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Il marito può testimoniare in processo a favore di sua moglie?

11 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Maggio 2019



Nel processo contro mia moglie per via di un falso testamento, una testimone non ha parlato in udienza di un passaggio fondamentale, né l’avvocato difensore di mia moglie le  ha posto la domanda. Al suddetto passaggio fondamentale io sono però stato presente, ma l’avvocato ritiene che essendo il coniuge la mia testimonianza non sia credibile e pertanto non vuole  farmela rendere in processo. Come devo muovermi per poterlo invece fare? 

Nonostante il lettore sia il coniuge della parte, nulla gli preclude di testimoniare, a meno che non abbia un interesse che potrebbe legittimare una sua autonoma partecipazione al giudizio. Sarà il giudice a fare le proprie valutazioni circa l’attendibilità o meno di un teste così “vicino” alla parte interessata. Il consiglio al lettore, in prima battuta, è quello di insistere con l’avvocato affinché venga sentito.

Non ha specificato nel quesito se è stato inserito nella lista testimoniale, ma si suppone di sì: in tal caso, il lettore dovrà insistere affinché venga sentito; farà fare altrettanto a sua moglie. Si noti, inoltre, che una volta ammessi, i testimoni sfuggono alla disponibilità delle singole parti, cioè a coloro che ne hanno chiesto l’ammissione: questo vuol dire che un’eventuale rinuncia ad un proprio teste dovrà essere accettata anche dalla controparte.

Questo dice la legge: «La rinuncia fatta da una parte all’audizione dei testimoni da essa indicati non ha effetto se le altre non vi aderiscono e se il giudice non vi consente» (Art. 245, comma secondo, cod. proc. civ.). Dunque, se l’avvocato della moglie del lettore rinuncia a sentire quest’ultimo come testimone, occorrerà che acconsenta anche l’altra parte processuale.

Se trattasi di procedimento penale, la rinuncia ai propri testi è libera: «In tema di diritto alla prova, quando una parte rinuncia all’esame di un proprio testimone, le altre hanno diritto di procedervi solo se il teste era inserito nella loro lista testimoniale» (Cass., sent. n. 27933 del 18 giugno 2018). Inoltre, si precisa che, al termine del dibattimento penale, è possibile chiedere al giudice di ammettere eventuali ed ulteriori testimonianze che, alla luce dell’istruttoria espletata, si ritengono necessarie. Potrebbe essere questa la via per introdurre un teste che possa dire quello che avrebbe potuto dire il lettore qualora non venisse sentito come testimone, oppure per chiedere di essere sentito il lettore stesso (nell’ipotesi in cui il suo nome non comparisse nella lista testimoniale originaria).

Purtroppo non si vedono altre vie per inserire ciò che il lettore intende dire all’interno del processo:

– se si tratta di processo civile, questi dovrà insistere per essere sentito, se il suo nome è già presente nella lista testi, oppure dovrà consigliare all’avvocato di fare domande mirate sulla circostanza che egli ritiene fondamentale ai prossimi testimoni;

-se trattasi di procedimento penale, dovrà insistere ugualmente per essere sentito e, se non è stato inserito nella lista testi, dovrà dire all’avvocato di chiedere al giudice di essere ascoltato come teste al termine del dibattimento (l’art. di riferimento è il 507 del codice di procedura penale).

Ad avviso dello scrivente non vi sono altri modi per far emergere nel processo le circostanze a cui il lettore ha assistito, a meno che altri testimoni da sentire non vi abbiano assistito ugualmente: in tal caso, l’avvocato potrà fare loro domande mirate su quella circostanza. Uno scritto difensivo sarebbe inutile, in quanto la circostanza andrebbe dimostrata con prove non di parte (testimoni, appunto, ma anche documenti, fotografie, ecc.).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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