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Video prova: ultime sentenze

3 Maggio 2019
Video prova: ultime sentenze

Videoregistrazioni; riprese; prova; inutilizzabilità; fascicolo del pm; procedimento penale; processo penale; comportamenti comunicativi; prove atipiche; tutela della privacy.

Con riferimento alle videoregistrazioni occorre fare una distinzione fra quelle che comportano l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni e quelle relative a comportamenti non comunicativi che non fanno insorgere un problema di limitazione della libertà e segretezza delle comunicazioni. Pertanto, le riprese video di comportamenti non comunicativi rientrano tra le prove atipiche; l’unico limite che incontrano è quello di non pregiudicare la libertà morale della persona.

Giudizio abbreviato: sono utilizzabili le immagini di videosorveglianza?

La scelta del rito speciale del giudizio abbreviato consente di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari, un valore probatorio di cui sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forme ordinarie.

Pertanto sono pienamente utilizzabili tutti a fini di prova tutti gli atti inseriti nel fascicolo del pubblico ministero, non viziati da inutilizzabilità patologica – inerente agli atti probatori assunti contra legem – ivi comprese, quale prova documentale, le immagini delle telecamere di video – sorveglianza.

Tribunale Taranto sez. I, 07/07/2017, n.1410

Video riprese: uso nel procedimento penale 

Sono pienamente utilizzabili nel procedimento penale le video riprese realizzate all’interno, all’esterno di un ufficio postale e in strada pur in mancanza dell’apposizione dell’avviso “area video sorvegliata” prescritto dagli artt. 11 e 13 del D.Lgs. n. 196 del 2003, in quanto la violazione della disciplina a tutela della privacy non può costituire uno sbarramento rispetto alle preminenti esigenze di accertamento del processo penale.

Cassazione penale sez. II, 21/04/2017, n.28367

Videoriprese di comportamenti non comunicativi: sono intercettazioni?

Costituiscono prove atipiche ai sensi dell’art. 189 cod. proc. pen., con conseguente inapplicabilità della disciplina sulle intercettazioni, le videoriprese di comportamenti non aventi contenuto comunicativo effettuate in luogo pubblico, aperto o esposto al pubblico, dovendosi intendere, invece, per comportamenti comunicativi, intercettabili solo previo provvedimento di autorizzazione dell’A.G., quelli finalizzati a trasmettere il contenuto di un pensiero mediante la parola, i gesti, le espressioni fisiognomiche o altri atteggiamenti idonei a manifestarlo.

(Fattispecie in cui la S.C. ha annullato il provvedimento del tribunale del riesame, in quanto fondato sulle risultanze di intercettazioni ambientali – consistenti in riprese audio-video contenenti messaggi, parole e gesti comunicativi – inutilizzabili, per mancanza in atti dei decreti di autorizzazione e dei successivi provvedimenti di proroga).

Cassazione penale sez. VI, 04/11/2016, n.52595

Video per valutare la legittimità del recesso datoriale

Il mero disconoscimento, operato in prima udienza dal lavoratore, della data e dell’ora del video che lo ritrae mentre esegue lavori sul tetto della propria abitazione nel periodo di malattia, non è idoneo, alla stregua dell’art. 2712 c.c., a contestare la relazione di identità tra la realtà riprodotta e quella fattuale, e, determinando l’accertamento della circostanza che, così come oggetto della riproduzione tecnica, egli si era effettivamente trovato sul lastrico solare della propria abitazione a svolgere attività documentate dal video e per il tempo risultante dal filmato, consente l’utilizzabilità di dette risultanze ai fini della decisione sulla legittimità del recesso datoriale.

Cassazione civile sez. lav., 21/09/2016, n.18507

Video e indagini preliminari

Non è necessaria alcuna sottoscrizione per l’utilizzo processuale di riprese video effettuate fuori dalle indagini preliminari.

Le riprese video effettuate al di fuori delle indagini preliminari sono prove documentali contenenti la descrizione immediata di un fatto, acquisibili ex art. 234 cod. proc. pen. e utilizzabili processualmente senza necessità di alcuna sottoscrizione, spettando al giudice di accertarne, caso per caso, l’autenticità.

Cassazione penale sez. III, 13/09/2016, n.46156

Video pornografici inviati su Facebook

In tema di applicazione di misure cautelari personali, i gravi indizi di colpevolezza non costituiscono le prove per dimostrare la responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio ma elementi tali da poter fare una prognosi positiva sulla futura acquisizione delle stesse.

(Nel caso di specie, si trattava di un soggetto che aveva adescato minorenni attraverso vari profili di Facebook inviando numerosi video pornografici che riproducevano un uomo che si masturbava, ed avendo la Polizia Postale individuato i profili Facebook utilizzati per contattare le ragazze minorenni cui erano associati indirizzi IP specificatamente identificati, risalendo poi all’acquisizione di tabulati telefonici all’utenza intestata all’indagato, sussistevano i gravi indizi di colpevolezza).

Ufficio Indagini preliminari Bari, 09/12/2015

Videoregistrazioni effettuate dai privati: sono prove documentali?

Le videoregistrazioni effettuate dai privati con telecamere di sicurezza sono prove documentali, acquisibili ex art. 234 c.p.p., sicché i fotogrammi estrapolati da detti filmati ed inseriti in annotazioni di servizio non possono essere considerate prove illegittimamente acquisite e non ricadono nella sanzione processuale di inutilizzabilità.

Cassazione penale sez. II, 04/02/2015, n.6515

Valutazione delle prove documentali

Il giudice di appello, per riformare “in peius” una sentenza di assoluzione, non è obbligato – in base all’art. 6 Cedu, così come interpretato dalla Corte EDU del 5 luglio 2011, Dan c. Moldavia – alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale quando compie una diversa valutazione di prove non dichiarative, ma documentali (nella specie, una ripresa video).

Cassazione penale sez. II, 25/02/2014, n.13233

Rinnovazione dell’istruzione dibattimentale

In tema di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale, ex art. 603, comma 2, c.p.p., il giudice di appello è tenuto a disporre la rinnovazione delle nuove prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, salvo il limite costituito da richieste di prove vietate dalla legge o manifestamente superflue o irrilevanti; diversamente nell’ipotesi contemplata dall’art. 603, comma 1, c.p.p., la rinnovazione è subordinata alla condizione che il giudice ritenga, nell’ambito della propria discrezionalità, che i dati probatori già acquisiti siano incerti e che l’incombente processuale richiesto rivesta carattere di decisività.

(Nella specie si trattava dell’acquisizione di un supporto audio-video, costituente prova nuova perché acquisito dopo la sentenza di primo grado).

Cassazione penale sez. II, 10/05/2012, n.31065

Videoregistrazioni: possono essere eseguite all’interno del domicilio?

In tema di videoregistrazioni occorre distinguere fra quelle che implicano l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni, disciplinate dagli artt. 266 ss. c.p.p., e quelle relative a comportamenti “non comunicativi”, sprovviste di apposita disciplina e non equiparabili alle prime, in quanto queste ultime non pongono un problema di limitazione della libertà e segretezza delle comunicazioni.

Ne consegue, pertanto, che le riprese video di comportamenti “non comunicativi” – anche se eseguite dalla polizia giudiziaria di propria iniziativa – vanno incluse nella categoria delle prove atipiche e sono soggette alla disciplina dettata dall’art. 189 c.p.p. ed incontrano l’unico limite di non pregiudicare la libertà morale della persona.

In particolare, tali videoregistrazioni non possono essere eseguite all’interno del “domicilio”, in quanto l’invasione della sfera della libertà domiciliare è lesiva dell’art. 14 Cost.; ove invece effettuate altrove, esse sono lecite e, costituendo prova irripetibile, sono utilizzabili e possono essere validamente acquisite anche al fascicolo del dibattimento.

Quanto alla nozione di domicilio, non vi rientra il locale di un ufficio pubblico, ove pure questo costituisca il luogo di lavoro dell’indagato, atteso che esso manca di quelle caratteristiche di esclusività e stabilità del godimento da parte della persona videoripresa.

Cassazione penale sez. II, 26/05/2011, n.31630

Riprese e licenziamento del lavoratore

Nel rito del lavoro, in deroga al generale divieto di nuove prove in appello, è possibile l’ammissione di nuovi documenti, su richiesta di parte o anche d’ufficio, solo nel caso in cui essi abbiano una speciale efficacia dimostrativa e siano ritenuti dal giudice indispensabili ai fini della decisione della causa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione del giudice di appello di consentire l’utilizzazione delle riprese video dell’ambiente in cui, secondo la motivazione del licenziamento, era avvenuta l’apprensione indebita di un plico contenente valori da parte del lavoratore, visto che tali riprese apparivano potenzialmente idonee a evidenziare la commissione dell’illecito contestato).

Cassazione civile sez. lav., 22/03/2011, n.6498

note

Autore immagine: videoregistrazioni di MemoryMan


2 Commenti

  1. Sono un militare. Su whatsapp ho ricevuto un video da un collega che faceva gli auguri di natale vestito in uniforme (nessuno scandalo a parte che alla fine ha salutato con la pistola in mano). Il video è diventato virale dopo che l’autore lo ha inviato ad altri colleghi e persone. Chi lo ha ricevuto e condiviso ha commesso qualche reato? Io ho condiviso il video solo con altri miei colleghi, anche di altre caserme.

    1. La condivisione di video illeciti è di per sé elemento configurabile il reato che porta in grembo il clip girato.Ad esempio, in tema di apologia del terrorismo, è stato stabilito che la condivisione di video di propaganda dell’ISIS sui social network, rafforzata dall’approvazione dei relativi contenuti attraverso l’opzione ‘mi piace’, è idonea alla configurazione di quel reato (Cassazione penale, sez. V, 25/09/2017, n. 55418).Come anche la condivisione di video osceni (a contenuto pedopornografico) che, per ciò stesso, provoca nel soggetto che ha operato l’inoltro ad altri contatti la configurabilità del reato di diffusione di materiale pedopornografico.Mentre si è stabilito che la condivisione di video osceni non configura il reato di molestia poiché non disturberebbe la persona nel senso tradizionale intesto dal codice penale, come invece potrebbe accadere con la classica telefonata, potendo il destinatario bloccare il contatto del mittente, così non ricevendo più alcuna forma di fastidio.Fatta questa doverosa premessa, nel caso specifico, occorrerà verificare se il video condiviso possa configurare o meno una condotta illecita, configurante un reato, o un atteggiamento che, se diffuso, possa provocare un danno all’autore (ad esempio, diffamazione della propria figura professionale).Infatti, nel caso di WhatsApp, se Tizio invia a Caio un video (non è dato sapere neanche se il video è stato trafugato) e Caio lo invia al lettore, non significa che quest’ultimo sarà autorizzato ad inviarlo a Sempronio.Ad ogni modo, il video in questione non dovrebbe creare dei problemi al soggetto interessato (neanche dal punto di vista disciplinare); tuttavia, onde evitare problematiche di qualsiasi tipo, si consiglia al lettore di eliminare la condivisione effettuata con gli altri account, in modo tale da limitare la prova della sua condotta.Non dovrebbe succedere nulla al lettore, poiché nella fattispecie in esame, nella peggiore delle ipotesi, il soggetto dovrebbe rivalersi solo nei confronti di chi sia stato il primo a condividere quel video con altri soggetti non autorizzati.Tuttavia, per evitare l’insorgere di qualsiasi responsabilità, è buona cosa limitare qualsiasi traccia (non eliminare poiché, in questo caso, sarebbe impossibile cancellare contenuti già scaricati nel cellulare di altri).

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