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Citazione in appello: non necessario l’avviso delle decadenze

19 Aprile 2013
Citazione in appello: non necessario l’avviso delle decadenze

L’appello è notificato all’avvocato che già conosce le regole tecniche del processo: inutili gli avvertimenti delle decadenze.

La citazione in appello non deve necessariamente contenere l’avviso che, in mancanza di costituzione tempestiva nei 20 giorni prima dell’udienza, si avranno le decadenze ex art. 167 e 343 c.p.c.; è sufficiente invece che l’atto rechi l’invito a costituirsi in giudizio “nei modi e nei termini di legge”.

L’obbligo dell’avviso infatti è previsto solo per il primo grado e non può estendersi, in assenza di una norma specifica che lo preveda, anche al secondo.

A chiarire questo aspetto sono state le stesse Sezioni Unite della Cassazione [1] che, in questo modo, hanno voluto risolvere un contrasto giurisprudenziale sorto sull’interpretazione dell’art. 342 c.p.c., prima della nuova formulazione (di cui al Decreto Sviluppo, n. 83/2012) con il filtro in appello.

Dunque, l’atto di appello non è nullo se manca l’avviso delle decadenze derivanti dalla costituzione non tempestiva. Ciò perché, a differenza di quanto avviene in primo grado, poiché la citazione del gravame è notificata al legale della parte appellata, si presume che egli conosca bene le regole del processo e, con esse, il regime delle preclusioni; pertanto è perfettamente in grado di prendere le adeguate contromisure “processuali”.

Insomma: l’avvocato non ha bisogno di alcun avvertimento in ordine al regime dell’appello incidentale, alle domande ed eccezioni nuove e alla decadenza dalle domande e dalle eccezioni non riproposte.


note

[1] Cass. S.U., sent. n. 9407/13 del 18.04.2013.


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