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Adozione: diritti dell’adottato e diritti dei genitori biologici

4 Maggio 2019
Adozione: diritti dell’adottato e diritti dei genitori biologici

Una bimba di 6 anni, data in affidamento definitivo ad altra famiglia ma cosciente di avere una madre e parenti propri, alla maggior età può liberamente riprendere contatto con la sua vera famiglia ed averne i benefici economici a lei riservati? Lo può fare anche a 16 anni? 

Innanzitutto occorre precisare che quello che il lettore chiama “affidamento definitivo” per la legge italiana (la n. 184 del 1983) si chiama adozione che viene decisa (con sentenza) dal Tribunale per i minorenni dopo che sia passato un anno dall’affidamento cosiddetto preadottivo.

Gli effetti dell’adozione, in base alla legge, sono i seguenti:

– il minore adottato acquista lo stato (cioè la posizione ed i diritti) di figlio nato nel matrimonio dei genitori adottanti;

– il minore adottato assume il cognome del padre adottivo;

– cessano per la legge i rapporti del minore adottato con la famiglia d’origine (cioè con i genitori biologici);

– qualunque certificato dello stato civile (ad esempio il certificato di nascita del minore) deve essere rilasciato con l’indicazione del nuovo cognome (quello del padre adottivo) e senza alcun riferimento invece ai genitori biologici del minore (cioè a coloro che hanno messo al mondo il minore);

– l’ufficiale di stato civile, l’ufficiale di anagrafe e qualsiasi altro ente pubblico o privato o autorità o pubblico ufficiale, devono rifiutarsi di fornire notizie, informazioni, certificati,

estratti e copie dai quali si possa risalire ai genitori biologici, a meno che non ci sia un’espressa autorizzazione dell’autorità giudiziaria;

– l’identità dei genitori biologici (che sono, si ripete, coloro i quali hanno generato il minore) può essere rivelata ai genitori adottivi solo su autorizzazione del tribunale per i minorenni e solo se ci siano gravi e comprovarti motivi;

– l’adottato, quando avrà raggiunto i 25 anni, avrà diritto ad accedere alle informazioni sulle sue origini e sulla identità dei propri genitori biologici;

– l’adottato, quando avrà raggiunto i 18 anni, avrà diritto ad accedere alle informazioni sulle sue origini e sulla identità dei propri genitori biologici solo se sussistono gravi e comprovati motivi con riferimento alla sua salute psico – fisica e su autorizzazione del tribunale dei minorenni al quale dovrà presentare apposita istanza.

Perciò, se il minore adottato non conosce chi siano i suoi genitori biologici, avrà diritto di saperlo solo quando avrà raggiunto i 25 anni (oppure quando avrà raggiunto i 18 anni ma, a questa età, solo se ci siano gravi motivi legati alla sua salute psico fisica).

Se, invece, il minore adottato è comunque riuscito a sapere in un altro modo (ad esempio attraverso ricerche su Internet) chi siano i propri genitori biologici (cioè coloro che l’hanno messo al mondo), fino a quando non avrà raggiunto i 18 anni è opportuno e necessario che egli li frequenti solo con il consenso e secondo le modalità stabilite dai suoi genitori adottivi (che, per la legge, sono gli unici genitori titolari della potestà genitoriale):

– se infatti un minore che abbia superato i 14 anni viene sottratto ai suoi genitori per un tempo apprezzabile oltre quello consentito dai genitori stessi, anche se il minore è consenziente, oppure viene trattenuto, contro la volontà dei suoi genitori, si commette il reato di sottrazione consensuale di minorenni previsto dall’articolo 573 del codice penale;

– mentre se un minore al di sotto dei 14 anni viene sottratto ai suoi genitori o viene trattenuto contro la volontà dei suoi genitori, oppure se un minore che abbia superato i 14 anni viene sottratto ai suoi genitori o trattenuto senza il suo consenso, si commette il reato di sottrazione di persone incapaci previsto dall’articolo 574 del codice penale.

Ovviamente, dopo che l’adottato avrà compiuto i 18 anni potrà frequentare liberamente chi desidera.

Infine, per quello che riguarda i rapporti economici con i genitori biologici, si è detto che con l’adozione cessano per la legge i rapporti con la famiglia di origine e, perciò, l’adottato non è più legalmente il figlio di chi l’ha messo al mondo e, perciò, non sarà considerato erede legittimo del padre e della madre biologica.

Questo vuol dire che chi viene adottato non ha diritto alla cosiddetta quota legittima sull’eredità dei suoi genitori biologici: chi viene adottato, perciò, non ha diritto a quella quota sull’eredità del padre e della madre biologici che per legge spetta ai figli.

I suoi genitori biologici potranno comunque, se vorranno, lasciare nel loro testamento al loro figlio che è stato adottato da altri (che, si ripete, per la legge non è più né figlio, né erede legittimo) la cosiddetta quota disponibile, cioè ciò che resta dell’eredità una volta che siano state attribuite le quote al coniuge ed ai figli.

Se, invece, il padre e la madre biologici non lasciassero alcun testamento, al loro figlio naturale che è stato adottato da altri non spetterà nulla.

Infine, i genitori biologici potranno anche fare durante la loro vita delle donazioni al loro figlio che sia stato adottato da altri, ma queste donazioni non potranno intaccare e ledere le quote di eredità che per legge spettano al coniuge ed ai figli: in caso contrario, l’erede legittimo di chi fece quelle donazioni potrà agire contro il donatario (cioè contro il figlio adottato da latri che ha ricevuto la donazione) per ridurre la donazione in modo da recuperare l’intera sua quota legittima di eredità.

Per spiegare meglio:

se il padre biologico della bimba che ora ha 6 anni dovesse donarle una casa e si accertasse, una volta che il padre sarà defunto, che questa donazione abbia intaccato e leso le quote di eredità legittima spettanti alla moglie e/o ai figli (legittimi e non adottati da altre persone) del padre biologico della attuale bimba di 6 anni, allora la moglie e/o i figli del padre biologico della attuale bimba potranno chiedere la “riduzione” della donazione della casa fatta alla bimba (ormai diventata adulta) in modo da ottenere (anche in denaro) dalla bimba (ormai diventata adulta) ciò che dovesse mancare al valore della quota legittima di eredità a loro spettante.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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