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Tassa sui morti: cos’è e chi la deve pagare

14 Aprile 2019


Tassa sui morti: cos’è e chi la deve pagare

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Aprile 2019



Quanto bisogna pagare allo Stato quando muore una persona? Funerali, tumulazione e loculi sono tassati? C’è possibilità di detrarre le spese funebri?

Esiste una tassa sui morti? Quali imposte bisogna pagare quando un caro passa a miglior vita? Se una persona muore e i suoi familiari rinunciano all’eredità, devono ugualmente versare le imposte per il funerale e la successione? In un Paese come l’Italia, dove le tasse sono tanto articolate e complesse da coprire ogni settore della vita quotidiana, porsi queste domande è più che legittimo. Che la vogliate chiamare tassa, imposta, diritti di segreteria, marca da bollo o contributo, c’è sempre qualcosa da pagare non appena si ha a che fare con la burocrazia e la pubblica amministrazione. Ecco che allora chiedersi cos’è e chi deve pagare la tassa sui morti ha un legittimo fondamento. E, come vedremo a breve, ha anche una risposta.

Esiste la tassa sui morti?

Se intendiamo la tassa come un tributo da versare allo Stato, ad oggi non esiste alcuna tassa sulla morte. Esistono però i diritti da versare al Comune in occasione dei funerali, della cremazione, sulla sepoltura o sulla concessione dei loculi. Trattandosi dunque di materia demandata all’autonomia locale, non è possibile né parlare di una tassa unica per l’intero territorio nazionale, né di un importo fisso. Ogni Comune dunque decide a quanto ammontino i diritti per le attività connesse al decesso e chi deve pagare. Ad esempio il Comune di Roma ha previsto anche una apposita autorizzazione per funerale dignitoso per persona indigente, con spesa a carico dell’Amministrazione capitolina; tutti gli altri cittadini della capitale sono invece tenuti a pagare circa 250 euro per l’ingresso della bara al cimitero. Ed anche la concessione di un loculo ha un costo: a Latina ad esempio l’amministrazione chiede 15 euro all’anno; si sale a 120 euro a Bergamo e a 131 a Parma.

Alla luce di questa diversità di trattamento, tempo fa era stato presentato un disegno di legge volto a unificare la disciplina sull’intero territorio nazionale, prevedendo un unico prezzo per il funerale: 30 euro. La proposta poi è naufragata con l’ultima legislatura.

Le altre tasse sulla morte

A ben vedere, però, una tassa collegata alla morte c’è sempre ed è l’imposta di successione. Questa viene versata però da tutti gli eredi, o meglio, solo da coloro che accettano l’eredità. L’imposta di successione viene liquidata sulla base dell’attivo del patrimonio ereditario, al netto delle passività. Così, ad esempio, se una persona, morendo, lascia un conto in banca di 10mila euro e una casa del valore di 200mila, ma ha un debito per cartelle esattoriali di 20mila euro, l’attivo sarà pari a 190mila euro (10mila + 200mila – 20mila).

Ad oggi, le imposte sulla successione godono fortunatamente di un trattamento che favorisce i coniugi e i parenti in linea retta ossia i passaggi di patrimonio tra genitori, figli, nonni e nipoti. Infatti, chi eredita da uno di questi soggetti versa un’imposta di successione pari solo al 4% dell’attivo, ma solo sulla parte che eccede 1milione di euro (cosiddetta franchigia). Questo significa che se l’eredità ammonta a 900mila euro e questa viene divisa tra moglie e due figli, nessuno di questi dovrà versare imposte di successione.

Se l’eredità invece passa anche ai fratelli o sorelle, le imposte di successione sono pari al  6% ma si applicano solo sulla parte di patrimonio che supera 100mila euro.

Se l’eredità va invece ad altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3o grado, l’imposta è sempre del 6% (non sono previste, in questo caso, franchigie).

Infine l’imposta di successione in favore di altri soggetti è sempre dell’8% senza franchigie.

Se il beneficiario dell’eredità è un potatore di handicap, la franchigia sale a 1,5 milioni di euro e l’aliquota dell’imposta è quella prevista a seconda del grado di parentela (4, 6 o 8%).

Sempre per rimanere in tema di tassa sulla morte, restano poi da versare – oltre alla predetta imposta sulle successioni – le imposte di registro, ipotecaria e catastale nel caso in cui vi sia da trasferire la proprietà di immobili in capo agli eredi. Così, ad esempio, tali imposte scattano quando, nel patrimonio del defunto, vi è una casa o un terreno e questa deve essere successivamente intestata a uno o a più eredi.

Detrazioni spese funerarie

Non si può terminare un articolo dedicato alla tassa sulla morte se non si parla anche delle detrazioni fiscali collegate alle spese funerarie.

Le spese e le tasse pagate per la dichiarazione di successione di un coniuge o genitore non sono deducibili o detraibili nel modello 730.

A seguito della morte di un familiare è possibile detrarre solo le spese funebri (trasporto al cimitero e per sistemazione salma).

Le spese funerarie sono deducibili in misura non superiore a 1.032,92 euro e se risultanti da regolari quietanze. Le istruzioni ministeriali non hanno mai provveduto a definire, né in maniera indicativa né puntuale, le spese funebri che possono essere detratte fiscalmente. Viene soltanto richiesto un rapporto di attualità fra le spese stesse e l’evento luttuoso [1]. Possono per ciò essere incluse anche le spese sostenute per una corona di fiori.

note

[1] Agenzia Entrate circolare 26 del 25 maggio 1979

Autore immagine piede di defunto Di jurasy


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1 Commento

  1. Precisazione: per Latina il diritto all’uso del loculo(attualmente durata trentennale) é acquistato con pagamento una tantum anticipato, a cui si aggiunge il contributo annuale richiesto dal Concessionario ed al quale sono dovuti altri numerosi e variegati balzelli che disgraziatamente emergono in momenti di particolare sensibilità del contribuente.
    Probabilmente una legislazione nazionale sarebbe
    auspicabile.

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