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Vendita online di beni di basso valore: come difendersi dagli inadempimenti senza avvocato

18 aprile 2013


Vendita online di beni di basso valore: come difendersi dagli inadempimenti senza avvocato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 aprile 2013



Ho comprato un prodotto su internet di scarso valore, ma non mi è stato mai consegnato. Quali tutele ho? Devo per forza fare una causa? Ci sono strade alternative?

 

L’acquisto on-line è una forma di scambio, un vero e proprio contratto, tra un consumatore, che acquista un bene, e un professionista, che è tenuto a consegnare la merce in cambio del pagamento di un corrispettivo in denaro. Il settore dell’e-commerce è in costante espansione. Specularmente, tuttavia, si assiste anche alla crescita dei rischi connessi con questa innovativa forma di acquisto, rischi che ricadono, per lo più, sul consumatore, parte debole del contratto.

Può capitare, ad esempio, che la merce acquistata non sia consegnata al cliente, per inerzia del venditore, che contravvenga agli accordi contrattuali. In queste ipotesi la legge predispone molteplici soluzioni a tutela del consumatore. Nei casi come quello in questione, in cui il bene acquistato abbia uno scarso valore, sono da prediligere soluzioni alternative a quelle giudiziali. Non varrebbe la pena, infatti, per il consumatore trovarsi a pagare spese processuali di ammontare superiore rispetto al valore stesso del bene acquistato.

Pertanto, in questa sede, si porrà attenzione particolare ai rimedi alternativi a quelli processuali, fermo restando che il consumatore potrebbe sempre avviare, tramite il proprio avvocato, un’azione giudiziale (di vario tipo) per ottenere l’adempimento da parte della società o la restituzione del denaro versato.

Il punto di partenza, per capire come procedere, è sempre il contratto predisposto dalla società di e-commerce e accettato telematicamente dall’utente al momento dell’acquisto (in genere attraverso il “click” del mouse). Se in esso non è contenuto nessun riferimento alla consegna occorre riferirsi alla disciplina generale del “Codice del Consumo” [1]. Se non è stabilito diversamente nell’accordo, il professionista che, entro trenta giorni dalla trasmissione dell’ordinazione da parte del consumatore (cioè solitamente dalla data del pagamento), non esegua l’ordinazione della merce, per indisponibilità del bene (anche temporanea), è tenuto a rimborsare al cliente le somme eventualmente già corrisposte per l’acquisto del bene.

Il recesso

Nel caso in cui la società non adempia, nei modi appena descritti, un primo rimedio offerto dalla legge è il recesso dal contratto. Tale diritto consiste nella facoltà, data alle parti, di far cessare gli effetti del contratto e può essere liberamente esercitato anche in situazioni non patologiche. Stabilisce, infatti, il Codice del Consumo che il consumatore può recedere entro dieci giorni lavorativi dal ricevimento del bene acquistato, senza essere, per questo, soggetto a penalità e senza essere tenuto a specificare i motivi del recesso. Il consumatore ha comunque pieno diritto a esercitare il recesso anche se, come nel caso in questione, il bene acquistato on-line non sia stato ancora consegnato: sarebbe illogico interpretare la norma nel senso che il consumatore debba aspettare la consegna del bene per esercitare il diritto di recesso.

In sintesi, una prima forma di tutela per l’utente che non abbia ricevuto la merce, che non richiede il necessario intervento del giudice, è, pertanto, quella di inviare alla società di e-commerce una semplice comunicazione (attraverso raccomandata con avviso di ricevimento [2]), nella quale esprime la volontà di recedere dal contratto [3]. Il venditore è tenuto al rimborso del prezzo pagato dal consumatore per acquistare il bene, entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione [4]. Il professionista che non rimborsa il prezzo è punito con una sanzione pecuniaria [5].

Costituzione in mora

Passando a considerare un altro dei possibili rimedi per tutelare il cyber-consumatore che non abbia ricevuto la merce acquistata, vi è, poi, la possibilità di costituire in mora il professionista, prima di instaurare un’azione giudiziaria, per mancato adempimento agli obblighi contrattuali [6]. La società può essere costituita in mora dal consumatore attraverso un’intimazione scritta (per questo si parla di “intimazione ad adempiere”), da notificare previa raccomandata a/r, rivolta al venditore, con la quale si richiede di adempiere alle obbligazioni assunte con il contratto. Da tale intimazione la legge fa scaturire determinati effetti. Laddove, nonostante ciò, la società rimanga inadempiente, la costituzione in mora può rivelarsi funzionale all’attivazione di un giudizio civile.

Risoluzione del contratto per inadempimento

Restando sul piano delle tutele alternative a quelli giudiziali, occorre, infine, ricordare la cosiddetta “risoluzione del contratto per inadempimento”. Questo rimedio, a differenza del recesso, presuppone il mancato rispetto di una parte contrattuale degli accordi negoziali, e comporta la facoltà, in capo all’altra parte, di sciogliere gli effetti del contratto.

Esistono due forme di risoluzione: quella “giudiziale”, con la quale si chiede al giudice di dichiararla con sentenza, e quella “di diritto”, la quale non richiede l’attivazione di un processo. La risoluzione di diritto può avvenire in tre casi:

1) attraverso la cosiddetta “diffida ad adempiere[7]: il consumatore, che non abbia ricevuto la merce entro il termine previsto, può fissare per iscritto alla società di e-commerce un termine (generalmente di almeno quindici giorni) con la precisazione che scaduto tale termine, in mancanza di adempimento, il contratto “si intenderà senz’altro risolto”;

2) se nel contratto era previsto un “termine essenziale per l’adempimento (oltre il quale considerare ormai sciolto il contratto) [9], la risoluzione opera automaticamente per effetto della mancata consegna del bene, da parte del venditore, entro il termine originariamente pattuito;

3) se nel contratto è contenuta la cosiddetta “clausola risolutiva espressa[11]. Con questa clausola i contraenti convengono espressamente che il contratto si risolva nel caso in cui una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite. La risoluzione del contratto si verifica, di diritto, quando la parte interessata dichiara all’altra di volersi avvalere della clausola risolutiva.

 

Se il consumatore, che abbia stipulato il contratto online, non riceva il bene acquistato può avvalersi dei seguenti rimedi alternativi a quelli processuali:

1) recedere dal contratto, avvisando il venditore tramite raccomandata, con avviso di ricevimento, nella quale esprimere, per iscritto, la volontà di volersi avvalere della facoltà di recesso. In questa ipotesi non è necessaria la motivazione.

2) Costituire in mora la società di vendita on-line per inadempimento, previa raccomandata a/r, invitandola ad eseguire la consegna della merce ed avvertendo che, in caso di perdurante inadempienza, potrebbe essere avviata un’azione giudiziaria ai suoi danni.

3) Verificare l’esistenza dei presupposti per la risoluzione del contratto di diritto:

a – attraverso una lettura attenta del contratto si potrebbe, infatti, individuare l’esistenza di una clausola nella quale è stabilito che il contratto si risolve di diritto qualora non siano rispettati gli accordi contrattuali. In questo caso, per far valere la risoluzione per inadempimento, è sufficiente per l’acquirente del bene dichiarare, per iscritto con raccomandata a/r rivolta al venditore, di volersi avvalere della clausola risolutiva.

b – analizzando le clausole contrattuali si potrebbe, in alternativa, individuare al loro interno l’esistenza di un termine essenziale entro cui adempiere. Se l’altra parte non adempie entro il termine stabilito, il contratto è sciolto e il venditore è tenuto a restituire il prezzo pagato.

c – notificando alla società una raccomandata con la quale dare un termine (di almeno quindici giorni) per eseguire la consegna del bene, specificando che in mancanza il contratto si intende risolto di diritto (diffida ad adempiere).

note

[1] Di cui al D.lgs. n. 206/2005.

[2] In modo di consentire di provare la data del ricevimento

[3] Prima di compiere questa operazione è sempre bene leggere attentamente il contratto di acquisto: il recesso è normalmente gratuito ma potrebbe essere previsto in una clausola il pagamento di un prezzo per esercitare tale diritto (il Codice del Consumo, ad ogni modo, protegge il consumatore stabilendo che il diritto di recesso non è derogabile tramite accordo, se non nei casi previsti dalla legge).

[4] Art. 67 del Codice del Consumo.

[5] Da euro 516,00 a euro 5.665,00 ai sensi dell’art. 62 del Codice del Consumo.

[6] Ai sensi dell’art. 1219 Cod. civ.

[7] Ai sensi dell’art. 1454 Cod. civ.

[8] Ai sensi dell’art. 1457 Cod. civ.

[9] Ai sensi dell’art. 1456 Cod. civ.

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1 Commento

  1. Salve, ma nel caso di transazione tra privati, quale ad esempio un acquisto su piattaforma E-Bay, come si può procedere civilmente rispetto ad un privato di cui si conosce soltanto lo pseudonimo mostrato sul sito?

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