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Litigio tra fidanzati in piazza: il passante deve intervenire?

11 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Maggio 2019



Due fidanzati stanno discutendo animatamente (anche se in maniera verbale) in pubblica piazza. In base all’attuale quadro normativo, in qualità di semplice passante che assiste alla scena sono obbligato ad intervenire in qualche modo?

La risposta al quesito in esame si basa fondamentalmente sull’analisi dell’articolo 593 del Codice penale, cioè della norma che punisce l’omissione di soccorso.

Più in dettaglio, ai fatti descritti dal lettore nel quesito sarebbe astrattamente applicabile il comma 2° dell’articolo 593 del Codice penale che punisce “chi, trovando un corpo umano che sia o sembri inanimato,ovvero una persona ferita o altrimenti in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’Autorità” (sono state sottolineate le parti della disposizione che potrebbero essere applicate al caso particolare).

Si è precisato che il comma 2° dell’articolo 593 del Codice penale sarebbe astrattamente applicabile al caso specifico, perché in realtà il reato di omissione di soccorso appena descritto è considerato dalla dottrina penalistica un reato di pericolo concreto, cioè un reato che richiede che il pericolo in cui la persona da soccorrere si trovi sia un pericolo attuale e concreto.

Ebbene nel caso di specie, invece, nessuno dei due fidanzati (e soprattutto la fidanzata) era, nel momento in cui il lettore assisteva alla scena, in concreto ed attuale pericolo, a meno che nel dialogo intercorso tra i due non venissero pronunciate frasi contenenti, ad esempio, minacce di lesioni all’incolumità fisica.

In mancanza, quindi, della percezione da parte del lettore di frasi minacciose e/o di altri evidenti situazioni di concreto ed attuale pericolo, questi (e chiunque altro) non aveva alcun obbligo giuridico di prestare l’assistenza occorrente o di dare immediato avviso all’Autorità.

Tuttavia, escluso l’obbligo giuridico di intervenire, poiché sono purtroppo ricorrenti i casi di cronaca in cui discussioni accese poi degenerano in violenze, quello che chi scrive avrebbe fatto (e che ha già fatto in casi simili) è di avvicinarsi ai litiganti e chiedere semplicemente, alla persona di sesso femminile coinvolta nella discussione, se va tutto bene.

Questo semplice intervento (che, si ripete, non è comunque per legge obbligatorio nei casi di discussioni che non manifestino alcuna situazione di concreto ed attuale pericolo) può essere assai utile per “distrarre” i litiganti, riportarli alla realtà (soprattutto con riferimento alla persona di sesso maschile coinvolta) e, magari, contribuire ad evitare che l’animata discussione degeneri in qualcosa di peggio.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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