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Stop detrazioni e spending review in arrivo

12 Aprile 2019
Stop detrazioni e spending review in arrivo

Arriva il taglio sui bonus fiscali: il governo mette mano alle detrazioni e alle franchigie per finanziare i vecchi e i nuovi capitoli di spesa pubblica.

Se l’arrivo di una nuova tassa sulla prima casa per sanare (in parte) l’ultimo rialzo del deficit pubblico è ancora tutta da valutare, è certa invece una sonora spending review. Lo riferisce lo stesso Conte che, in questi giorni, ha anticipato le misure che starebbe vagliando insieme ai dei due vice premier. Allo scopo di scongiurare gli aumenti Iva e non impantanarsi in una manovra finanziaria bis (ma, di fatto, le nuove misure già lo sono), sul tavolo dell’esecutivo vi è un’ampia sforbiciata alle detrazioni fiscali. 

Insomma, si annunciano tagli alla spesa, invocando quella spending review che ha finora prodotto solo nomine di commissari e un succedersi di proposte finite nel nulla. 

La caccia alle risorse per puntellare la prossima manovra è di fatto già partita. L’obiettivo è recuperare qualcosa come 46,6 miliardi di euro, di cui solo 23 per disinnescare le clausole di salvaguardia: una cifra enorme! E se non ci riusciremo, vedremo, tra poco meno di un anno, l’Iva balzare dal 22% al 26,5%: un salasso quando andremo al supermercato a fare la spesa o acquisteremo un cellulare o qualsiasi altro oggetto di uso comune. Non a caso nelle ultime versioni di una delle sezioni del Def si legge che «allo scopo di ridurre l’indebitamento sarà anche necessario compiere un paziente lavoro di revisione della spesa corrente dell’amministrazione pubblica e delle agevolazioni fiscali. Tale lavoro porterà a un primo pacchetto di misure già nella Legge di Bilancio per il 2020».

Il governo cerca subito 23 miliardi tra privatizzazioni e tagli alla spesa. Spese in parte destinate ai benefici fiscali

Ma cosa ci aspetta? A quali benefici gli italiani dovranno rinunciare? Quali sono le detrazioni che verranno cancellate? Ecco quanto è trapelato.

Nel piano del governo ci sono innanzitutto le privatizzazioni (strana proposta per una maggioranza che costantemente amplia la presenza della mano pubblica nell’economia) e la vendita di alcuni beni dello Stato. 

Poi si passa ai benefici fiscali. È molto probabile, se non scontato, che le detrazioni sulle ristrutturazioni in casa e sugli acquisti dei mobili passeranno dall’attuale 50% al 35% (salvo proroga dell’ultimo minuto): un capitolo, questo, che ha sino ad oggi consentito al mercato immobiliare di restare (seppur a stento) a galla nonostante la crisi. 

Il Sole 24 Ore in edicola ieri parla anche di uno stop al bonus Renzi degli 80 euro in busta paga. 

Def e Pnr forniscono soltanto alcune indicazioni sui criteri che il Governo intende adottare per il disboscamento della giungla degli sconti fiscali anche per finanziare la nuova “tassa piatta” sui lavoratori dipendenti.

Spese mediche: arriva il taglio

Si parla poi di un taglio orizzontale (fino a 4 punti percentuali) delle detrazioni Irpef del 19%, comprese quelle sui mutui prima casa e sulle spese sanitarie, introducendo un sistema di franchigie con una soglia a 300 euro.

Già alla vigilia dell’ultima legge di bilancio, del resto, si parlava di una riduzione dell’attuale detrazione del 19% al 17%. In altre parole: oggi, puoi recuperare il 19% su quello che spendi per visite mediche, esami o farmaci (attraverso il famoso scontrino parlante delle farmacie) su quello che eccede dalla franchigia di 129,11 euro. L’idea del Governo è che tu possa recuperare soltanto il 17%, cioè il 2% in meno. Lo stesso vale per le spese legate alle rate del mutuo o alle tasse universitarie dei figli. Insomma, se su una spesa di 500 euro per curare la tua salute (cifra abbastanza facile da raggiungere visto che, ad esempio, in Lombardia una sola Tac costa 66 euro) oggi recuperi 95 euro, con la riforma potrai riavere 85 euro, cioè 10 euro in meno. 

Cifre simili per quanto riguarda le spese universitarie, visto che il tetto massimo detraibile (in alcuni casi ben inferiore da quello che realmente si spende) si avvicina molto ai 4.000 euro dei mutui.

«In linea con il Contratto di Governo – si legge nelle ultime bozze di Pnr -, la progressiva introduzione della flat tax ridurrà il cuneo fiscale sul lavoro e sarà coperta da una riduzione delle spese fiscali». Quanto ai criteri veri e propri, sempre nel Pnr si evidenzia che saranno salvaguardati i bonus destinati «al sostegno alla famiglia e alle persone con disabilità».  


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