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Figlio piccolo invalido: indennità di frequenza e di accompagnamento

11 Maggio 2019
Figlio piccolo invalido: indennità di frequenza e di accompagnamento

Ho un figlio minorenne a carico riconosciuto invalido al 100%. L’anno scorso percepiva 517€ di invalidità più 870€ tra accompagnamento e assegno di cura, quest’anno gli sono stati cancellati gli 870€ perchè ho una discreta somma di denaro in banca. Cosa dovrei fare per riavere gli 870€? Dovrei disinvestire il tutto e mettere i soldi sotto il materasso?  

In base a quanto riferito dal lettore riguardo alle condizioni di suo figlio ed alle prestazioni percepite, si può immaginare che al figlio spetti, per via dell’invalidità, l’assegno di frequenza, che ammonta, salvo il diritto a particolari maggiorazioni, a 285,66 euro mensili. Per le soglie di reddito utili alla spettanza dell’indennità di frequenza, si ha riguardo soltanto al reddito personale, dell’interessato, e non ai redditi, ai beni ed al patrimonio dei membri del nucleo familiare. 

Dovrebbe poi spettare l’indennità di accompagnamento (Legge 18/1980), alla quale hanno diritto gli invalidi al 100% impossibilitati a deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore o a compiere gli atti quotidiani della vita. L’indennità di accompagnamento è una prestazione non soggetta alla prova dei mezzi: in sostanza, non è stabilita alcuna soglia di reddito massimo, per il diritto all’accompagno, né si ha riguardo ai redditi, ai beni o al patrimonio propri e dei componenti il nucleo familiare. L’ammontare mensile è pari a 517,84 euro, per l’anno 2019. 

È dunque molto strano che l’indennità di accompagnamento sia stata decurtata per via dei risparmi bancari, considerato che non si tratta di una prestazione sottoposta alla prova dei mezzi. Salvo che non si tratti dell’accompagno di cui alla Legge 18/1980, ma di un’altra prestazione equivalente, con la medesima finalità. 

Per quanto riguarda l’assegno di cura, si tratta di un intervento regolamentato su base locale, con una disciplina che varia a seconda della regione, della provincia e del comune di appartenenza. Si può immaginare che, nel caso specifico, la prestazione sia stata subordinata al rispetto di una soglia Isee massima (l’indicatore della situazione economica equivalente, che è influenzato anche dal patrimonio mobiliare dei membri del nucleo familiare), o a un differente indicatore (come l’Isp, l’indicatore della situazione patrimoniale), o comunque siano stati previsti dei limiti massimi relativi al patrimonio mobiliare familiare, per aver diritto alla prestazione. 

Nel patrimonio mobiliare familiare, in particolare, rientrano:

– Depositi e conti correnti bancari e postali 

– Conto corrente estero 

– Carte prepagate ricaricabili aventi un proprio iban 

– Libretti a risparmio libero/vincolato(tutte le forme di deposito libero o vincolato, i libretti nominativi o al portatore, sia bancari, che postali e coop) 

– Conto terzi individuale/globale 

– Deposito titoli di massa o in serie, nominativi o al portatore o all’ordine, azioni, depositi a custodia per i fondi di qualsiasi tipologia (speculativi, di reddito, di accumulo, di investimento mobiliare) 

– Titoli di Stato ed equiparati, obbligazioni 

– Carte di credito prepagate ricaricabili senza un proprio iban 

– Rapporto fiduciario ex legge n. 1966 del 1939 

– Gestione collettiva del risparmio (SGR e OICR), SICAV, sia italiano sia estero 

– Certificati di deposito e buoni fruttiferi anche postali 

– Assicurazione mista sulla vita e di capitalizzazione, polizze vita Unit-linked 

– Partecipazioni azionarie in società italiane ed estere quotate in mercati regolamentati 

– Partecipazioni in società non azionarie e partecipazioni azionarie in società non quotate in mercati regolamentati 

– Ditta individuale (patrimonio netto) 

– Altri strumenti e rapporti finanziari (es. lingotti d’oro). 

Alla somma del patrimonio mobiliare si sottrae, fino a concorrenza, una franchigia: 

– pari a 6.000euro; 

– incrementata di 2.000euro per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo fino ad un importo massimo di 10.000euro. 

Quest’ultimo importo viene incrementato, ulteriormente, di 1.000euro per ogni figlio componente il nucleo familiare successivo al secondo. 

L’assicurazione vita deve essere dichiarata nell’Isee solo se si tratta di contratti di assicurazione mista sulla vita e di capitalizzazione (non vanno dichiarate le polizze di puro rischio morte, ossia quelle che prevedono un risarcimento solo in caso di morte dell’assicurato), e solo se è trascorso il periodo durante il quale il contraente non aveva diritto al riscatto dei premi (si tratta di solito dei primi 5 anni, ma possono essere previsti tempi diversi). Il valore da considerare è quello di tutti i premi pagati fino al 31 dicembre dell’anno precedente a quello della dichiarazione, sulla base dell’attestazione dei premi pagati rilasciata dalla società assicuratrice. 

Non deve essere indicato il capitale versato in relazione a fondi di previdenza complementare (PIP) e fondi pensione. 

Il lettore parla di una somma in banca e di un investimento. Non si sa di quale genere d’investimento si tratti, ma se non consiste in un’assicurazione vita (non mista), in PIP o fondi pensione, deve essere dichiarato nell’Isee. 

Disinvestire e ritirare la somma in contanti, se si tratta di una cifra consistente, può comportare un accertamento fiscale, oltre a essere un’operazione che espone al rischio di furti. 

L’unica soluzione potrebbe essere un investimento in PIP o fondi pensione, in quanto, allo stato attuale, non devono essere dichiarati nell’Isee. Riguardo alla convenienza economica dell’operazione, tuttavia, il lettore dovrebbe rivolgersi a un esperto del settore, e confrontare la convenienza di questa forma d’investimento con quella attualmente in essere. Peraltro, non è detto che in futuro non possa sorgere l’obbligo di dichiarare anche i PIP ed i fondi pensione nell’Isee. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 


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