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Possibili più pignoramenti se il quinto dello stipendio non basta?

14 Aprile 2019


Possibili più pignoramenti se il quinto dello stipendio non basta?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Aprile 2019



Possibili due pignoramenti nello stesso momento? Se il pignoramento dello stipendio è già in corso, il creditore può aggredire altri beni del debitore con un secondo pignoramento?

Hai un debito di parecchie migliaia di euro. Il creditore ti ha così fatto gli atti esecutivi e notificato il pignoramento del quinto dello stipendio. Si tratta di una somma tuttavia esigua: poco più di 200 euro al mese che ti verranno trattenuti sulla busta paga. Poiché ti mancano pochi anni alla pensione, c’è il rischio – solo per il creditore, s’intende – di non fare in tempo a coprire tutto il credito. Ora però stai per ottenere un grosso risarcimento per un incidente stradale. L’assicurazione ti bonificherà i soldi sul tuo conto corrente. Temi allora che il creditore, nonostante il pignoramento dello stipendio già in corso, esegua un secondo pignoramento, questa volta in banca. Un’ipotesi del genere si può verificare? Sono possibili più pignoramenti se il quinto dello stipendio non basta? La stessa domanda è stata presentata, qualche anno fa, al tribunale di Roma. Il giudice capitolino ha, proprio di recente, pubblicato la relativa ordinanza [1] con cui, prendendo posizione sulla questione, ha spiegato quando è possibile fare due pignoramenti nello stesso momento. Ecco quali sono stati i chiarimenti in merito.

Che succede in caso di valore eccessivo dei beni pignorati?

Il Codice di procedura civile [2] consente al creditore di avvalersi, nello stesso momento (quindi cumulativamente) dei vari mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge. Quindi, ben è possibile, almeno in astratto, avviare un pignoramento dello stipendio e, nello stesso momento, un pignoramento mobiliare o immobiliare. Così come è possibile pignorare l’arredo della casa di una persona e, successivamente, tentare quello del conto corrente. Si può pignorare anche la casa prima e poi un terreno ereditato in un momento successivo. E così via.

Tuttavia – prosegue la norma in questione – il debitore può rivolgersi al giudice dell’esecuzione affinché valuti se è il caso di limitare l’espropriazione a un solo mezzo di espropriazione, determinato a scelta del creditore o, in mancanza, del giudice. Si tratta della cosiddetta istanza di riduzione del pignoramento. Tale possibilità, evidentemente, è consentita quando il creditore eccede nelle azioni esecutive andando a pignorare beni di valore ben superiore al proprio diritto.

Il debitore può presentare l’istanza di riduzione del pignoramento solo se il valore dei beni pignorati è superiore all’importo del debito, sommato alle spese dell’esecuzione forzata e agli interessi (di solito si aumenta il debito della metà).

Ordinanza di riduzione del pignoramento

Dinanzi all’istanza presentata dal debitore, il giudice decide se ridurre o meno il pignoramento. Lo fa emettendo un’ordinanza, non prima però di aver sentito il creditore pignorante e gli eventuali creditori intervenuti. In particolare, può limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o, in mancanza, a quello che egli ritiene più opportuno.

Se il creditore ha moltiplicato i pignoramenti allo scopo di danneggiare il debitore (e, quindi agendo con dolo, ossia con malafede) oppure lo ha fatto con colpa, il giudice può anche condannarlo a risarcire i danni al debitore. Si tratta di una responsabilità processuale aggravata.

Il pignoramento di beni in eccesso, dunque, non determina di per sé l’illegittimità del procedimento se non c’è opposizione del debitore. L’istanza di riduzione può essere presentata in qualsiasi fase della procedura forzata, almeno fino a quando i beni non vengono venduti o assegnati al creditore.

Se c’è il pignoramento dello stipendio è possibile un altro pignoramento?

Veniamo ora al quesito iniziale. Chi sta subendo un pignoramento del quinto dello stipendio può ricevere anche un ulteriore pignoramento dei beni (ad esempio quello dei beni mobili – come gli arredi di casa o la macchina – o quello del conto corrente, ecc.) se la prima azione esecutiva non è sufficiente, in prospettiva, a soddisfare il credito del procedente. Una ritenuta mensile di 200 euro è sicuramente troppo esigua per soddisfare un credito di diverse decine di migliaia di euro (nel caso di specie erano 30mila euro). Il creditore dovrebbe aspettare troppo: ed allora ben può avviare il pignoramento anche su altri beni per accelerare il recupero delle somme che gli sono dovute. Deve dunque essere rigettata l’istanza proposta per la riduzione del pignoramento.

La nuova azione esecutiva non è consentita soltanto se il creditore risulta integralmente soddisfatto.

note

[1] Trib. Roma, ord. del 5.04.2019.

[2] Art. 483 cod. proc. civ.

Autore immagine: shutterstock.com


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