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Gli atti interruttivi della prescrizione

25 Luglio 2019
Gli atti interruttivi della prescrizione

Debiti e crediti: cos’è la prescrizione di un diritto di credito e quando scade il debito. Gli atti che interrompono i termini: dalla diffida di pagamento con messa in mora all’azione in tribunale.

Che effetto giuridico scaturisce da una diffida di pagamento? Una lettera di messa in mora, che ci ricorda di dover saldare un debito, può essere ignorata? Chi non ritira la posta, con bollette, cartelle esattoriali e decreti ingiuntivi, si salva da un pignoramento? In verità ciascuno di questi atti non ha solo l’effetto di ricordare al debitore smemorato di dover pagare. Essi servono anche a interrompere la prescrizione. Immagino che a questo punto tu ti stia chiedendo cos’è la prescrizione e cosa sono gli atti interruttivi della prescrizione. Bene, se hai un po’ di pazienza te lo spiegherò qui di seguito con parole semplici ed in modo molto diretto.

Proverò anche ad elencare quali sono gli atti interruttivi della prescrizione, almeno quelli più importanti, di modo che, d’oggi in poi, quando arriverà il postino, non farai come lo struzzo che, per timore, nasconde la testa sottoterra, comportamento questo che certo non ti potrà mai aiutare ma, al contrario, potrebbe peggiorare la tua situazione.

Ecco allora alcuni suggerimenti che, se hai dei debiti scaduti e non onorati, ti consiglio di tenere in considerazione.

Cos’è la prescrizione

Se hai un debito verso lo Stato, una pubblica amministrazione o un privato è molto probabile che tu abbia già sentito la parola “prescrizione”. La prescrizione altro non è che un limite temporale entro cui il credito può essere preteso. Scaduto questo tempo massimo, il debito non può più essere azionato davanti al giudice: significa che il creditore non può più farti causa per ottenere i suoi soldi, né tantomeno può avviare un pignoramento.

La prescrizione è quindi l’effetto che scaturisce dal mancato esercizio del diritto di credito, ossia dall’indifferenza del creditore che abbia omesso di rivendicare il pagamento che gli è dovuto, che non ha inviato diffide o non ha intrapreso le azioni giudiziarie. È quindi la conseguenza della sua inerzia e indifferenza. Questo perché non si può lasciare una persona – nella specie, il debitore – con la spada di Damocle di una possibile azione giudiziaria per tutta la vita.

In realtà, il debito – almeno in astratto – permane anche dopo la prescrizione: tant’è vero che, se lo paghi spontaneamente, dopo non puoi più chiedere la restituzione dei soldi versati per errore. Di fatto, però, scaduto il termine di prescrizione, il creditore non può più essere tutelato da alcun tribunale. Ecco perché, a conti fatti, è naturale affermare che, con la prescrizione, cessa definitivamente ogni debito. Ed ecco che ha anche senso dire che “i debiti non durano in eterno”.

Qual è la prescrizione dei debiti

La prescrizione non è sempre la stessa: tutto dipende dal tipo di obbligazione che sta a monte del debito. Ed anche in questo caso non è possibile ragionare per “macro categorie”. Ad esempio se è vero che, in generale, le fatture hanno una prescrizione di 10 anni, ve ne sono alcune che si prescrivono in 5 (ad esempio le bollette o gli abbonamenti annuali), altre in 3 (ad esempio le fatture dei professionisti), altre ancora in 1 anno (ad esempio quelle per scuole o palestre private, per ditte di lavori edili e quelle emesse da agenti immobiliari) e, in ultimo, ci sono fatture che si prescrivono in solo 6 mesi (quelle per una camera in albergo o in un bed & breakfast). Maggiori dettagli puoi trovarli nell’articolo Prescrizione fatture.

Per i debiti derivanti da atti illeciti, come lo sono i danni causati da comportamenti altrui (volontari o involontari che siano), la prescrizione è genericamente fissata in 5 anni, ma se il fatto costituisce reato si applica la prescrizione prevista dalla legge per l’illecito penale.

Infine ci sono le tasse e le cartelle esattoriali: chi non le teme? Anche qui il panorama della prescrizione è assai variegato. Ci sono quelle che si prescrivono in 10 anni (Iva, Irpef, registro, ipotecaria, catastale, canone Rai), quelle che si prescrivono in 5 anni (contributi Inps e Inail, multe stradali, sanzioni amministrative, Imu, Tasi, Tari e tutte le imposte locali) e poi il bollo auto che invece scade dopo solo 3 anni. Maggiori informazioni su Tasse: quando vanno in prescrizione.

Tutti gli atti giudiziari (sentenze, decreti ingiuntivi, ordinanze, ecc.) si prescrivono in 10 anni.

Come si calcola la prescrizione?

La prescrizione – dice il codice civile – si inizia a calcolare «dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere»: quindi da quando scade una fattura o una bolletta, da quando il danneggiato viene a conoscenza dell’altrui condotta illecita, dal momento in cui il contratto impone il pagamento, ecc.

Il primo giorno, quello cioè dell’inizio della prescrizione, non si calcola. Si conta però l’ultimo e, con esso, tutti i giorni di festa che rientrano nel conteggio.

Se il termine scade in un giorno festivo, la prescrizione si compie il giorno dopo.

La prescrizione a mesi si verifica nel mese di scadenza e nel giorno di questo corrispondente al giorno del mese iniziale. Se nel mese di scadenza manca tale giorno, il termine si compie con l’ultimo giorno dello stesso mese: ad esempio se il termine di prescrizione è di 6 mesi e il momento iniziale decorre dal 31 agosto, non esistendo nel calendario il 31 febbraio, il termine si compie l’ultimo giorno del mese di scadenza cioè il 28 febbraio (o il 29 febbraio in caso di anno bisestile).

Per la prescrizione dei reati vigono regole diverse. Leggi sul punto Come si calcola la prescrizione dei reati.

Quando si interrompe la prescrizione?

Ora che sai cos’è la prescrizione e come si calcola, possiamo spiegare cosa sono gli atti interruttivi della prescrizione.

Abbiamo detto che la prescrizione è una conseguenza che deriva dal mancato esercizio del diritto da parte del creditore, ossia dalla sua inattività. Dunque, se il creditore si fa vivo e rivendica il pagamento in modo formale la prescrizione non si può verificare. Il termine, quindi, viene interrotto e inizia a decorrere nuovamente da capo a partire dal giorno dopo.

Un esempio servirà per comprendere meglio di cosa stiamo parlando.

Immagina di avere un debito di mille euro con una persona per una fattura non pagata. Per nove anni di seguito il creditore ti telefona di tanto in tanto, senza però inviarti mai una diffida scritta. Se le cose rimanessero così per un ulteriore anno, si arriverebbe a 10 anni e, quindi, il credito cadrebbe in prescrizione, con la conseguenza che saresti finalmente libero da ogni obbligo. Se però il creditore, qualche settimana prima che scada il decimo anno, ti invia una diffida, la prescrizione si interrompe e, per riformarsi, ci vogliono altri 10 anni di silenzio da parte del creditore.

Dunque, ogni sollecito che possa essere dimostrato (quindi inviato con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata) o ogni azione giudiziaria per il recupero del credito interrompe la prescrizione. La prescrizione si interrompe anche per riconoscimento espresso del debito da parte del debitore (che, ad esempio, invia una lettera al creditore chiedendo più tempo per trovare i soldi, così ammettendo l’obbligazione).

Questi sono gli atti interruttivi della prescrizione. Vediamo, in termini pratici, quali sono i più comuni:

  • lettera di sollecito o di messa in mora: purché venga indicato con esattezza il credito (ossia l’importo) e la fonte dell’obbligazione (ad esempio il numero della fattura, il contratto, l’atto illecito, la sentenza, ecc.);
  • istanza di mediazione;
  • invito alla negoziazione assistita;
  • costituzione di parte civile nel processo penale;
  • notifica di un atto di citazione con cui si chiede il pagamento della somma;
  • notifica di un precetto;
  • notifica di un decreto ingiuntivo;
  • l’invio della fattura;
  • atto di pignoramento;
  • lettera del debitore con cui ammette il debito o riconosce il diritto del creditore;
  • la promessa di pagamento da parte del debitore;
  • il pagamento di un acconto da parte del debitore. In merito al pagamento parziale del debito: la giurisprudenza lo considera una dichiarazione implicita di ammissione del diritto solo se è accompagnato dalla precisazione che si tratta di un acconto;
  • la costituzione di una garanzia da parte del debitore.

Secondo una recente ordinanza della Cassazione [1] anche la diffida inviata dall’avvocato del creditore all’avvocato del debitore può interrompere la prescrizione.

Non c’è dubbio che l’atto di costituzione in mora interrompa la prescrizione quando risulta indirizzato al rappresentante del debitore. Ma lo stesso effetto è prodotto dall’atto che il difensore del creditore invia a quello del debitore, laddove l’avvocato può essere considerato rappresentante di quest’ultimo per aver risposto in nome e per conto del cliente alla richiesta di pagamento e dunque facendo valere in via stragiudiziale le ragioni del suo assistito. Il conferimento del mandato difensivo dà poteri effettivi all’avvocato, senza che sia necessaria la procura scritta ex articolo 83 Cpc, che è prevista soltanto per lo svolgimento dell’attività giudiziale.

Una telefonata interrompe la prescrizione?

Non interrompe la prescrizione una telefonata (anche quelle del call center) perché non lascia traccia di sé.

Una mail o una lettera interrompe la prescrizione?

Anche una email semplice o una lettera ordinaria non interrompono la prescrizione perché non garantiscono la prova di ricevimento.

Sul valore dell’email ordinaria (quella cioè diversa dalla Pec) ci sono posizioni discordi: se però si riesce a dimostrare che il destinatario l’ha ricevuta (come nel caso in cui questi abbia replicato) allora essa fa prova e vale a interrompere la prescrizione.

La querela interrompe la prescrizione?

La proposizione di una querela, secondo la Cassazione, non interrompe la prescrizione.

note

[1] Cass. ord. n. 20099/19.

Autore immagine deadline scadenza orologio Di Ridkous Mykhailo


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