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Cosa significa assegno non trasferibile?

15 Aprile 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Aprile 2019



Qual è la differenza con i normali assegni? Lo si può girare ad una terza persona? C’è una scadenza per incassarlo? Esiste un limite di importo?

Devi fare un pagamento e ti chiedono che, se non usi contanti o carta di credito, utilizzi un assegno non trasferibile. E se non sei pratico dei libretti, forse ti chiederai: che cosa significa assegno non trasferibile? Il concetto è molto semplice: è un sistema per «blindare» un assegno, in maniera tale che nessuno lo possa incassare al di fuori della persona a cui devi fare il pagamento. Immagina, ad esempio, che devi ricevere un pacco a casa con un acquisto che hai fatto online e che sia previsto il pagamento alla consegna. La persona che ti porta l’oggetto che hai comprato è sicuramente affidabile ma non vuoi correre rischi. Anziché pagare in contanti vuoi fare un assegno. Il fattorino non è assistito dalla fortuna e perde l’assegno che gli hai dato. Chiunque lo trovi potrebbe andare in banca ed incassare l’importo? No, se sei stato prevenuto: ecco cosa significa assegno non trasferibile: impedire che un pagamento vada a buon fine perché qualcuno ha riscosso i soldi al posto del vero destinatario. Ci sono, comunque, dei limiti e delle regole da rispettare per poter fare un assegno non trasferibile, pena una sanzione piuttosto salata. Vediamo come funziona questo sistema di pagamento.

Assegno non trasferibile: che cos’è?

L’assegno non trasferibile, dunque, è uno strumento diverso dal normale assegno utilizzato per pagare una somma di denaro. La sua caratteristica principale è il fatto che nessuno più incassare l’importo riportato se non quello di chi ha apposto la clausola di non trasferibilità.

Si tratta pertanto di un assegno nominativo destinato ad una sola persona o società, l’unica che può versare sul proprio conto la cifra indicata. Non possibile, infatti, girare l’assegno ad un’altra persona per fare un pagamento ad un terzo. Al momento di incassarlo, è necessario esibire un documento d’identità.

Assegno non trasferibile: ci sono dei limiti sull’importo?

Come dicevamo, l’assegno non trasferibile ha delle caratteristiche particolari rispetto all’assegno tradizionale. Una di queste riguarda l’importo. Nulla ti vieta di fare un assegno non trasferibile anche per pagare 200 euro quando ti compri un paio di scarpe. Ma l’assegno diventa tale oltre una certa soglia.

Fino ad aprile 2008 tale limite era fissato a 12.500 euro, dopodiché è stato gradualmente ridotto fino arrivare all’attuale soglia di 1.000 euro. Ciò significa che qualsiasi assegno pari o superiore a questo importo deve diventare automaticamente ed obbligatoriamente non trasferibile.

Questo ha portato le banche a consegnare prioritariamente ai loro clienti dei libretti di assegni di questo tipo con la clausola prestampata. Sarà il correntista, eventualmente, a chiedere degli assegni tradizionali, dietro il pagamento di un’imposta di bollo per ogni modulo di 1,50 euro. L’imposta viene versata attraverso la stessa banca.

Assegno non trasferibile barrato: che cosa significa?

Altra caratteristica che distingue l’assegno non trasferibile è la possibilità di emetterne uno barrato. Che cosa significa? Questo assegno riporta una doppia barra sul lato anteriore che indica l’obbligo di pagare l’importo soltanto a un’altra banca o ad un cliente della stessa banca di chi ha emesso l’assegno.

Lo scopo, dunque, dell’assegno barrato è quello di impedire che venga incassato da chi non ha alcun conto corrente. Si può dire che si tratta di una sicurezza in più.

Assegno non trasferibile: c’è una scadenza?

Se vieni pagato con un assegno non trasferibile, non lasciarlo nel dimenticatoio ed incassalo in breve termine. Non perché tu non possa avere i tuoi soldi anche dopo uno o due mesi ma perché, trascorso un certo periodo di tempo, se sorge qualche problema con la disponibilità economica di chi te lo ha consegnato non potrai fare più nulla.

Quali sono questi termini, chiamiamolo così, di «prescrizione» o di scadenza di un assegno? 8 giorni se si tratta di un titolo di pagamento sula stessa piazza della banca che te lo deve pagare, 15 giorni se l’assegno è fuori piazza.

Questo, come detto, non ti impedisce di incassare l’assegno anche dopo 20, 30 o 40 giorni dopo la data in cui è stato emesso. Ti verrà, comunque, pagato. Sempre che, però, chi te lo ha firmato abbia i soldi necessari sul conto corrente. In caso contrario, buttalo via: non potrai pretendere nulla da lui.

Significa che se ti presenti ad incassare l’assegno su piazza entro 8 giorni o quello fuori piazza entro 15 giorni ed il tuo debitore ha il conto vuoto, hai la possibilità di rifarti su di lui. Trascorso quel tempo, quando arrivi in banca devi solo pregare che sul suo conto ci sia la disponibilità sufficiente per ricevere quanto ti spetta e che la persona che lo ha firmato non lo abbia annullato, cosa che può fare legittimamente.

Assegno non trasferibile: quali sanzioni per quelli irregolari?

Attenzione, dunque, a come si compila un assegno non trasferibile, cioè a segnalare la clausola della non trasferibilità al di sopra di un certo importo. La legge antiriciclaggio è piuttosto severa a questo proposito. Se la clausola o le indicazioni del destinatario non vengono riportate sugli assegni di importo superiore ai 12.500 euro, ci sono delle sanzioni amministrative che vanno dall’1% al 40% dell’importo stesso, partendo da una sanzione minima di 3.000 euro.

Se la violazione non supera i 250mila euro, è possibile pagare una sanzione ridotta del 2% dell’importo, purché venga versata entro 60 giorni dalla notifica.

E non sarà colpa soltanto di chi ha compilato male l’assegno: si ritengono responsabili in solido sia lui sia il beneficiario. Quindi, è bene che ti faccia attenzione alla correttezza dell’assegno non solo quando lo devi firmare ma anche quando lo ricevi.

note

Immagine: Firma di un assegno, autore LightField Studios


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