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Incidente stradale: è valida la testimonianza del coniuge?

11 Maggio 2019
Incidente stradale: è valida la testimonianza del coniuge?

Ho avuto un incidente stradale e alla controparte, alla quale non hanno dato nessuna responsabilità aveva il marito a bordo della vettura, che è stato ascoltato come testimone. È regolare ciò?

Alla luce del quesito posto dal lettore è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Testimonianza e coniuge della parte in causa: compatibilità

Nell’ambito di un procedimento civile, la testimonianza rappresenta una prova di grande importanza.

Non sempre, infatti, chi promuove una causa ha la possibilità di provare il proprio diritto avvalendosi di un’eventuale documentazione. Pertanto, in molti casi, la testimonianza si rende necessaria quale unica prova per dimostrare le proprie ragioni, ad esempio dimostrando che la responsabilità di un incidente d’auto è tutta da attribuire alla controparte.

Chiarita, pertanto, con estrema sintesi l’importanza delle dichiarazioni testimoniali, un aspetto rilevante di questa particolare prova processuale è sicuramente capire se sia possibile testimoniare o meno anche per i parenti della parte in causa. Il legame affettivo tra gli stessi, infatti, potrebbe far pensare ad un interesse a favorire il parente coinvolto nel processo e, quindi, tendenzialmente si potrebbe pensare che una testimonianza di questo tipo possa essere inammissibile, invalida o comunque del tutto inattendibile. Tuttavia non è così.

Secondo la legge, infatti, i parenti stretti di una persona parte in causa sono legittimamente ammessi a testimoniare, senza alcun vincolo o limitazione a riguardo. Non esiste un divieto in tal senso e pertanto anche il coniuge piuttosto che un figlio o una sorella possono essere chiamati a raccontare fatti e circostanze rilevanti ai fini del processo in corso.

Per la verità, molti anni orsono esisteva un divieto del genere, ma la Corte Costituzionale [1] chiarì che si trattava di una norma illegittima e, pertanto, da allora non è più in vigore.

Resterebbe, quindi, soltanto da superare la questione dell’attendibilità, poiché se sei un parente della parte in causa si potrebbe semplicemente pensare che sarai portato a testimoniare favorevolmente per la medesima. Tuttavia anche per questo aspetto non è così.

Secondo infatti il consolidato orientamento della Cassazione [2] non è possibile concludere a priori che il testimone in questione possa essere inattendibile, sol perché parente della parte. Una testimonianza del genere sarebbe pertanto possibile e, perché no, anche valutata come attendibile, visto che il giudice non sarebbe tenuto necessariamente a riscontrarne l’attendibilità diversamente.

CASO CONCRETO

Nella causa relativa all’incidente stradale in cui il lettore è stato coinvolto, il marito della sua controparte aveva pieno titolo per rendere la testimonianza e la stessa non sarebbe irregolare di per sé. 

Non c’era infatti alcuna incompatibilità di legge che potesse in qualche modo precludergli questa facoltà, sol perché coniuge della parte in causa.

Né l’avvocato del lettore avrebbe potuto sollevare o far rilevare l’eventuale eccezione relativa ad un ipotetico regime di comunione dei beni tra i predetti coniugi. In questo caso, infatti, se fosse stato rilevato un interesse patrimoniale del marito all’esito favorevole del giudizio (ad esempio, come quando il diritto in causa va ad incrementare o diminuire il patrimonio comune [3]), si sarebbe potuta dichiarare questa testimonianza come inammissibile [4], ma evidentemente non era questo il caso che ha visto coinvolto il lettore (a questo proposito, infatti, si noti che secondo legge, il risarcimento ottenuto non entra in comunione dei beni [5])

Pertanto, una volta resa la relativa dichiarazione, restava al giudice il compito di valutare soltanto l’attendibilità del predetto testimone e del racconto dei fatti da esso riportati, cosa che purtroppo, evidentemente, è stata fatta con esito favorevole alla controparte del lettore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Cort. Cost. sent. n. 248/1974

[2] Cass. civ. sent. n. 14706/2016

[3] Cass. civ. sent. n. 9304/2015

[4] Art. 246 cod. proc. civ.

[5] Art. 179 cod. civ.


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