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Una nuova tassa sulla prima casa in arrivo?

11 Aprile 2019


Una nuova tassa sulla prima casa in arrivo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Aprile 2019



“Serve una nuova patrimoniale sull’abitazione principale per coprire lo sforamento dei conti pubblici italiani dagli obiettivi comunitari”. Il report allarmante del Fmi.

L’ultima volta che fu introdotta la tassa sulla prima casa, nella specie l’Imu, è stato quando Monti dovette sanare i conti dai buchi di bilancio del governo Berlusconi. Poi fu il Governo Renzi, nel 2015, a toglierla. Oggi potremmo rivedere la stessa situazione. Stando infatti a quanto scrive il Sole 24Ore questa mattina in edicola, ci sono forti incognite sul Def. Bisogna portare a casa 46,6 miliardi a causa del deficit e del debito sempre più alto. E se non si vorrà alzare l’Iva al 26,5% come imposto dalle clausole di salvaguardia della legge di bilancio 2019 – cosa che Salvini ha più volte, nelle ultime settimane, promesso – bisognerà trovare una soluzione. E la soluzione sembra averla trovata il Fmi che suggerisce una nuova tassa sulla prima casa. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha la vista lunga: ritiene infatti che l’Italia non possa mantenere le promesse date all’Europa prima dell’approvazione dell’ultima manovra finanziaria. 

«Una moderna patrimoniale sulla prima casa»: è questa l’idea del Fmi per rendere più equo ed efficiente il sistema fiscale italiano. Con queste parole, Il Sole 24 Ore gela i lettori in prima mattina. “Arriva all’interno del Fiscal Monitor, presentato ieri a Washington, che invita a tenere sotto controllo conti pubblici e spread. Un’idea espressa in una frase un po’ asettica: «In Italia la ricchezza potrebbe essere tassata con una moderna tassa di proprietà sull’abitazione principale». Senza argomentare oltre, al termine di un paragrafo di due pagine dedicato alle riforme che gli Stati possono varare per gestire in modo più efficiente i soldi pubblici”.

Se non si alzerà l’Iva, per mantenere il deficit nei parametri comunitari lo Stato Italiano dovrà introdurre di nuovo la tassa sulla prima casa

Scenario economico catastrofico, quello italiano, secondo l’Fmi, che mette a serio rischio tutta l’Eurozona. Dopo quindi la fine del 2018, con il braccio di ferro tra il governo giallo-verde e l’UE, i riflettori tornano di nuovo ad essere puntati sul nostro Paese che, nonostante le rassicurazioni, ha invece già dimostrato di non essere in grado di mantenere stabile il deficit. Sbagliato, di sicuro, attribuire tutta la colpa al reddito di cittadinanza (che comunque comporterà una sostanziosa uscita di denaro dalle casse pubbliche) o alla Quota 100 o alla Flat tax, o in ultimo alla nuova Flat Tax che si vorrebbe introdurre per le famiglie e che Tria sembra invece osteggiare. Così come è sbagliato addossare l’intera responsabilità all’attuale esecutivo. Ma è pur vero – sostengono le istituzioni europee, per come si legge nella rassegna stampa odierna – che l’Italia si sta allontanando dai parametri europei proprio nel momento di maggiore debolezza.

E se le entrate non dovessero provenire dalla tassa sulla prima casa non resterà che alzare l’Iva. Secondo le stime dell’Fmi (secondo cui, tuttavia, l’Iva non aumenterà, e che quindi le clausole di salvaguardia saranno disinnescate), il deficit pubblico italiano salirà dal 2,15% del 2018 al 2,7% quest’anno e al 3,4% il prossimo. Il debito, dopo il 132,1% del 2018, arriverà quest’anno al 133,4% e al 134,1% nel 2020.

Ridurre le agevolazioni fiscali? Il quotidiano Italia Oggi, in edicola da qualche ora, riferisce dell’incontro a tavola di Conte con i due vice premier. Sulle pagine del giornale si legge: «Lo spetto del Def, dopo che il documento approvato ieri ha certificato il calo delle previsioni di crescita per il 2019 allo 0,2%-0,1% e sancito l’impossibilità di trovare subito i soldi per la flat tax, visto che bisognerà risparmiare 23 miliardi soltanto per evitare l’aumento dell’Iva, è stato il convitato di pietra a tavola. Tanto che Conte ha subito spiegato come sarà necessario “puntare su spending review e tax expenditures”, in sostanza tagliare la spesa e togliere molte agevolazioni fiscali, appunto tax expenditures in inglese, per non essere costretti ad aumentare l’Iva».

A chi gli ha chiesto se sia ancora convinto che «sarà un anno bellissimo», come aveva pronosticato per il 2019, il presidente Conte ha risposto: «Mi sembra che in decine di altri discorsi sull’economia io abbia rappresentato la nostra politica economica che non può essere affidata a una battuta».


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