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Sciopero Giudici di Pace: cosa è garantito?

8 Gennaio 2018 | Autore:
Sciopero Giudici di Pace: cosa è garantito?

Avrà inizio oggi 8 gennaio e durerà circa un mese il nuovo sciopero indetto dai Giudici di pace per il 2018. Vediamo cosa sarà garantito

Parte oggi 8 gennaio il tanto annunciato sciopero di un mese indetto dai Giudici di pace e dalla magistratura onoraria. Da oggi 8 gennaio, infatti, i Giudici di pace saranno in astensione per 4 settimane consecutive per contestare la riforma voluta dal Ministro Orlando [1].

Lo sciopero dei Giudici di pace per il 2018 inizia oggi 8 gennaio e terminerà il 4 febbraio. Durante questo periodo i giudici di pace e i magistrati onorari si asterranno dalle udienze per ribadire il loro dissenso ad una riforma che gli attribuisce maggiori compiti a fronte di uno stipendio più basso e rendendo al contempo il lavoro meno stabile. Purtroppo, però, chi ha in corso cause con udienza fissata per questo periodo dovrà rassegnarsi a un rinvio d’ufficio.

Sciopero Giudici di pace: cosa è garantito?

Come indicato nella lettera di proclamazione dell’astensione, saranno garantiti solo gli atti indifferibili nonché la tenuta di una sola udienza a settimana.

Già a luglio, ottobre e novembre la magistratura onoraria aveva protestato contro la riforma della giustizia che significa in concreto riduzione delle indennità per i magistrati, riduzione del personale e dunque aumento del carico di lavoro.

Sciopero Giudici di pace: le ragioni della protesta

Le censure mosse alla riforma sono molteplici e riguardano diversi fronti tra cui certamente fanno capolino la condizione dei magistrati onorari e dei giudici di pace e le gravi conseguenze sui tempi processuali. Sotto il primo profilo i giudici lamentano che il riordino normativo pregiudicherà il loro rapporto di lavoro, provocando precarietà, trattamenti economici e previdenziali discriminatori, deficit di tutela per la maternità, la salute e gli infortuni sul lavoro, fino al disconoscimento dei diritti alle ferie ed al Tfr.

Circa il secondo profilo, a detta dei giudici, la riforma provocherebbe il collasso del sistema Giustizia, perché tra gli effetti negativi della riforma – che tra l’altro riduce l’orario di lavoro a due giornate a settimana – c’è infatti anche la prescrizione di reati gravi.

Lo stato di agitazione dura da quasi un anno e si stima che siano coinvolti dall’astensione dei giudici circa mezzo milione di processi.

Le proteste delle toghe onorarie trovano origine nella riforma attuata questa estate dal Ministro della Giustizia. Con il decreto dello scorso 17 luglio 2017, il Governo, infatti, ha dato attuazione alla riforma della magistratura onoraria cercando di ristabilire il principio della temporaneità dell’incarico di magistrato onorario. Infatti quello in questione è sempre stato un settore caratterizzato da un sistema di proroghe automatiche nell’incarico dei magistrati già in servizio.

Secondo la nuova normativa l’incarico di ciascun magistrato sarà svolto solo part-time, con la previsione che ciascun giudice dovrà dedicare all’attività due giorni alla settimana, considerati non solo come presenza in udienza ma complessivamente come studio della questione, predisposizione del fascicolo, redazione dei provvedimenti e delle sentenze ecc. L’incarico inoltre non può essere superiore a due quadrienni.

Tuttavia se da un lato vi è una riduzione dell’orario di lavoro e del relativo stipendio, dall’altro lato sono state ampliate le competenze e le attribuzioni dei giudici onorari. Infatti, con la riforma di questa estate sono state delegate alla magistratura onoraria, le liti condominiali, i pignoramenti mobiliari e tutti i risarcimenti danni da incidente stradale di importo inferiore a 50mila euro.

 


note

[1] L. n. 57 del 28.04.2016 che ha trovato attuazione tramite il D. lgs. n. 116 del 13.07.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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