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Sintomi dell’infarto

11 Aprile 2019 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 11 Aprile 2019



Cos’è un attacco cardiaco? E’ possibile evitarlo? L’infarto può essere provocato dallo stress lavorativo? Scoprilo nel mio articolo.

L’infarto è una delle più gravi malattie cardiovascolari che interessa il tessuto muscolare del cuore (o miocardio). E’ possibile prevenire un infarto trattando i principali fattori di rischio e modificando il proprio stile di vita. E’ importante seguire un’alimentazione sana ed equilibrata; non fumare; praticare regolarmente attività fisica; ridurre gradualmente la quantità di sale aggiunto alle pietanze ed i cibi saporiti (come prodotti in scatola, dado da cucina, salse, sottaceti, insaccati); limitare il consumo di alcol; ridurre il peso corporeo nei casi di obesità e di sovrappeso; imparare a gestire lo stress, praticando ad esempio pilates, yoga, tecniche di meditazione e di rilassamento. Come riconoscere un attacco cardiaco? Quali sono i sintomi dell’infarto? Il sintomo più frequente è il dolore che può essere localizzato e limitato al torace oppure estendersi alle spalle e alle braccia (in genere il sinistro), alla mandibola, ai denti, al collo e al dorso. Magari sei un lavoratore, svolgi un lavoro usurante, sei sottoposto a costanti pressioni e, puntualmente, il responsabile dell’azienda aumenta il tuo carico lavorativo. In tal caso, potresti domandarti cosa succederebbe se venissi colto da un malore improvviso, magari proprio da un infarto. Continua a leggere il mio articolo. Ti parlerò delle più recenti pronunce giurisprudenziali sull’argomento, dopodiché troverai l’intervista al dr. Massimo Uguccioni.

Infarto sul posto di lavoro

Se il dipendente ha un attacco cardiaco a causa del forte stress lavorativo a cui è sottoposto, l’azienda è tenuta al risarcimento dei danni non patrimoniali. E’ quanto si evince da una sentenza della Cassazione [1] che rimarca la linea di confine tra lo stress lavorativo di cui l’azienda è responsabile e la personalità del lavoratore. Se la pluralità degli incarichi ed i turni lavorativi costringono il dipendente a mantenere ritmi di lavoro estenuanti, l’azienda risponderà della sua cardiopatia ischemica.

Si fa riferimento alla causa di servizio quando il danno è stato provocato dal superlavoro e dallo svolgimento di atti di servizio, cioè quegli atti che consistono nell’adempimento degli obblighi e delle mansioni assegnate al dipendente dall’azienda.

Risarcimento del danno e l’equo indennizzo

E’ bene ricordare una sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro [2] secondo cui deve ritenersi provato il nesso di causalità tra l’attività lavorativa svolta dal lavoratore appellante e l’infarto del miocardio: «Va tenuto in conto che oggetto della presente controversia era costituito dalle domande di equo indennizzo e di risarcimento del danno biologico e che solo il primo è stato dal giudice accordato sebbene le due domande avessero ad oggetto le medesime patologie cardiache e, in fatto, fossero accomunate dalle medesime condizioni di lavoro usurante cui il ricorrente era stato sottoposto».

Il lavoratore eseguiva le sue mansioni in condizioni di usura psicofisica, in quanto le attività da compiere erano imprevedibili ed eterogenee. Si trattava di compiti da svolgere anche in orari notturni e in un ambiente lavorativo inadeguato dal punto di vista funzionale. Inoltre, l’eccessivo carico di lavoro che doveva compensare l’inadeguata gestione del servizio di emergenza 118 per la costante carenza di organico a cui il datore di lavoro non aveva rimediato, rappresenta, tra le tante, una situazione di fatto in grado di determinare la correlazione tra mansioni e patologia.

Malore sul posto di lavoro

Un lavoratore aveva chiamato in giudizio il datore di lavoro, in quanto era stato colto da un infarto al miocardio mentre si trovava sul posto di lavoro. Il dipendente attribuiva la causa dell’attacco cardiaco alle condizioni logoranti a cui era sottoposto per mancanza di personale.

Ecco qual è stata la pronuncia della Corte di Cassazione [3]: «La puntuale allegazione delle modalità usuranti di prestazione del servizio formulata dal lavoratore, il quale è costretto a lavorare in condizioni logoranti per la mancanza di altro personale, risulta idonea a circoscrivere la materia controversa, evidenziando con chiarezza gli elementi in contestazione».

Ritardo nel chiamare i soccorsi

La Cassazione [4] ha stabilito che: «chiunque concorra a determinare il danno ingiusto è tenuto, in solido con eventuali coautori, al risarcimento integrale del danno». Il caso su cui si è pronunciata la Suprema Corte riguarda un lavoratore colto da un infarto sul posto di lavoro che ha subito notevoli danni a causa del ritardo con cui il responsabile dell’ufficio ha chiamato i soccorsi.

Per maggiori informazioni sull’infarto abbiamo intervistato il dr. Massimo Uguccioni, esperto in cardiologia e medicina interna.

Infarto: cos’è?

L’infarto, comunemente chiamato attacco cardiaco, è l’occlusione acuta di una delle arterie che portano il sangue al cuore, le arterie coronarie.

Se l’occlusione si prolunga, il tessuto del cuore interessato va in contro a necrosi, cioè muore. Quanto più rapidamente si riapre l’occlusione, con la cosiddetta angioplastica coronarica, tanto meno tessuto muore e tanto più rapido e completo sarà il recupero del paziente.

Quali sono i sintomi dell’infarto?

I sintomi più comuni dell’infarto sono: un dolore al petto, in genere descritto come una morsa o un peso, a volte irradiato verso il collo o la mandibola, oppure verso le spalle, ma più spesso verso la sola spalla e braccio sinistro. In genere, il dolore è intenso e prolungato spesso accompagnato da sudorazione e da senso di angoscia.

Sintomi infarto: c’è differenza tra uomo e donna?

Ci possono essere differenze sia legate al genere che alla fascia d’età. Le donne di solito manifestano un infarto in età più avanzata rispetto agli uomini. La presentazione dei sintomi può essere più lieve e meno tipica. Ad esempio, viene spesso avvertito un dolore alla bocca dello stomaco, spesso senza irradiazioni, ma accompagnato da un senso di affanno o da sudorazione fredda. Va aggiunto poi che le donne tendono ad attribuire un minor peso al dolore toracico, anche per motivi “culturali” e perciò spesso accade che si presentino in ritardo al pronto soccorso.

Fitte intercostali e infarto: come distinguerli?

Come ho descritto all’inizio, il dolore tipico dell’infarto è percepito come una morsa o un peso in genere al centro del petto talvolta irradiato a braccia, o spalle, o mandibola, o collo. Le fitte intercostali sono invece dolori puntiformi che si accentuano con il respiro, possono durare anche molto a lungo, ma dipendono da mionevralgie della parete toracica e non hanno nulla a che vedere con le arterie coronarie.

Quali sono i fattori di rischio dell’infarto?

I più comuni fattori di rischio del’infarto sono:

  • avere elevati livelli di colesterolo, in particolare se accompagnati da bassi livelli di colesterolo HDL “buono”;
  • avere un diabete mellito;
  • essere fumatori/fumatrici;
  • avere elevati livelli di pressione arteriosa;
  • avere una familiarità per malattia coronarica, cioè parenti di primo grado che abbiano avuto un episodio infartuale in età precoce (meno di 55 anni se uomo e meno di 65 anni se donna).

Come prevenire l’infarto?

La prevenzione dell’infarto si basa sugli stili di vita protettivi: non fumare; svolgere attività fisica aerobica moderata con regolarità (ad esempio mezz’ora  al giorno di camminata a passo veloce 4-5 volte alla settimana); avere una alimentazione sana che eviti elevati consumi di sale e di grassi animali; evitare di essere in sovrappeso e trattare con farmaci, se necessario, sia gli elevati livelli di colesterolo che la pressione arteriosa.

Quali sono gli alimenti che fanno bene al cuore?

Frutta, verdure cotte e fresche, carni bianche, pane meglio se integrale, pasta, formaggi a basso contenuto di grassi, pesce azzurro.

Quali sono gli alimenti da evitare per chi ha avuto un infarto?

Formaggi grassi, uova in misura superiore alle due alla settimana, crostacei, burro,  latte intero, cioccolata, interiora.

Cosa fare e cosa non fare durante un attacco cardiaco?

Durante un attacco cardiaco, bisogna allertare il 118 per farsi trasportare all’ospedale attrezzato più vicino. Non bisogna perdere tempo per capire se i sintomi sono quelli di un attacco cardiaco, non chiamare il proprio medico per avere conferma del problema, non mettersi alla guida dell’auto per recarsi in pronto soccorso.

Come aiutare una persona con un possibile infarto?

Chiamare il 118 per accelerare i tempi di soccorso, descrivendo al telefono i sintomi e favorendo la rapidità dei soccorsi, rimanere accanto al soggetto colpito da infarto fino all’arrivo dei soccorsi.

Infarto con arresto cardiaco: quali conseguenze?

E’possibile che un paziente colpito da infarto abbia un arresto cardiaco. In questi casi, le conseguenze dell’arresto cardiaco dipendono esclusivamente dai tempi della rianimazione cardio-polmonare e cioè il massaggio cardiaco con la respirazione bocca a bocca e, se disponibile, la defibrillazione elettrica.

Generalmente, il cervello può rimanere senza flusso sanguigno adeguato, come nel caso di un arresto cardiaco, per un tempo non superiore a pochi minuti, oltre i quali si possono verificare danni cerebrali irreversibili. E’ perciò ovvio che un arresto cardiaco può non determinare danni irreversibili solo se l’intervento rianimatorio è tempestivo ed efficace.

In caso di pregresso infarto si può svolgere attività fisica? Che tipo di attività è consigliata?

La risposta è sì. Dopo un infarto quasi tutti i soggetti possono, ed anzi dovrebbero, svolgere attività fisica, naturalmente aerobica, come passeggiate veloci o corsa leggera oppure bicicletta, nuoto ecc.. Occorre evitare attività come pesistica. L’attività fisica dovrebbe essere svolta più volte nella settimana e l’entità dovrebbe essere adeguata all’età del soggetto ed alle eventuali riduzioni della funzione cardiaca in conseguenza dell’infarto, ovviamente da concordare con il cardiologo curante.

In quali casi occorre fare un intervento?

Attualmente, la cura dell’infarto è rappresentata dalla riapertura dell’arteria coronarica occlusa, responsabile del danno al muscolo cardiaco. Tale riapertura si effettua nelle prime ore dall’inizio dei sintomi ed avviene con la dilatazione dell’arteria colpita (angioplastica) e l’inserimento di uno stent che ha l’obiettivo di mantenere aperta l’arteria stessa.

Si può però verificare, in genere in una percentuale di poco inferiore al 10% dei casi, che altre arterie coronariche siano malate e che talvolta non sia possibile trattarle con angioplastica e stent. In tali casi, si rende necessaria la procedura cardiochirurgica, di bypass aortocoronarico che avviene a cielo aperto (con apertura del torace) e che prevede l’utilizzo di altre arterie che scavalcano a ponte le ostruzioni coronariche osservate.

Dopo un infarto o dopo un intervento ci sono cicli riabilitativi? 

Dopo un infarto non è sempre indispensabile un’attività di tipo riabilitativo, che è però opportuna e necessaria nei soggetti di età più avanzata e soprattutto in coloro i quali hanno riportato danni estesi al muscolo cardiaco. E’ invece indispensabile una riabilitazione cardiologica e respiratoria nei soggetti che si sono sottoposti ad intervento di by-pass aorto-coronarico. Si tratta di una riabilitazione in regime di ricovero con cicli riabilitativi che mirano al recupero di una adeguata condizione muscolare ed alla ripresa di una capacità funzionale commisurata alle possibilità del soggetto per una pronta ripresa delle comuni attività della vita quotidiana.

Qual è l’aspettativa di vita dopo un infarto e quali sono le buone abitudini?

Un soggetto che ha avuto un infarto ed è stato tempestivamente trattato con danni limitati al muscolo cardiaco, dopo il primo anno dall’episodio, torna ad avere un‘aspettativa di vita dei propri pari d’età.

Naturalmente, è necessario assumere tutta la terapia prescritta, senza interromperla spontaneamente, sottoporsi a controlli periodici che nel primo anno dovrebbero essere ad uno-tre-sei e dodici mesi, e seguire le buone abitudini di vita (già descritte in precedenza), quali un’alimentazione sana, un’attività fisica aerobica regolare e soprattutto l’abolizione totale permanente del fumo.

GUARDA IL VIDEO


note

[1] Cass. sent. n. 14313/17 dell’8.06.2017.

[2] Corte appello Catanzaro sez. lav. n.34 del 13.03.2018.

[3] Cass. civ. sez. VI n.16970 del 27.06.2018.

[4] Cass. civ. sez. lav. n.26751 del 13.11.2017.

Autore immagine: sintomi infarto di Sketchphoto


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2 Commenti

  1. Mia nonna molti anni fa ha avuto un infarto. Io ero molto piccola, ma non appena l’ho vista accasciarsi sul divano con una mano sul cuore ho chiamato subito la mamma, poi ho chiamato la vicina e dopo pochi minuti è arrivata l’ambulanza. Mi hanno detto che il pronto intervento è stato fondamentale per salvarle la vita. Dopo quell’esperienza, ho deciso di fare un corso di primo soccorso.

  2. Nei vostri articoli leggo sempre notizie interessanti e ben elaborate, consigli utili ed efficaci. In alcuni casi bisogna anche essere fortunati. Immaginate che qualcuno abbia un infarto e sia in casa da solo. Non può chiamare nessuno e muore lì in solitudine. Tristezza infinita. Lo zio di un mio amico era un agricoltore. lavorava ininterrottamente per ore ed ore. Un giorno è andato da solo, senza cellulare, figuratevi era un uomo d’altri tempi non tecnologico, ed è stato colto da un infarto. Lo hanno trovato lì solo, accasciato a terra senza vita. Visto che si erano preoccupati e tardava a ritornare per l’ora di pranzo sono andati a vedere che faceva e lì la brutta e triste sorpresa.

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