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Pignoramento per bolletta non pagata

14 Aprile 2019
Pignoramento per bolletta non pagata

Luce, acqua, gas, telefono: cosa succede a chi non paga la bolletta e come si svolge il recupero crediti?

Hai cambiato compagnia del gas e, nel passaggio dalla vecchia alla nuova società, non hai pagato l’ultimo conguaglio: la bolletta difatti era troppo elevata rispetto ai tuoi consumi e, nonostante le contestazioni al servizio clienti, nessuno ti ha dato ascolto. Fare però una causa non è nelle tue possibilità. Vorresti dunque sapere cosa rischi: è possibile – ti chiedi non senza una certa dose di preoccupazione – un pignoramento per bolletta non pagata? 

Se anche è vero che, a norma del Codice civile, chi non paga i propri debiti ne risponde con tutto il proprio patrimonio presente e futuro (il che equivale a prevedere la possibilità di un pignoramento), passare da una semplice morosità a una esecuzione forzata sui beni mobili, immobili o sui conti correnti del debitore è cosa tutt’altro che automatica. E, di norma, le compagnie che gestiscono le utenze domestiche sono poco propense a fare cause per importi bassi, considerati soprattutto i costi e i tempi della giustizia. Il recupero dei crediti viene gestito sotto altre forme, come quelle dei call center, più immediate ed economiche.

Se anche è vero che il pignoramento per bolletta non pagata resta comunque una eventualità in astratto sempre possibile, prima di arrivare a questa estrema conseguenza ci sono una serie di scalini che il creditore deve percorrere e di cui il debitore deve essere messo a conoscenza. Vediamo meglio dunque quali sono le conseguenze in caso di morosità.

Bolletta non pagata: il sollecito e la sospensione della fornitura

Al di là del tipo di utenza alla quale si riferisce la bolletta non pagata (luce, gas, acqua, telefono), le compagnie fornitrici devono, in caso di omesso pagamento, inviare sempre un primo sollecito all’utente, sollecito che di solito viene inserito nella bolletta successiva. In ogni fattura, c’è una voce relativa ai “pagamenti precedenti” ove si indica se ci sono importi ancora da pagare o meno.

Se la morosità dovesse persistere, la società invia una diffida con lettera raccomandata ove viene indicata la bolletta non ancora pagata. In essa viene dato un termine per sanare la morosità. In caso contrario, si passa all’autotutela: la sospensione della fornitura. Nel caso della luce, è prevista una graduale riduzione di potenza prima di lasciare l’utente completamente al buio.

Bolletta non pagata: il recupero crediti

L’esistenza di un credito nei confronti dell’utente consente alla compagnia, per massimo cinque anni dal mese in cui la bolletta doveva essere pagata, di agire per il recupero dello stesso (prescrizione). Ogni lettera di diffida, purché inviata con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata (pec), interrompe i termini di prescrizione e li fa ripartire da capo. 

Se, da un lato, la società fornitrice ha solo cinque anni di tempo per recuperare il proprio credito, come vedremo a breve l’utente invece non ha un termine massimo per contestare la bolletta salata.

Di solito, il primo tentativo di recupero del credito viene effettuato mediante un call center: la telefonata di un operatore – di solito inquadrato in una società esterna, ad hoc – avvisa il debitore dell’importo insoluto e, con le buone, gli chiede il pagamento. 

Come facilmente intuibile, i contatti telefonici non lasciano prova e, dunque, non interrompono la prescrizione. Questo significa che, se per cinque anni, il moroso riceve solo le intimazioni verbali del call center, il debito viene meno grazie alla prescrizione.

Bolletta non pagata: il decreto ingiuntivo

In gran parte dei casi, il recupero crediti della società fornitrice si ferma proprio al call center. Qualcuna è solita far spedire anche una lettera legale da un avvocato con cui viene dato all’utente un ultimo perentorio termine per mettersi in regola.

Dopodiché, si può passare al decreto ingiuntivo. Si tratta di una procedura giudiziale – che, cioè, si vale del giudice – che si svolge senza la presenza del debitore. In buona sostanza, il creditore presenta un ricorso in tribunale depositando la sola bolletta. Il giudice emette un ordine di pagamento che deve essere notificato al debitore nei 60 giorni successivi. Quest’ultimo ha 40 giorni di tempo per pagare o per presentare un’opposizione con un avvocato. L’opposizione instaura un giudizio vero e proprio nel corso del quale, tuttavia, è la società fornitrice a dover dimostrare il fondamento del proprio credito.

Se invece il debitore lascia decorrere i 40 giorni senza svolgere alcuna iniziativa, il decreto del giudice diventa definitivo e non può più essere contestato. Da questo momento il creditore può agire in via esecutiva. Prima di ciò, bisogna inviare al debitore un’ultima diffida con l’ufficiale giudiziario, detta atto di precetto. Col precetto vengono dati altri 10 giorni di tempo per pagare. Dopodiché il creditore può avviare finalmente il pignoramento. Pignoramento nelle forme che il creditore stesso sceglie a seconda dei beni di cui è titolare l’utente moroso: pignoramento dei beni mobili, dell’auto, del conto corrente, del quinto dello stipendio o della pensione. Inverosimile è il pignoramento della casa che sarebbe sproporzionato rispetto al credito fatto valere e qualsiasi giudice lo annullerebbe.

Entro quanto tempo contestare la bolletta

L’utente potrebbe agire d’anticipo e, contestando il credito riportato nella bolletta, far causa alla società. Si chiama «azione di accertamento negativo del credito» ed è volta a negare l’esistenza del diritto di credito fatto valere con la bolletta, evidentemente errata e troppo salata. In questo modo si instaura una causa preventiva che impedisce alla società sia di sospendere la fornitura, sia di agire con il decreto ingiuntivo e, quindi, di svolgere un pignoramento.

Questa azione viene esperita perché, se è vero che la bolletta si presume – per condizioni generali di contratto – corretta, è sempre data la possibilità all’utente di contestarla senza limiti di tempo (cosa che però troverà utile fare nel termine di prescrizione di 5 anni, atteso che tale è il termine di prescrizione entro cui il creditore può esigere il pagamento).


note

Autore immagine vettoriale portafogli bolletta di VectorHot


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