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Ipertermia oncologica: cos’è?

11 Aprile 2019 | Autore:


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Cos’è l’ipertermia oncologica? Quali sono i vantaggi? Quali sono le più recenti pronunce giurisprudenziali sui diversi casi di tumore? Scoprilo nel mio articolo.

L’ipertermia oncologica è un trattamento che ricorre all’uso di diverse tecnologie per ottenere un incremento artificiale della temperatura dell’intero organismo (ipertermia total-body) o di specifici organi e tessuti (ipertermia localizzata). Con molta probabilità hai molte domande sull’argomento. Ipertermia oncologica: cos’è? Come funziona? Quali sono le principali applicazioni? Quali sono gli effetti? L’ipertermia oncologica determina la morte delle cellule tumorali innescando, mediante l’innalzamento della temperatura, l’attivazione del cosiddetto fenomeno di apoptosi (morte cellulare programmata); potenzia l’efficacia della radioterapia; sensibilizza le cellule all’azione dei farmaci (chemioterapia, immunoterapia ecc.), attiva le difese immunitarie dell’organismo. L’ipertermia può essere adottata per il trattamento di tutti i tumori? Che succede se il personale sanitario fa una diagnosi tardiva di tumore? Quando ricorre la responsabilità del medico? Cosa deve valutare il giudice? Per saperne di più, continua a leggere il mio articolo. Ti parlerò delle più recenti pronunce giurisprudenziali, dopodiché troverai l’intervista al dr. Carlo Pastore, specialista in oncologia medica.

Invalidità al 100% e indennità di accompagnamento

La Corte d’appello di Bari [1] ha stabilito che, secondo quanto previsto dalla Legge 18/1980 [2], qualora un soggetto invalido al 100% si sottoponga a diversi cicli di chemioterapia, e da questi ne conseguano degli effetti collaterali, avrà diritto all’indennità di accompagnamento per il periodo in cui è costretto a sottoporsi alle cure.

Perdita di chance

La Corte di Cassazione [3] ha cassato con rinvio la sentenza di merito della Corte territoriale che aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni parentali, presentata dopo il decesso del congiunto. La morte del paziente era stata provocata dagli errori medici che avevano ritardato, di oltre due anni, la diagnosi di tumore polmonare.

La Corte territoriale aveva escluso che dall’inadempimento dei medici ne conseguiva la riduzione di qualsiasi chance di guarigione del paziente, considerando che in ogni caso si sarebbe verificata la morte di quest’ultimo. Pertanto, aveva omesso la corretta individuazione dell’evento di danno nella perdita anticipata della vita.

Ecco quanto ha stabilito la Suprema Corte: “In materia perdita di “chance”, l’attività del giudice deve tenere distinta la dimensione della causalità da quella dell’evento di danno e deve altresì adeguatamente valutare il grado di incertezza dell’una e dell’altra, muovendo dalla previa e necessaria indagine sul nesso causale tra la condotta e l’evento, secondo il criterio civilistico del “più probabile che non”, e procedendo, poi, all’identificazione dell’evento di danno, la cui riconducibilità al concetto di chance postula una incertezza del risultato sperato, e non già il mancato risultato stesso, in presenza del quale non è lecito discorrere di una chance perduta, ma di un altro e diverso danno; ne consegue che, provato il nesso causale rispetto ad un evento di danno accertato nella sua esistenza e nelle sue conseguenze dannose risarcibili, il risarcimento di quel danno sarà dovuto integralmente”.

Responsabilità del medico e diagnosi di tumore

Da una sentenza della Corte di Cassazione [4] si evince che, in tema di omicidio colposo, sussiste il nesso di causalità tra la tardiva diagnosi di una malattia tumorale ed il decesso del paziente, anche qualora la morte sia ritenuta inevitabile. In particolare, si fa riferimento ad un caso in cui risultava un’alta probabilità logica che la diagnosi tempestiva avrebbe potuto consentire il ricorso a terapie specifiche, in grado da incidere positivamente sulla sopravvivenza del paziente.

Pubblicità ingannevole

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) [5] ha stabilito che, ai sensi del Codice del consumo [6], è ingannevole la pubblicità di integratori alimentari a base di miele officinale che utilizza claims salutistici e vanta effetti terapeutici come ad esempio: “allevia i frequenti effetti collaterali indotti dalla chemioterapia e/o radioterapia”.

Secondo l’Agcm, la linea di integratori alimentari ha ricorso a claims salutistici: “non autorizzati dall’EFSA in base alla procedura di validazione di cui all’art. 13 del regolamento n. 1924/2006/Ce, non rientranti tra i “claims pending” sui “botanicals” di cui alle linee guida del Ministero della salute e quindi permessi nelle more della definizione della procedura comunitaria – in quanto le sostanze di riferimento sono ottenute tramite il ricorso alla funzione mellifera della api, e quindi non riconducibili alla definizione di “botanicals” – e non assistiti da evidenze scientifiche idonee a supportarli, inducano in errore particolari fasce deboli di consumatori, quali i pazienti sottoposti a cure mediche oncologiche”.

Per maggiori informazioni sull’ipertermia oncologica, abbiamo intervistato il dr. Carlo Pastore, medico chirurgo, specialista in oncologia medica. Il dr. Pastore è responsabile dell’unità di oncologia medica ed ipertermia oncologica della clinica Villa Salaria a Roma.

Ipertermia oncologica: di che si tratta?

L’ipertermia è una metodica che può essere impiegata come integrazione terapeutica nei tumori solidi (o nelle patologie neoplastiche ematologiche dove siano individuabili aggregati linfonodali) in qualità di coadiuvante sinergico rispetto alla chemioterapia (anche a bersaglio molecolare od immunoterapia) e/o radioterapia.

Esistono due forme principali di ipertermia oncologica: capacitiva profonda a radiofrequenza e total body ad infrarosso. Per ipertermia capacitiva profonda a radiofrequenza si intende quella che si effettua con apposite apparecchiature che emettono RF a 13.56 Mhz idonea a riscaldare in profondità i tessuti sani e quelli ammalati tra i 41.5° C ed i 43 °C. Tali device presentano o antenne semirigide od elettrodi in microfibra tessile elettroconduttiva da applicare sul corpo del Paziente.

L’effetto terapeutico è legato alla maggior sensibilità delle cellule malate al calore (difetto di membrana cellulare che rende la dissipazione poco efficace) con conseguente attivazione delle caspasi (enzimi che frammentano il Dna nell’ambito della cascata dell’apoptosi), alla maggiore penetrazione dei chemioterapici nei tessuti, alla diminuzione delle attività riparative nei tessuti malati dopo radioterapia, all’immunomodulazione, alla riduzione dell’angiogenesi. Inoltre tale metodica offre effetto antalgico.

Ipertermia: per quali tumori è indicata?

L’ipertermia è indicata nelle neoplasie di tutti i distretti corporei in combinazione con il trattamento principale in chemioterapia e/o radioterapia. Anche nelle neoplasie ematologiche se vi sono degli aggregati linfonodali riconoscibili ed individuabili come bersaglio.

Ipertermia oncologica: quali sono gli effetti?

L’effetto sinergico con le metodiche ordinarie è quello di mirare alla riduzione delle masse ammalate ed al miglioramento della risposta immunitaria. L’effetto antalgico (antidolorifico) in alcuni casi è molto utile.

Quando si può ricorrere all’ipertermia oncologica?

Nelle condizioni di patologia oncologica in cui il paziente esegue chemioterapia (e/o farmaci a bersaglio molecolare e/o immunoterapia) e/o radioterapia.

Ipertermia oncologica: esistono rischi o controindicazioni?

L’ipertermia oncologica a radiofrequenza non può essere impiegata nei pazienti portatori di pacemaker e/o defibrillatore cardiaco impiantato, in distretti corporei recanti voluminose placche metalliche e/o stent metallici, in presenza di cateteri endomidollari di analgesia. La controindicazione relativa è la presenza di versamenti massivi nell’area da trattare (relativa poiché se il versamento viene drenato si può poi procedere con il trattamento).

Ipertermia: possibili effetti collaterali?

Se il paziente viene correttamente selezionato nessuno di rilievo.

Ipertermia oncologica e radioterapia: quali benefici?

Con la radioterapia si ottiene un effetto sinergico sequenziale. Il trattamento ipertermico deve essere effettuato entro 4 ore dal termine della applicazione di radioterapia. La sinergia è quella di un ulteriore stimolo di morte alle cellule cancerose danneggiate in modo subletale dalla radioterapia.

Ipertermia oncologica e chemioterapia: è possibile associarle?

Si. Il trattamento di ipertermia oncologica è un trattamento coadiuvante sinergico rispetto ad un trattamento farmacologico principale (chemioterapia e/o terapia a bersaglio molecolare e/o immunoterapia). Il trattamento ipertermico può migliorare la disponibilità del farmaco nel tessuto ammalato e, con alcuni medicamenti, agire aumentandone l’attività.

Ipertermia: può sconfiggere il tumore?

L’ipertermia fa parte di un percorso di terapia integrata. Agisce in sinergia con tutte le altre terapie disponibili nell’ottica auspicabile di eliminare la malattia.

Può raccontarci l’episodio di un suo paziente che ha fatto ricorso all’ipertermia?

Nella mia attività professionale, ho avuto modo di trattare numerosi pazienti. La soddisfazione è stata quella di assistere spesso ad un miglioramento della condizione generale ed una sinergia adeguata con le altre metodiche di comune impiego in oncologia.

Prevenzione dei tumori: quali sono i consigli da seguire?

La tematica della prevenzione in oncologia è molto importante ed attuale. Occorre distinguere la prevenzione dalla diagnosi precoce. Prevenire significa ridurre la possibilità di ammalare, mentre diagnosticare precocemente significa confrontarsi con una malattia localizzata e quindi assai più facilmente e definitivamente guaribile.

La prevenzione passa attraverso il miglioramento delle abitudini alimentari dato che con il cibo possiamo modulare la composizione del nostro organismo ed aiutare a conservare il benessere. Inoltre, attraverso l’esercizio fisico costante; questo consente di conservare un peso adeguato e scongiurare quello che è uno dei fattori di rischio in senso oncologico cioè l’obesità. Tra le attività voluttuarie, la sospensione dell’abitudine al fumo è senza dubbio la più importante in chiave di prevenzione oncologica.

note

[1] Corte appello Bari sez. lav. dell’1.03.2018.

[2] Art. 1 L. 18/1980.

[3] Cass. civ. sez. III n.5641 del 9.03.2018.

[4] Cass. pen. sez. IV n.50975 del 19.07.2017.

[5] Agcm n. 24627 del 20.11.2013.

[6] Artt. 20, co. 2, 21, co. 1, lett. b) c) e 23 lett. s) D. Lg. n. 206 del 2005 (Codice del consumo).

Autore immagine: medico di Billion Photos


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