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A quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione

10 Maggio 2019 | Autore:
A quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione

Ingiusta detenzione: quali sono i requisiti? Chi è stato ingiustamente in carcere quanto può chiedere allo Stato? A quanto equivale un giorno di ingiusta detenzione?

Si può dare un prezzo alla libertà di una persona? Evidentemente sì, visto che lo Stato riconosce un risarcimento a coloro che, ingiustamente, sono stati dietro le sbarre in attesa di giudizio. Purtroppo la giustizia non è perfetta e può sbagliare: sicuramente avrai sentito, alla televisione o sui giornali, degli errori che talvolta vengono commessi dai magistrati. In casi come questi, lo Stato cerca di riparare offrendo a colui che è stato ingiustamente detenuto la possibilità di ottenere una somma equa a titolo di ristoro del danno. A quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione? La legge stabilisce un limito massimo all’importo che è possibile concedere a colui che è stato ingiustamente tenuto in carcere oppure agli arresti domiciliari: te ne parlerò a tempo debito nel corso di questo articolo. Prima vorrei però spiegarti che l’ingiusta detenzione, per quanto presenti aspetti simili, è differente dall’errore giudiziario: quest’ultimo, secondo la legge, riguarda i casi in cui una sentenza di condanna, oramai definitiva, venga sovvertita da un giudizio di revisione. L’ingiusta detenzione, invece, fa esclusivo riferimento alle misure cautelari, ingiustamente scontate da colui che viene poi riconosciuto innocente oppure da chi, anche se condannato, non avrebbe comunque dovuto patire le limitazioni alla libertà personale che, invece, ha sofferto. Vediamo cos’è l’ingiusta detenzione e a quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione.

Quando la detenzione è ingiusta?

Per ingiusta detenzione l’ordinamento giuridico intende due situazioni differenti:

  • quella di chi ha scontato un periodo di tempo in custodia cautelare e, al termine del processo, è stato riconosciuto innocente;
  • quella di chi, pur essendo stato condannato, ha patito illegittimamente una misura cautelare custodiale in quanto gli è stata comminata in assenza dei presupposti di legge.

Pertanto, possiamo dire che la detenzione è ingiusta e, di conseguenza, conferisce il diritto al risarcimento del danno, quando la custodia cautelare patita sia:

  • ingiusta nel merito, perché alla fine l’imputato è stato assolto (o, se si tratta di indagato, il caso è stato archiviato);
  • illegittima nella forma, in quanto, seppur condannato, l’imputato ha patito una custodia cautelare che non avrebbe dovuto essergli inflitta se la legge fosse stata applicata correttamente.

Esempi di ingiusta detenzione

Se quanto detto nel precedente paragrafo non ti è completamente chiaro, forse qualche esempio potrebbe aiutarti. Classico caso di ingiusta detenzione è quello di chi, imputato per aver commesso un delitto, dopo svariati anni di processo, molti dei quali trascorsi in carcere o agli arresti domiciliari, viene riconosciuto innocente dai giudici.

Si tratta dell’ingiusta detenzione per definizione, cioè di quella che viene riconosciuta come tale da una successiva sentenza di assoluzione. Si badi bene: la sentenza che dichiara la prescrizione del reato non è idonea a giustificare una richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione (approfondiremo questo aspetto nell’ultimo paragrafo).

Un altro esempio, differente dal primo, di ingiusta detenzione è quello che riguarda colui che, pur se condannato all’esito del processo, ha subito illegittimamente una misura cautelare ristrittiva della propria libertà. «Perché risarcire un condannato?», ti starai chiedendo. Te lo dico subito: le misure cautelari non possono essere applicate a chiunque senza limiti, ma devono essere comminate solamente al ricorrere dei presupposti di legge.

Esempio: Tizio minaccia di morte Caio; questi lo denuncia e i carabinieri lo arrestano. Dopo pochissimo tempo, Caio viene rimesso in libertà perché il magistrato, messo al corrente dell’arresto, ordina subito la scarcerazione in quanto per il delitto di minacce non è possibile procedere con una custodia cautelare. Ebbene, Caio ha patito ingiustamente la carcerazione, anche se al termine del processo dovesse essere condannato.

Ugualmente, la detenzione è ingiusta se la custodia cautelare in carcere dovesse essere applicata per un periodo maggiore di quello previsto dalla legge: le misure cautelari, infatti, non sono permanenti ma sono soggette a scadenza.

In sintesi, quindi, ogni volta che una custodia cautelare sia inflitta illegalmente, a prescindere dall’esito del processo, il soggetto è legittimato a chiedere allo Stato il risarcimento per ingiusta detenzione.

Ingiusta detenzione: quant’è il risarcimento?

La legge ha cura di stabilire a quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione: secondo il codice di procedura penale, l’entità della riparazione non può mai eccedere l’importo di 516.456,90 euro (l’equivalente di un miliardo di lire) [1].

La legge stabilisce quindi un importo massimo, nulla dicendo quanto debba spettare per singoli periodi di ingiusta detenzione. Tuttavia, è possibile stabilire con maggiore precisione quanto possa ottenere chi abbia ingiustamente subito una misura cautelare: la giurisprudenza ha infatti proposto un criterio aritmetico che permette di risalire all’importo che spetterebbe per ciascun giorno di illegittima detenzione.

Per giungere ad individuare la somma precisa, basta semplicemente dividere l’importo massimo indennizzabile per la durata massima della custodia cautelare in carcere: sostituendo i numeri alle parole, avremo pertanto 516.456,90 diviso 2190 (l’equivalente in giorni della durata massima della custodia cautelare in carcere, che è pari a sei anni). Il risultato sarà l’ammontare del risarcimento che spetta per ciascun giorno di ingiusta detenzione, che è pari a 235,82 euro.

Risarcimento per ingiusta detenzione: come si calcola?

Stabilito a quanto ammonta il risarcimento per ingiusta detenzione per singola giornata, è facile ora calcolare l’importo che spetta a chi abbia subito ingiustamente una misura cautelare.

Ad esempio, se una persona è stata sottoposta agli arresti domiciliari per due anni e poi è stato assolto, il risarcimento per ingiusta detenzione sarà pari a 172.148,60 euro (risultato di 235,82 moltiplicato per 730 giorni). Se un individuo è stato messo in carcere per un mese per un reato che non prevedeva questa misura cautelare, allora gli spetterà, anche se condannato, un risarcimento per ingiusta detenzione pari a 42.447,60 (235,82 per 180 giorni).

La giurisprudenza, però, ritiene che questo criterio aritmetico sia solamente indicativo: il giudice chiamato a valutare il risarcimento per ingiusta detenzione può discostarsene qualora ricorrano circostanze che possono giustificare un aumento o una diminuzione dell’indennizzo stesso. Pensa, ad esempio, al grave pregiudizio psicologico patito dalla vittima dell’ingiusta detenzione, oppure i danni subiti sul piano personale e familiare [2].

Risarcimento ingiusta detenzione: quando non è dovuto?

Abbiamo detto che il risarcimento per ingiusta detenzione spetta a tutti coloro che:

  • sono stati assolti ma sono stati destinatari, nelle more del procedimento, di una custodia cautelare;
  • pur essendo stati condannati, hanno scontato illegittimamente una custodia cautelare.

Ciò detto, vi sono dei casi in cui, pur apparentemente ricorrendo questi presupposti, il risarcimento per ingiusta detenzione non è dovuto. Vediamo quali sono.

Misura cautelari: quali sono risarcibili?

La legge dice che si ha diritto al risarcimento per ingiusta detenzione nei casi di custodia cautelare subita [3]; viene omesso, però, di specificare in modo chiaro cosa debba intendersi per custodia cautelare.

Orbene, poiché il codice parla espressamente di ingiusta “detenzione”, per custodia cautelare bisognerà intendere solamente quelle misure che sono equiparabili al carcere; pertanto, è possibile chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione quando, ricorrendo i presupposti sopra visti, si è stati destinatari di:

  • custodia cautelare in carcere;
  • arresti domiciliari;
  • custodia cautelare in un luogo di cura;
  • collocamento in comunità e permanenza in casa previste nel procedimento a carico di minori;
  • internamento a seguito di applicazione di misura di sicurezza;
  • arresto in flagranza o fermo.

In tutti gli altri casi, come ad esempio quello dell’obbligo di dimora, non è possibile chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione, poiché la restrizione della libertà non è così incisiva da legittimare una richiesta del genere.

Il dolo e la colpa escludono il risarcimento?

La legge dice che nessun risarcimento per ingiusta detenzione è dovuto qualora il soggetto abbia patito la custodia cautelare per la propria colpa grave o il proprio dolo. Cosa significa? Vuol dire che, se l’imputato o l’indagato ha concorso a causare l’ingiusta misura applicatagli, non potrà poi lamentarsi e chiedere il risarcimento.

Facciamo un esempio. Tizio uccide una persona; per impedire che vada in carcere, Caio, padre di Tizio, confessa falsamente alle autorità di essere l’omicida. Caio viene pertanto arrestato e, nelle more del giudizio, sconta la custodia cautelare in prigione. Durante il procedimento, però, emerge la verità: Caio viene liberato e accusato del reato minore di autocalunnia. In un’ipotesi del genere, Caio non potrà chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione, poiché egli ha scontato la custodia cautelare a causa della sua volontaria condotta.

Prescrizione: si può chiedere il risarcimento?

Infine, non è possibile chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione nel caso in cui l’imputato venga prosciolto per prescrizione (lo stesso dicasi per l’indagato, il cui caso viene archiviato per l’intervenuta prescrizione).

Perché si possa chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione, dunque, occorrere essere stati prosciolti con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato. La prescrizione non legittima una richiesta di risarcimento in quanto si tratta di una causa estintiva del reato che impedisce al giudice di entrare nel merito.

Perciò, chi ha scontato molto tempo in custodia cautelare e poi si vede liberato per prescrizione, non potrà chiedere il risarcimento per ingiusta detenzione.

Come si chiede il risarcimento per ingiusta detenzione?

Secondo la legge, il risarcimento per ingiusta detenzione deve essere chiesto entro il termine di due anni dal giorno in cui la sentenza (di proscioglimento, di non luogo a procedere o di condanna) è divenuta irrevocabile, ovvero entro due anni da quando è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione.

L’istanza va presentata, personalmente o a mezzo avvocato, presso la cancelleria della corte di appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza. La corte decide sull’istanza in camera di consiglio, comunicando la domanda, insieme al provvedimento che fissa l’udienza, al pubblico ministero, al ministro del Tesoro presso l’avvocatura dello Stato che ha sede nel distretto della corte e a tutti gli altri interessati.

La corte di appello, analizzata l’istanza e l’eventuale documentazione prodotta, decide con ordinanza, la quale può accogliere la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione oppure rigettarla; in quest’ultimo caso, è possibile proporre ricorso per Cassazione.

Se il diretto interessato, cioè colui che ha patito ingiustamente la detenzione, è deceduto prima di poter presentare personalmente l’istanza, il diritto al risarcimento si trasmette agli eredi (coniuge, discendenti e ascendenti, fratelli e sorelle, affini entro il primo grado e persone legate da vincolo di adozione), i quali potranno pertanto proporre la domanda per ottenere la riparazione economica all’ingiusta detenzione.


note

[1] Art. 315 cod. proc. pen.

[2] Cass., sent. n. 55787 del 07.12.2017.

[3] Art. 314 cod. proc. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


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