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Figlio disoccupato: chi lo mantiene?

8 Marzo 2018 | Autore:
Figlio disoccupato: chi lo mantiene?

L’obbligo di mantenere i figli disoccupati spetta ai genitori. Ma fino a quando ed entro quali limiti?

Il mondo del lavoro negli ultimi 10 anni è diventato molto avaro di opportunità soprattutto per i giovani, tanto che  la disoccupazione degli under 25 è schizzata dal 21% al 35%, quella dei 25-30enni dall’11% al 21,4%. Di conseguenza, anche il fenomeno dei figli che, pur in età avanzata, rimangono a casa dei genitori  è statisticamente rilevante e, con l’attuale crisi economica, decisamente in aumento: i giovani si immettono nel mondo del lavoro tardi e le occasioni lavorative sono limitate. Sempre più spesso, dunque, ci si domanda: chi deve mantenere i figli disoccupati? La risposta è presto data: spetta ai genitori l’obbligo di mantenere i figli. L’obbligo, però, non può e non deve durare in eterno. Vediamo, dunque, fino a quando i genitori devono mantenere i figli; se esiste un limite di età massimo del figlio maggiorenne al raggiungimento del quale non si è più tenuti in alcun caso al mantenimento dello stesso, cosa succede se il figlio trova un lavoro, ma poi perde la raggiunta indipendenza economica.

L’obbligo dei genitori di mantenere i figli

Cominciamo innanzitutto con il dire che l’obbligo dei genitori di mantenere i figli è previsto dalla Costituzione [1] e sussiste per il solo fatto di averli generati, per cui vale sia per i figli delle coppie non sposate che per quelle unite da matrimonio. Non di meno l’obbligo grava anche nei confronti dei genitori adottivi.

Fino a quando i genitori sono obbligati a mantenere i figli

genitori sono obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non sono in grado di provvedere da soli alle proprie esigenze, il che coincide con l’inizio di un lavoro stabile e duraturo. Quindi, anche se maggiorenne, il figlio disoccupato o precario ha diritto a ottenere dai genitori l’assistenza economica. L’obbligo del mantenimento non viene meno neanche se i figli decidono di andare a vivere da soli una volta divenuti maggiorenni (non potendolo fare quando invece hanno meno di 18 anni, a meno che non vi sia il consenso dei genitori). In tal caso i genitori, nei limiti delle loro capacità economiche, dovranno garantire ai figli andati via di casa lo stesso tenore di vita che avevano quando ancora vivevano sotto il loro stesso tetto. 

Genitori separati e obbligo di mantenimento dei figli

Se i genitori si separano le cose non cambiano. In tal caso, tuttavia, la misura del mantenimento viene determinata dal giudice della separazione o del divorzio. In particolare, il tribunale fissa un contributo fisso mensile (cosiddetto assegno di mantenimento) a carico del coniuge che non vive con i figli, da versare in favore dell’altro. Tale contributo serve a coprire le spese fisse e ordinarie (scuola, acquisto di cibo, vestiario, ecc.). In più il giudice stabilisce che le spese straordinarie (ad esempio quelle mediche o per gite scolastiche) devono essere divise tra i genitori in misura percentuale (di solito al 50% ciascuno).  

Una volta divenuto maggiorenne il figlio va mantenuto?

L’obbligo di mantenere i figli riguarda sempre i figli minori e quelli affetti da handicap grave. In linea di massima, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti. Ne consegue che il giovane indolente che non conclude gli studi per pigrizia o che, pur avendo acquisito una formazione scolastica, non si dà da fare per cercare occasioni di lavoro, non può più ottenere il mantenimento anche se disoccupato.

Figlio disoccupato: chi lo mantiene

L’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa, automaticamente, con il raggiungimento della loro maggiore età, ma perdura immutato finché il genitore interessato alla declaratoria della cessazione dell’obbligo stesso non dia la prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero che il mancato svolgimento di un’attività economica dipende da un comportamento inerte o di rifiuto ingiustificato dello stesso, il cui accertamento non può che ispirarsi a criteri di relatività, in quanto necessariamente ancorato alle aspirazioni, al percorso scolastico, universitario e post-universitario del soggetto ed alla situazione attuale del mercato del lavoro, con specifico riguardo al settore nel quale il soggetto abbia indirizzato la propria formazione e la propria specializzazione.

Fino a quando bisogna mantenere il figlio maggiorenne?

L’obbligo di mantenere i figli viene meno quando questi iniziano un’attività lavorativa che permette loro di raggiungere l’indipendenza economica oppure quando i genitori provano che il mancato svolgimento di un’attività lavorativa dipende da inerzia, rifiuto o abbandono ingiustificato del lavoro stesso da parte dei figli. 

Chi deve provare la raggiunta indipendenza economica del figlio?

Alla luce di quanto detto, dunque, spetta al genitore che chiede di essere esonerato dall’obbligazione di mantenere il figlio, fornire la prova che il figlio è divenuto autosufficiente, ovvero che il mancato svolgimento di attività lavorativa sia a quest’ultimo imputabile.

Esiste un limite massimo di età per il mantenimento del figlio?

Secondo lì orientamento attualmente maggioritario non è possibile prefissare un termine di durata dell’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni. Non esiste, dunque, un limite di età massimo del figlio maggiorenne al raggiungimento del quale non si è più tenuti al mantenimento dello stesso. Qualsiasi sia l’età del figlio l’obbligo cessa solo quando questo raggiunge l’indipendenza economica, ovvero non raggiunge l’autonomia per sua colpa.

Disoccupato over 34: niente mantenimento e via di casa

Fermo quanto sopra, tuttavia, è bene sapere che con una recente sentenza il Tribunale di Modena [2] ha avuto modo di affermare quanto segue: il dovere dei genitori di mantenere la prole maggiorenne, ma non indipendente sul piano economico non può protrarsi oltre ragionevoli limiti di tempo  ed in particolare oltre la soglia temporale indicativa dei 34 anni, prudenzialmente individuata sulla base di statistiche nazionali ed europee. Al raggiungimento di tale età, il figlio maggiorenne potrà esclusivamente avanzare pretese riconosciute all’adulto, vale a dire il diritto agli alimenti. Ne consegue, sempre secondo quanto affermato dal Tribunale di Modena, che il figlio maggiorenne non ha il diritto incondizionato di permanere nell’abitazione contro la volontà  dei genitori, i quali possono pertanto chiedergli di lasciare e liberare l’immobile entro un termine congruo. Per tutti gli approfondimenti in ordine a quanto affermato dal Tribunale di Modena si consiglia la lettura dell’articolo: Figlio disoccupato over 34 non va più mantenuto dai genitori. La sentenza in commento, come anticipato, si pone in contrasto con l’orientamento maggioritario, che vede i genitori obbligati a mantenere i figli fino a quando questi non raggiungano l’indipendenza economica e senza limiti temporali o d’età. In linea di massima, dunque, il mantenimento non viene meno, in automatico, con il compimento dei 18 anni, ma solo quando il figlio acquista una propria autonomia economica. Pertanto, bisogna comunque provvedere ad assistere i figli maggiorenni disoccupati o privi di un’occupazione stabile, ossia tutti coloro che, non per loro colpa, sono economicamente non autosufficienti.

Figlio avvocato: ha diritto a essere mantenuto dai genitori?

La Corte di Cassazione è tornata sul tema con una recentissima sentenza [3]. Più in particolare, nel  caso all’esame della Suprema Corte, veniva in rilievo il rifiuto di un genitore (un padre divorziato) di continuare a corrispondere l’assegno di mantenimento al proprio figlio che aveva superato l’esame di abilitazione, si era iscritto all’albo e aveva cominciato a lavorare presso lo studio legale di suo fratello.

Ebbene, in primo e secondo grado, i giudici – sostenendo le ragioni del figlio – avevano affermato che il superamento dell’esame d’avvocato e l’iscrizione all’albo professionale non dimostrano la titolarità di un reddito, né il raggiungimento di un’autonomia economica.

Non contento, però, il padre ha proposto ricorso in Cassazione. Ebbene, la Corte di Cassazione ha ribaltato la situazione (rimettendo di nuovo la questione al giudice del rinvio, vale a dire al giudice di secondo grado) affermando che il figlio perde il diritto al mantenimento se ha superato l’esame di stato e frequenta lo studio del fratello. Il diritto all’assegno di mantenimento si giustifica, infatti,  nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e tiene conto anche dell’avanzare dell’età. Per maggiori approfondimenti, leggi: Avvocati: devono essere mantenuti dai genitori?

Se il figlio perde la propria indipendenza economica ha nuovamente diritto di essere mantenuto dai genitori?

Se il figlio ha trovato un impiego stabile che lo ha reso economicamente autosufficiente, ma poi lo perde, non risorge l’obbligo di mantenimento per i genitori; l’obbligo infatti si è estinto definitivamente con il raggiungimento dell’indipendenza economica del figlio.

Il figlio disoccupato non può quindi reclamare l’assegno di mantenimento; ma, se ne ricorrono i presupposti, può chiedere la corresponsione degli alimenti. L’obbligo alimentare è diverso da quello di mantenimento, in quanto può ricorrere in capo al genitore anche quando sia cessato il secondo. Occorre, però, che vi sia un vero stato di bisogno del figlio che obbliga i genitori a fornirgli quanto necessario per vivere.


note

[1] Art. 30 Cost.

[2] Trib. Modena, sent. n. 165 del 01.02.2018.

[3] Cass. ord. n. 5088 del 05.03.2018.

Autore immagine: Pixabay.com


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13 Commenti

  1. Buongiorno .Ma se un figlio per un’invalidita non puo piu lavorare chi lo mantiene ?

      1. come e’bravo lo stato con i soldi dei genitori a fare leggi,, per scaricarsi problemi,,che dovrebbero essere dello stesso stato, come in tanti paesi dove ci sono i sussidi,,per ,loro i sussidi e privilegi se li fanno e come,,,

  2. BISOGNA CAMBIARLA QUESTA LEGGE, PERCHE’ SECONDO ME, LA MAGGIOR PARTE DI QUESTI RAGAZZI CI MARCIA ALLA GRANDE

  3. ma se un figlio maggiorenne non vuole concludere gli studi, non collabora alle faccende domestiche, non rispetta i genitori, non vuole lavorare?
    si può ottenere l’annullamento del mantenimento?

    1. Se il figlio ha una indipendenza economica o delle entrate si può far cessare mantenimento, ma ciò va dimostrato con un lavoro continuativo superiore a 1 anno è a tempo indeterminato.
      Sé li studi universitari o superiori al limite d’età prescritto dalla legge. Sé sono studi universitari ed è il genitore in buona parte a provvedere al pagamento totalitario delle spese universitarie (alloggio+bollette+mezzi trasporto+ retta universita) è il figlio non continua li studi cessa il mantenimento universitario ma non quello famigliare in famiglia. Di contro però il ragazzo è obbligato a fare una ricerca attiva del lavoro.
      Sé il figlio riceve mantenimento alimentare è famigliare è di contro obbligato a offrire un minimo di pulizia di è di lavoro in ambito domestico almeno il minimo 2h giornale re. (Lavare stirare bucato giardino orto assistenza parenti che siano nello stato familiare )

      Questo è ciò che prevede la legge ma non sempre viene applicato sé ce qualche inesattezza qualcuno mi correggerà.

  4. Se si hanno figli molto maggiorenni che non hanno mai lavorato ,i genitori muoiono,lo stato si fa carico di questi figli?

  5. Il matrimonio è una t r a p p o l a!!! Ed i figli? Il nuovo padrone. Lo Stato? latitante, che, vigliaccamente offre solo il gratuito patrocinio, alla donna. Allora, questa, forte
    quanto una corazzata, prima si rivolge ai servizi sociali, poi al mediatore, al giudice dei miniri, poi al giudice ordinario, poi alla corte di appello, poi di nuo al G.O. per il bonifico diretto del mantenimento, poi di nuovo sl G.O. per rivendicare casa pur essendo questa di lui, a cui è intestata in quanto oroprietario fra conviventi. E lui? paga parcelle fino ell’estremo, con destinazione sotto il ponte. Il ns. diritto di famiglia è in mano a gente che vede la resltà dal buco della serratura ed ogni attore fa il duo giuoco: l’avv.? soffia sul fuoco, le assistenti sociali s’immedesimano nella donna, la corte se tutte donne ti fustigano, pregiudizialmente, la donna usa i figli strumentalmente. E’ un merdaio totale. Siamo arrivati al punto che l’rcauto canonica, della facile e redditizia pratica
    di sinistro sia stata sostituita dalla duratura vertenza famigliare. E lui paga, in soldi, vita, affetti e da ricco diviene povero. E lo stato latita. Ti confisca casa, tu esci da casa tua. Mentre all’estero si vende quella famigliare e col ricavato di vomprano due piccole. Serva Italia, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donne di province ma BORDELLO.

  6. “Soprattutto per i giovani” è una considerazione globale. Ovvio che ci sono più giovani senza lavoro, gli adulti in media hanno avuto più tempo per provarci, e in un’epoca più fortunata. Ma l’attempato che ha perso lavoro, magari con famiglia, specie quando le uniche mansioni per cui si è specializzato in vita sono state sostituite sempre più dalle macchine, per costui sarà ancora più difficile trovare un lavoro che per un giovane, che ha il tempo di avviare daccapo una formazione.
    Quindi debbono esserci sì programmi di tutela dei giovani ma anche programmi paralleli di reinserimento degli adulti, indipendenti e con un’altra ottica e iter di implementazione.
    Oppure in sinergia: le regioni, oppure (in questo momento, più probabile) lo Stato, presente a livello regionale, potrebbe mettere in contatto tanti disoccupati con expertise combinate sul territorio, formare un gruppo, dargli un terreno, uno stabilimento e delle infrastrutture e macchinari, ed accompagnarli per iniziare una nuova impresa o attività a partecipazione statale.

  7. per mantenere tuo figlio ti lamenti? ci vuole una legge !!!

    preferisci mantenere i politici che non producono

    producono solo il disavanzo dello stato italiano

    che loro chiamano debito pubblico.

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