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Quota di casa in eredità: influisce sul reddito?

12 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Aprile 2019



Se ricevi in eredità una quota della proprietà di un appartamento, per il fisco il tuo reddito aumenta oppure no? Lo scoprirai leggendo questo articolo

Ricevi in eredità una quota della proprietà di una casa. Cominci a pensare a tutti gli adempimenti burocratici dei quali ti dovrai occupare e alle spese (soprattutto di carattere fiscale) a cui andrai incontro: dalla dichiarazione di successione all’imposta di successione, dall’imposta ipotecaria a quella catastale. Allo stesso tempo, però, capisci anche che questa proprietà, sia pure per quota, fa aumentare il tuo patrimonio. Ma incrementa anche il tuo reddito? La domanda ha un senso sia perché patrimonio e reddito sono concetti diversi e sia perché gli incrementi del reddito sono oggetto di attenzione da parte del fisco. Infatti, mentre il patrimonio è una grandezza, per così dire, statica, poiché fotografa la ricchezza di una persona in un certo momento, il reddito indica le variazioni di quella ricchezza nel corso del tempo, variazioni che sono rilevanti per il ministero dell’Economia e delle Finanze e per il suo braccio operativo, ossia l’Agenzia delle entrate. In effetti, il reddito influisce non soltanto sul pagamento di molte imposte – in primo luogo l’Irpef – ma anche sul diritto o meno di beneficiare di prestazioni sociali come, per esempio, l’assistenza domiciliare per disabili o persone non autosufficienti oppure le agevolazioni per gli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale. Quota di casa in eredità: influisce sul reddito? Te lo spiegherò in questo articolo.

Immobili ereditati: vanno dichiarati al fisco?

I redditi fondiari – cioè quelli prodotti da terreni e fabbricati che si trovano nel territorio italiano e che sono iscritti (o da iscriversi) al catasto [1] – fanno parte del reddito di chi possiede gli stessi immobili in quanto proprietario o titolare di altro diritto reale (per esempio, l’usufrutto) [2].

il fatto che la legge faccia riferimento a chi possiede il bene immobile è molto importante poiché, nel caso in cui, per esempio, vi siano un nudo proprietario e un usufruttuario di uno stesso appartamento, soltanto il secondo – in quanto, appunto, possessore – dovrà inserire il relativo reddito fondiario nella dichiarazione dei redditi.

Dunque, chi eredita anche solo una quota di proprietà di una casa è obbligato a riportare nella dichiarazione dei redditi, iniziando dalla data in cui si è aperta la successione – quella, cioè, della morte della persona della cui successione si tratta – il reddito fondiario prodotto dall’immobile ereditato.

Per la frazione dell’anno che ha preceduto l’apertura della successione, il reddito fondiario deve essere riportato nell’ultima dichiarazione che gli eredi saranno tenuti a fare per conto della persona deceduta.

Casi di esenzione dalla dichiarazione

Se percepisci solo un reddito da lavoro dipendente (dunque non avresti l’obbligo di effettuare la dichiarazione dei redditi) ed erediti una quota di proprietà di una casa, diventi obbligato a presentare tale dichiarazione se il tuo reddito complessivo annuo – cioè, il reddito da lavoro dipendente sommato a quello fondiario – risulta non inferiore a 8.000 euro. Va ricordato che da questo calcolo è escluso il reddito eventualmente derivante dalla casa di abitazione e dalle sue pertinenze.

Se l’immobile è locato contribuisce al reddito, in caso contrario il contribuente non è tenuto alla dichiarazione, a meno che l’appartamento non si trovi nello stesso comune dell’abitazione principale. In questo caso, infatti, l’immobile sarà soggetto sia all’Imu (Imposta municipale unica) e sia all’Irpef nella misura del 50% della rendita catastale, rivalutata del 5% e aumentata di 1/3.

Se invece l’immobile ereditato, non locato è ubicato in un comune diverso da quello dell’abitazione principale, esso non concorrerà a formare il reddito dell’erede, il quale sarà comunque tenuto a versare l’Imu.

Casa ereditata: influisce sull’Isee?

L’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) è un valore che rappresenta la situazione economica di un nucleo familiare e viene utilizzato per stabilire se una persona ha diritto o no (e, se sì, in che misura) a determinate prestazioni sociali.

Come si è visto sopra, per il fisco non conta tanto la pura e semplice proprietà bensì il possesso dell’immobile.

Dunque, per esempio, se i figli e il coniuge superstite (titolare del diritto di abitazione) ereditano dal coniuge deceduto quote di proprietà di un immobile, i figli che volessero richiedere l’isee non dovrebbero indicare le rispettive quote di proprietà sull’immobile nella Dsu (la dichiarazione sostitutiva unica con la quale si chiede il rilascio dell’Isee), ma dovrebbe essere la madre, in qualità di soggetto che esercita il diritto di abitazione, a dichiarare nella Dsu il proprio possesso al 100%.

note

[1] Art. 25 Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).

[2] Art. 26 Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir).


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