nulla la notifica ad un indirizzo PEC non presente nel RegInDE

Lo scorso 8 febbraio 2019, la Cassazione aveva destato non poche polemiche nell’affermare il seguente principio: «la notifica di un atto giudiziario effettuata a mezzo PEC ad un indirizzo non presente nel RegInDE è da considerarsi nulla».

«Il domicilio digitale, corrisponde all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest’ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGindE) gestito dal Ministero della giustizia. Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali ed idoneo a garantire l’effettiva difesa, sicché la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile – a seconda dei casi – alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGindE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dal Registro Ini-Pec ossia dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC)».

Tale pronuncia ha generato confusione perché ha negato che tutti gli altri indirizzi contenuti in pubblici registri diversi da quelli inseriti nel ReGindE possano considerarsi un valido domicilio digitale. Stando alla decisione in esame, dunque, sarebbe nulla una notificazione in proprio effettuata ad un indirizzo PEC differente da quello risultante dal Registro Generale degli Indirizzi Elettronici.

Alla luce delle immediate ripercussioni negative che la pronuncia potrebbe determinare sul tema della notifica telematica, il CNF, rivolgendosi al Primo Presidente della Suprema Corte, ha auspicato un intervento idoneo a rimediare quanto accaduto, rendendosi anche disponibile ad assumere le necessarie iniziative.

Differenza tra Ini-Pec e Reginde

Riguardo al Registro Ini-Pec, in esso confluiscono sia gli indirizzi di Pec degli ordini o collegi professionali sia quelli del registro delle imprese. Pertanto, l’indirizzo Pec presente nel RegInDE è necessariamente lo stesso di quello che si rinviene nell’elenco Ini-Pec. Anzi, a ben vedere, quest’ultimo è di contenuto più ampio rispetto al RegInDE.

La conferma della validità del registro RegIndE

Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. La Cassazione, qualche giorno fa, come se nulla fosse, ha riconfermato lo stesso principio [3] sancendo che: «In tema di notificazione a mezzo Pec, l’indirizzo del destinatario al quale va trasmessa la copia informatica dell’atto è, per i soggetti i cui recapiti sono inseriti nel ReGIndE, unicamente quello risultante da tale registro. Ne consegue la nullità della notifica eseguita presso un diverso indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario».

Il cambio di opinione: la validità dell’indirizzo Ini-Pec

Con le due ordinanze di oggi la Cassazione ha sterzato rispetto ai precedenti orientamenti ritenendo invece valida la notifica effettuata all’account Ini-Pec della società destinataria in quanto indirizzo «pubblico informatico» che gli imprenditori hanno l’onere di attivare fin dall’iscrizione al registro della Camera di commercio. E in tutti i procedimenti civili la ricevuta di avvenuta consegna dimostra fino a prova contraria che la Pec è arrivata nella casella mail del destinatario, ma non fa fede fino a querela di falso (difatti tale “certezza pubblica” è propria solo degli atti espressamente indicati dalla legge).

Con la prima delle due pronunce la Corte ha ritenuto valida la notifica del ricorso del fallimento e del decreto con la fissazione dell’udienza prefallimentare effettuato dalla cancelleria all’indirizzo della società risultante dal registro Ini-Pec. È sufficiente far quindi riferimento all’indice degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti istituito dal ministero dello Sviluppo economico per la validità della notifica a mezzo Pec.

La pronuncia sembra andare in senso contrario alla sentenza di qualche settimana fa, che abbiamo commentato poc’anzi.


note

[1] Cass. ord. n. 9893/19 e 9897/19

[2] Cass. sent. n. 3709/19.

[3] Cass. ord. n. 9562/19 del 5.04.2019.

Il domicilio digitale previsto dal DL n. 179/2012, art. 16 sexies, conv. con modif. in L. n. 221 del 2012, come modificato dal DL n. 90/2014, conv., con modif., in L. n. 114 del 2014, corrisponde all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza e che, per il tramite di quest’ultimo, è inserito nel Registro Generale degli Indirizzi Elettronici (ReGIndE) gestito dal Ministero della giustizia. Solo questo indirizzo è qualificato ai fini processuali e idoneo a garantire l’effettiva difesa, sicché la notificazione di un atto giudiziario ad un indirizzo PEC riferibile – a seconda dei casi – alla parte personalmente o al difensore, ma diverso da quello inserito nel ReGIndE, è nulla, restando del tutto irrilevante la circostanza che detto indirizzo risulti dall’Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC).

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 8 febbraio 2019 n. 3709

Il decreto di fissazione dell’udienza, ex art. 380 bis, comma 2, c.p.c., è ritualmente notificato all’indirizzo di posta elettronica certificata del difensore risultante dal Reginde, ai sensi dell’art. 136, comma 2, c.p.c. e dell’art. 16, comma 4, del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. in l. n. 221 del 2012, a nulla rilevando l’eventuale diverso indirizzo PEC indicato negli atti difensivi.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 17 ottobre 2018 n. 25948

Il domicilio digitale a cui notificare gli atti a norma dell’art. 16 sexies D.L. n. 179/2012 coincide con l’indirizzo di posta elettronica certificata tratto dagli elenchi INI PEC ovvero inserito presso il ReGIndE. Tale prescrizione implica un riferimento all’indirizzo di posta elettronica risultante dagli albi professionali in considerazione dell’art. 6 bis, D.Lgs. n. 82/2005, commi 2 bis e 5, per il quale il difensore deve comunicare il proprio indirizzo elettronico all’ordine di appartenenza e quest’ultimo è tenuto poi a inserirlo nei suddetti registri. Ciò è peraltro confermato anche dall’art. 5, legge n. 53/1994, da cui testualmente risulta che l’atto da notificare telematicamente deve essere trasmesso a mezzo posta elettronica certificata “all’indirizzo di posta elettronica che il destinatario ha comunicato al proprio ordine”. Pertanto non può essere fatta valere la nullità della notifica digitale adducendo che l’indirizzo di posta elettronica è stato tratto dall’Albo professionale e non dai registri specifici. D’altra parte neppure mere irregolarità quali l’omessa indicazione del codice fiscale e la mancanza della dizione “notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994” risultano rilevanti ai fini della declaratoria di nullità della notificazione in quanto ciò che rileva è l’effettivo raggiungimento dello scopo della notifica, consistente nella reale conoscenza dell’atto notificato tale per cui risulta possibile esercitare il proprio diritto di difesa.

Corte di cassazione, sezioni Unite civili, sentenza 28 settembre 2018 n. 23620 

In materia di notificazioni al difensore, a seguito dell’introduzione del “domicilio digitale”, corrispondente all’indirizzo PEC che ciascun avvocato ha indicato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza, previsto dall’art. 16 sexies del d.l. n. 179 del 201, conv. con modif. in l. n. 221 del 2012, come modificato dal d.l. n. 90 del 2014, conv., con modif., in l. n. 114 del 2014, la notificazione dell’atto di appello va eseguita all’indirizzo PEC del difensore costituito risultante dal ReGIndE, pur non indicato negli atti dal difensore medesimo, sicché è nulla la notificazione effettuata – ai sensi dell’art. 82 del r.d. n. 37 del 1934 – presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la lite, anche se il destinatario abbia omesso di eleggere il domicilio nel Comune in cui ha sede quest’ultimo, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra anche la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario.

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 8 giugno 2018 n. 14914

La notificazione con modalità telematica, ai sensi degli artt. 3 bis e 11 della l. n. 53 del 1994, deve essere eseguita a pena di nullità presso l’indirizzo PEC risultante dai pubblici elenchi di cui all’art. 16 ter del d.l. n. 179 del 2012, conv. con modif. in l. n. 221 del 2012, quale domicilio digitale qualificato ai fini processuali e idoneo a garantire l’organizzazione preordinata all’effettiva difesa; ne consegue che non è idonea a determinare la decorrenza del termine breve di cui all’art. 326 c.p.c. la notificazione della sentenza effettuata a un indirizzo di PEC diverso da quello inserito nel Reginde e comunque non risultante dai pubblici elenchi, ancorché indicato dal difensore nell’atto processuale.

Corte di cassazione, sezione Lavoro, ordinanza 25 maggio 2018 n. 13224

In tema di procedimentoex art. 380 bis c.p.c., la notificazione del decreto di fissazione dell’udienza camerale e della proposta del relatore è validamente effettuata all’indirizzo PEC del difensore di fiducia, quale risultante dal Reginde, indipendentemente dalla sua indicazione in atti, ai sensi dell’art. 16 sexies del d.l. n. 179 del 2012, conv., con modif., in l. n. 221 del 2012, non potendosi configurare un diritto a ricevere le notificazioni esclusivamente presso il domiciliatario indicato.

Corte di cassazione, sezione VI civile, ordinanza 24 maggio 2018 n. 12876

In tema di notificazione a mezzo PEC, ai sensi del combinato disposto dell’art. 149 bis c.p.c. e dell’art. 16 ter del d.l. n. 179 del 2012, introdotto dalla legge di conversione n. 221 del 2012, l’indirizzo del destinatario al quale va trasmessa la copia informatica dell’atto è, per i soggetti i cui recapiti sono inseriti nel Registro generale degli indirizzi elettronici gestito dal Ministero della giustizia (Reginde), unicamente quello risultante da tale registro. Ne consegue, ai sensi dell’art. 160 c.p.c., la nullità della notifica eseguita presso un diverso indirizzo di posta elettronica certificata del destinatario.

Corte di cassazione, sez, VI -1 civile, ordinanza 11 maggio 2018 n. 11574


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube