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Violazione doveri coniugali

6 Maggio 2019
Violazione doveri coniugali

Le conseguenze per il coniuge che non rispetta i doveri che nascono dal matrimonio: dall’addebito della separazione al risarcimento del danno.

Una volta sposati, marito e moglie assumono – oltre ai diritti – reciproci doveri, la cui violazione può comportare delle conseguenze sia sul piano civile sia sul piano penale. I doveri (e i diritti) trovano fondamento, quindi, nell’atto stesso del matrimonio e nell’uguaglianza dei coniugi innanzi alla legge. In sostanza, in base alla regola dell’uguaglianza, i coniugi si devono reciproca fedeltà, devono concordare l’indirizzo della vita familiare, fissare la residenza secondo le esigenze di entrambi, contribuire alle rispettive esigenze e collaborare per mantenere l’unità della famiglia. Vediamo nel dettaglio quali sono gli obblighi di marito e moglie e le conseguenze che scattano in caso di violazione dei doveri coniugali.

I doveri che nascono dal matrimonio

Devi sapere che il nostro Codice civile [1] prevede espressamente quali sono i doveri che nascono dal matrimonio e che ciascun coniuge – tanto il marito quanto la moglie – è tenuto a rispettare. Quindi ciò che per un coniuge è stabilito come dovere diventa un diritto per l’altro.

Pertanto dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco:

  • alla fedeltà;
  • all’assistenza morale e materiale;
  • alla collaborazione nell’interesse della famiglia;
  • alla coabitazione;
  • alla contribuzione ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche e di lavoro (professionale o casalingo).

La violazione di questi doveri rileva:

  • in caso di separazione e divorzio, potendo comportare il cosiddetto addebito, cioè l’attribuzione della colpa per la fine del rapporto coniugale (il coniuge al quale è addebitata la separazione, infatti, perde il diritto al mantenimento);
  • dal punto di vista penale, quando ad esempio il marito tenuto al versamento del mantenimento alla moglie o ai figli fa loro mancare i mezzi di sussistenza;
  • ai fini del risarcimento del danno, in caso di condotte che possano ledere l’integrità psico-fisica e più in generale alla salute dell’altro coniuge (si pensi a un tradimento particolarmente plateale e mortificante da comportare uno stato di depressione per l’ex).

Ma andiamo con ordine ed esaminiamo il contenuto dei doveri coniugali.

Dovere di fedeltà

L’idea di un matrimonio che duri per sempre comporta sicuramente il divieto del tradimento, quindi di avere relazioni extraconiugali. Questo vuol dire che l’obbligo di fedeltà sussiste per tutta la durata della convivenza matrimoniale.

Attenzione: quando si parla di fedeltà, infatti, non si intende solo il fatto di non avere rapporti sessuali con altre persone, ma anche il divieto di relazioni platoniche, epistolari o virtuali (si pensi, ad esempio, ad una amicizia particolare nata su Facebook) o, comunque, tali da dare pubblicamente adito a sospetti che potrebbero umiliare il coniuge dinanzi alla collettività.

Sappi, comunque, che ciascun coniuge è tenuto a rispettare la privacy dell’altro, non frugando tra oggetti personali o non spiando il cellulare alla ricerca di possibili tradimenti, neppure per far valere i propri diritti davanti al giudice.

L’infedeltà, quindi, è tale non solo nel caso di una relazione stabile extraconiugale, ma anche in ipotesi di un incontro occasionale.

Il coniuge che tradisce in modo stabile e ripetuto si vedrà addebitata la separazione – ovvero la colpa per la fine del matrimonio – e potrà dire addio all’assegno di mantenimento anche qualora se ne avesse bisogno. Il tradimento, tuttavia, non è causa di addebito se la crisi della coppia era già in atto per ragioni pregresse. Ad esempio, una relazione ormai alla deriva, dove i coniugi non hanno più rapporti sessuali, non può dirsi incrinata dal tradimento della moglie, che, invece, è solo una conseguenza [2].

Ti è chiaro, pertanto, che l’infedeltà di per sé non è causa di separazione con addebito. Affinché possa essere riconosciuto l’addebito, è necessario che il coniuge abbia violato il dovere coniugale con tale gravità da rendere intollerabile la prosecuzione del matrimonio.

Dovere di assistenza morale e materiale

Con il matrimonio i coniugi sono obbligati a sostenersi ed assistersi reciprocamente sia sul piano morale che su quello materiale, a meno che il coniuge abbandoni la casa coniugale senza alcuna giustificazione e si rifiuti di farvi ritorno.

Per assistenza morale si intende l’impegno da parte di ciascun coniuge alla comprensione, al rispetto reciproco, alla protezione e al sostegno dell’altro. Quindi, ad esempio, il marito che sminuisce la moglie nella sua qualità di genitore o di partner viola il dovere di assistenza morale.

Devi sapere che anche il rifiuto di avere rapporti affettivi e sessuali con il partner può comportare la violazione del suddetto dovere in quanto impedisce la realizzazione della vita coniugale nella sua complessità ed interezza. Tuttavia, tale rifiuto è giustificato quando la coppia è già in crisi per motivi pregressi. In tal caso, infatti, non scatta l’addebito ma ovviamente di tanto bisognerà fornire la prova.

Per assistenza materiale, invece, si intende l’impegno di ciascun coniuge a soddisfare le reciproche esigenze economiche di carattere primario come il cibo, il vestiario, i trasporti, la cura in caso di malattie, mettendo a disposizione il denaro occorrente.

Il dovere di collaborazione nell’interesse della famiglia

Il dovere reciproco alla collaborazione è finalizzato a garantire l’unità e la continuità della famiglia. I coniugi, quindi, non possono disinteressarsi dei figli o della gestione del ménage domestico (seppur solo in forma economica), ma devono, se necessario, sacrificare i propri interessi individuali per quelli della famiglia.

Dovere di coabitazione

Dopo essersi sposati, marito e moglie devono condividere lo stesso tetto e quindi convivere, salvo esigenze specifiche. Pensiamo, ad esempio, al marito che per ragioni di lavoro è costretto a trasferirsi in un’altra città. In tal caso, i coniugi potranno fissare la propria residenza o domicilio in luoghi differenti senza che tale condotta possa costituire violazione.

Il dovere alla coabitazione risulta poi particolarmente importante in presenza dei figli, perché una corretta educazione necessita della presenza congiunta di entrambi i genitori.
Pertanto, alla prima lite non è possibile andar via di casa e trasferirsi altrove, ad esempio a casa dei genitori.

Il dovere di coabitazione, comunque, persiste fino a quando non interviene la separazione, durante la quale non è possibile cambiare le chiavi della serratura, ad esempio per non far più entrare in casa il marito. Inoltre, al coniuge che abbandoni senza giustificazione il tetto coniugale gli sarà addebitata la separazione.

L’addebito, tuttavia, è escluso qualora il coniuge che abbia abbandonato il domicilio domestico provi che tale abbandono:

  • sia stato determinato dal comportamento violento dell’altro coniuge;
  • sia intervenuto quando l’intollerabilità della convivenza si sia già verificata e ne sia, perciò, un semplice effetto [3].

Dovere di contribuzione ai bisogni della famiglia

Il principio di uguaglianza dei coniugi si esprime anche sul piano dei rapporti patrimoniali. Marito e moglie, infatti, sono chiamati a contribuire alle spese necessarie della famiglia (e quindi anche dei figli) in base alle proprie capacità economiche o lavorative. Facciamo un esempio per rendere meglio il concetto: se guadagni più di tua moglie, dovrai necessariamente sostenere in misura maggiore le spese relative al mantenimento dei vostri figli.

Anche decidere di non lavorare e dedicarsi completamente alla famiglia significa contribuire, dato che l’attività domestica ha pari dignità rispetto a quella lavorativa, a patto che questa scelta non venga fatta per dedicarsi tranquillamente a hobby personali, magari anche pretendendo l’aiuto di una domestica per pulire casa. Allo stesso modo, ad esempio, il marito non può scaricare tutte le questioni pratiche alla moglie e dedicarsi esclusivamente alla carriera.

Accertamento della violazione dei doveri coniugali: le conseguenze

Abbiamo già detto che la violazione dei doveri coniugali comporta serie conseguenze dal punto di vista civile e penale.

Sul piano civile, nel caso in cui il giudice accerti che la fine del matrimonio è dipesa dalla violazione dei doveri coniugali, ove sussista specifica richiesta in tal senso, potrà pronunciare sentenza di separazione con addebito. Vuol dire che il giudice attribuisce la colpa della separazione al soggetto che ha violato i doveri coniugali, ad esempio perché è andato via di casa per non tornare più.

In questo caso, il giudice deve prima accertare la violazione dei doveri coniugali e valutare se tale violazione abbia determinato un’effettiva intollerabilità della convivenza.

Inoltre, il comportamento di ciascuno dei coniugi deve essere sempre valutato in raffronto con quello dell’altro. Ad esempio, la moglie che tradisce per ripicca dopo aver scoperto il tradimento del marito non determina una pronuncia di addebito.

Ma cosa comporta esattamente l’addebito? Le conseguenze sono prevalentemente patrimoniali, quali:

  • la perdita del diritto all’assegno di mantenimento. Il coniuge a cui è stata attribuita la colpa della separazione avrà diritto solo agli alimenti, cioè a percepire una somma di denaro qualora si trovi in una situazione di bisogno. Non avrà invece diritto all’assegno di mantenimento che ha una funzione più estesa, essendo finalizzato a garantire all’ex coniuge un tenore di vita simile a quello goduto in costanza di matrimonio. In altri termini, il mantenimento garantisce all’altro coniuge un determinato tenore di vita, mentre gli alimenti garantiscono assistenza al coniuge che non riesce a soddisfare i bisogni primari;
  • perdita dei diritti successori. Il coniuge separato con addebito, infatti, non è più erede legittimario del coniuge defunto (di norma, infatti, dopo la separazione e prima del divorzio i due coniugi sono ancora l’uno erede dell’altro). Tuttavia, conserva il diritto a percepire un assegno vitalizio, qualora, all’apertura della successione, godesse degli alimenti a carico del coniuge defunto. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi.

Sappi che la violazione degli obblighi coniugali, ove ne sussistano tutti i presupposti, può integrare anche gli estremi di un illecito civile e quindi dar diritto ad un risarcimento del danno non patrimoniale [4].

Ovviamente, per ottenere il risarcimento non è sufficiente la mera violazione dei doveri matrimoniali, e neppure la pronuncia di addebito della separazione: questi non possono di per sé e automaticamente integrare una responsabilità risarcitoria.

Occorrerà, infatti, accertare:

  • la concreta violazione del dovere coniugale;
  • la sussistenza di un danno ingiusto causato dalla lesione dei diritti della persona costituzionalmente tutelati quali la dignità, la riservatezza, l’onore, la morale, la reputazione, la privacy, la salute e l’integrità psicofisica;
  • la prova del nesso causale, e cioè che il danno procurato al coniuge derivi dalla violazione del dovere coniugale.

Quindi deve essere dimostrato, ad esempio, che l’infedeltà del marito abbia dato luogo a una lesione della salute psico-fisica della moglie.

Ma allora, in pratica, quando posso ottenere il risarcimento? Si pensi al caso di un marito che convince la moglie a ritenere superata una pregressa crisi coniugale mentre, da anni, porta avanti una convivenza con un’altra donna di cui sono a conoscenza gli amici e i parenti dell’uomo. In tal caso, la donna avrà tutto il diritto a ottenere il risarcimento perché il comportamento del marito le ha provocato uno stato di depressione, oltre che una grave lesione della sua dignità personale.

In relazione al profilo penale, invece, è noto che l’abbandono del tetto coniugale (così come l’adulterio) non è più un reato. La legge penale, tuttavia, punisce – con la reclusione fino a 1 anno o la multa da 103 a 1.032 euro – l’abbandono del “domicilio domestico” quando da esso derivi una violazione degli obblighi di assistenza familiare [5], cioè di quegli obblighi connessi non solo al mantenimento economico dei membri della famiglia, ma anche a quelli di assistenza morale.

La norma penale, infatti, fa riferimento non solo al comportamento del coniuge ma anche del genitore il quale lasci la casa o porti una condotta contraria alla morale della famiglia. Per integrare il reato occorre la volontà di non far ritorno a casa per un tempo indeterminato sottraendosi, al contempo, ai doveri di assistenza morale e materiale nei confronti dei familiari.

Pertanto, l’abbandono del tetto coniugale può essere punito solo laddove risulti del tutto ingiustificato. In altri termini, quando l’abbandono del tetto domestico si basa su una giusta causa (che naturalmente deve essere provata), si pensi, ad esempio, al coniuge che subisce violenze fisiche o psicologiche di varia natura oppure alla continua invadenza di altri familiari nelle scelte della coppia, allora in tal caso non costituisce reato.

In ogni caso, il deposito di una domanda di separazione presso il tribunale costituisce di per sé giusta causa di allontanamento e non integra più il reato.

note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 4756/17.

[3] Cass. sent. n. 4540/11.

[4] Cass. sent. n. 4470/2018.

[5] Art. 570 cod. pen.

Autore immagine: violazione doveri coniugali di Korelidou Mila


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