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Madre con depressione: può avere l’affidamento dei figli?

14 Aprile 2019


Madre con depressione: può avere l’affidamento dei figli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Aprile 2019



Madre aggressiva e con attacchi di panico: elementi sufficienti per la decadenza della responsabilità genitoriale?

Da quando, tra te e tuo marito, le cose non vanno più bene hai iniziato a soffrire di attacchi di panico e di crisi depressive. Siete arrivati alla separazione mentre, nel frattempo, hai deciso di farti curare. Assumi così regolarmente dei farmaci antidepressivi che ti ha ordinato il medico. Questo elemento, noto a tuo marito, è stato da lui usato per chiedere al giudice la revoca dell’affidamento condiviso dei figli e la loro collocazione presso la sua nuova abitazione. Insomma, lui vorrebbe toglierti i bambini facendo leva su asseriti “disturbi mentali” che ti renderebbero bipolare e aggressiva. Cosa rischi? La madre con depressione può avere l’affidamento dei figli? La questione è stata decisa da una recente ordinanza della Cassazione [1]. Ecco cosa hanno scritto i giudici in questa fattispecie.

Secondo la Corte, non può essere una semplice fragilità psicologica della madre a determinare la revoca dell’affidamento condiviso o la perdita della responsabilità genitoriale. Né ciò è sufficiente – salvo dimostrare che vi sia un serio pericolo per la crescita e la salute psicofisica dei bambini – per collocare la prole presso l’altro genitore. 

La preferenza della madre nella collocazione dei figli

La Cassazione ha da sempre – e tutt’ora – sposato l’orientamento della cosiddetta “maternal preference”, secondo cui la mamma deve essere preferita al papà quando i bimbi sono in età prescolare o scolare. Solo la dimostrazione di una incapacità da parte della donna potrebbe comportare l’allentamento dei figli. 

Il punto è dunque comprendere quando una malattia psicologica può determinare tale incapacità di gestire la prole. Chiaramente, l’analisi va fatta caso per caso, a seconda della patologia e della sua gravità. Certo è – sostiene la Cassazione nella sentenza in commento – che la sola fragilità psicologica non può far venir meno da sola la capacità di essere genitore. 

Naturalmente, alla base della conservazione dell’affidamento congiunto e della collocazione presso la madre vi deve essere una consulenza d’ufficio che certifichi che «tra la madre e la bambina esiste un sicuro legame, che denota non solo attaccamento affettivo ma anche capacità di accudimento che possono essere ulteriormente valorizzate attraverso un idoneo percorso». 

La depressione fa perdere l’affidamento dei figli alla madre?

Per quanto concerne poi «la fragilità psicologica» della donna, essa – «consistente in un disturbo depressivo della personalità con attacchi di panico» – non costituisce «ostacolo alla capacità genitoriale», grazie alla cura farmacologica. Insomma, proprio il fatto che la madre sia sotto osservazione medica e che stia prendendo delle medicine è indice che la patologia è sotto controllo. 

Tutti questi elementi rendono plausibile, secondo i giudici, l’ipotesi di ridare alla donna la «responsabilità genitoriale» come madre. 

Dicevamo che tutto dipende dalla gravità della malattia. In un precedente, la Cassazione ha disposto l’adottabilità del figlio per la psicosi maniaco-depressiva della madre e l’irreperibilità del padre [2].

La malattia mentale di un genitore non va considerata motivo da solo sufficiente per affidare la prole in via esclusiva al genitore “sano”; se, infatti, è provato che essa non sia di pregiudizio ai figli, un provvedimento di tal genere sarebbe solo frutto di pregiudizi sociali. Pertanto, anche in questi casi, è corretto l’affidamento condiviso dei figli a entrambi i genitori.

Di tanto avevamo già parlato in La malattia psichica del genitore può incidere sull’affidamento dei figli?

Depressione post partum e affidamento del figlio

Anche la semplice depressione post partum, per quanto accentuata, non è stata in passato ritenuta dalla giurisprudenza come condizione ostativa all’affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei genitori [3].

Secondo il tribunale di Milano [4] non bisogna ritenere, in modo aprioristico, la malattia psichica come una causa di impossibilità a crescere un bambino e, quindi, impeditiva dell’affidamento condiviso. Bisogna, al contrario, valutare caso per caso, senza pregiudizi e timori. 

note

[1] Cass. ord. n. 9763/19 dell’8.04.2019.

[2] Cass. sent. n. 14462/2018. 

[3] Trib. Catanzaro, sent. 2.07.2009.

[4] Trib. Milano, ord. del 27.11.13. 

Autore immagine donna depressa. Di Fure

Corte di Cassazione, sez. I Civile, ordinanza 29 gennaio – 8 aprile 2019, n. 9763

Presidente Valitutti – Relatore Meloni

Fatti di causa

La Corte di Appello di Bologna con decreto in data 12/4/2018, ha confermato il decreto in data 15/9/2016 pronunciato dal Tribunale per i minorenni di Bologna con il quale veniva dichiarata la decadenza dei genitori dalla responsabilità genitoriale sulla minore An. Ri. Ia., sulla scorta di una CTU espletata nel corso del giudizio di primo grado.

In particolare risulta dal provvedimento impugnato che la ricorrente Co. Gr. soffriva di un disturbo psicologico compensato con farmaci e pertanto non sussistevano i presupposti per una reintegra nella responsabilità genitoriale della minore An. Ri. Ia..

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione la ricorrente affidato a due motivi. Il curatore speciale della minore non ha spiegato difese.

Ragioni della decisione

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente Co. Gr. lamenta violazione dell’art 111 comma 7 della Costituzione, 330 c.c. e 115 c.p.c. in riferimento all’art. 360 comma 1 nr 5 c.p.c. per avere il giudice di merito dichiarato la decadenza dalla responsabilità genitoriale sulla minore Ia. Angela in carenza dei presupposti di legge e nonostante che la CTU avesse espresso un giudizio favorevole in merito alla capacità genitoriale della ricorrente.

Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente Co. Gr. lamenta vizio di motivazione in riferimento all’art. 360 comma 1 nr 5 c.p.c. per avere il giudice di merito omesso di valutare fatti rilevanti risultanti dalla CTU dalla quale risulta un giudizio favorevole in merito alla capacità genitoriale della ricorrente.

Il ricorso è fondato e deve essere accolto.

Il giudice di merito nel pronunciarsi in ordine alla decadenza dalla responsabilità genitoriale deve in primo luogo esprimere una prognosi sull’effettiva ed attuale possibilità di recupero, attraverso un percorso di crescita e sviluppo, delle capacità e competenze genitoriali, con riferimento, in primo luogo, alla elaborazione, da parte dei genitori, di un progetto, anche futuro, di assunzione diretta della responsabilità genitoriale, caratterizzata da cura, accudimento, coabitazione con il minore, ancorché con l’aiuto di parenti o di terzi, ed avvalendosi dell’intervento dei servizi territoriali (Cass. n. 14436/2017).

Ciò premesso nel caso specifico la Corte di merito non ha motivato in ordine alla inidoneità della ricorrente e l’inadeguatezza della sua capacità genitoriale ed ha trascurato del tutto le conclusioni del CTU a favore della reintegra nella responsabilità genitoriale. Secondo la CTU infatti tra la madre e la bambina esiste un sicuro legame che denota non solo attaccamento affettivo ma anche capacità di accudimento che possono essere ulteriormente valorizzate attraverso un idoneo percorso.

Le circostanze contingenti che hanno determinato l’allontanamento della bambina dal nucleo familiare (procedimento penale nei confronti del padre della minore per supposta violenza sessuale nei confronti della minore) sono state ora completamente superate in quanto il padre, condannato in primo grado, è stato assolto con formula piena in appello ed è stato escluso qualsiasi coinvolgimento della madre nella vicenda. La stessa fragilità psicologica della ricorrente consistente in un disturbo depressivo della personalità con attacchi di panico (secondo quanto si legge nella sentenza) non costituisce ostacolo, stante la compensazione farmacologica, alla capacità genitoriale come evidenziato dalla CTU che conclude per la reintegrazione nella responsabilità genitoriale, fermo restando l’affido ai servizi sociali. Il giudice territoriale nel discostarsi dalle risultanze della CTU avrebbe dovuto spiegare le ragioni ed i motivi nell’interesse della minore e pertanto in mancanza il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza cassata con rinvio al giudice di merito in diversa composizione per una più adeguata analisi delle risultanze della CTU in ordine alla capacità genitoriale della ricorrente.

La Corte territoriale non ha, infatti, tenuto conto della c.t.u. nella sua integrità, valorizzando solo il passaggio nel quale la consulente evidenziava che la Co. era «impossibilitata a svolgere la propria funzione genitoriale con adeguatezza soprattutto se prolungata nel tempo», a causa della patologia della quale soffre e che comunque tiene sotto controllo medico. Tuttavia, viene pretermesso il passaggio nel quale la c.t.u. poneva in evidenza che il legame affettivo con la figlia spinge la Co. a cercarla e ad incontrarla il più possibile. Di più, del tutto omessa è la considerazione – costituente certamente un fatto decisivo della controversia, ai sensi dell’art. 360, n. 5 cod. proc. civ. – delle conclusioni della c.t.u., laddove – rispondendo al quesito relativo al se la reintegrazione della Co. nella responsabilità genitoriale risponde all’interesse della minore – la consulente risponde che la madre non ha mai pensato di abbandonare la figlia e che la sua affettività verso la prole (vi è un’altra figlia maggiorenne) è sincera, «per cui si valuta di poter reintegrare la responsabilità genitoriale, fermo restando l’affido ai servizi sociali che potranno ogni momento concertare con Gr. eventuali decisioni».

Né può revocarsi in dubbio che il mancato esame delle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio – in quanto, come nella specie, veicola nel processo un fatto idoneo a determinare una decisione di segno diverso -integra un vizio della sentenza che può essere fatto valere, nel giudizio di cassazione, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c, come omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (Cass., 07/07/2016, n. 13922; Cass., 29/05/2018, n. 13399; Cass., 31/05/2018, n. 13770).

Per quanto sopra deve essere accolto il ricorso e cassato il provvedimento impugnato con rinvio alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione, cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione anche per le spese del giudizio di legittimità.

Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.

 


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