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Separazione con addebito al marito

15 Aprile 2019
Separazione con addebito al marito

Separazione e divorzio: la responsabilità del marito non aumenta i diritti della moglie salvo il caso di reati.

Avviare una separazione giudiziale con addebito al marito potrebbe essere del tutto inutile, anche quando l’uomo ha violato i doveri matrimoniali nei confronti della moglie. Sempre che non siano stati commessi crimini (come ad esempio i maltrattamenti o le violenze) per i quali potrebbe scattare il risarcimento del danno, nell’attuale realtà economica – che vede le famiglie reggersi prevalentemente con il reddito del marito-padre – fare una battaglia legale per un tradimento o per l’allontanamento da casa ha un carattere più ideologico che pratico. Peraltro sentire il giudice condannare l’uomo come responsabile per la fine dell’unione e, quindi, addebitargli la separazione ha un costo in denaro e in tempo: rende sicuramente più alta la parcella dell’avvocato e allunga i tempi della procedura.

Quanto appena detto potrebbe sembrare, in prima battuta, poco chiaro e anche frutto di una visione faziosa. Non è così. In termini pratici, la separazione con addebito al marito il più delle volte non comporta alcun vantaggio. Cerchiamo di capire il perché.

Cos’è l’addebito e quando scatta

Per calarci meglio nella questione e comprendere subito di cosa stiamo parlando, ricorriamo al consueto esempio pratico. Immagina allora una famiglia, composta dal marito (con un lavoro dipendente di 1.500 euro netti mensili), la moglie (con un part-time di 600 euro netti mensili) e un figlio ancora minorenne. Un giorno la donna scopre, sul colletto della camicia dell’uomo, una macchia di rossetto. L’uomo non riesce a negare l’evidenza e confessa il tradimento di una serata. I tentativi di ripristinare il legame falliscono e i due decidono di separarsi. Il marito intende riconoscere all’ex e al figlio un assegno di mantenimento mensile. La donna però non è soddisfatta e vuole procedere per le vie legali. Forse, in cuor suo, spera di ottenere un risarcimento e un assegno più sostanzioso non appena il giudice saprà del tradimento.

L’esito della battaglia giudiziale si risolve con una sentenza di addebito a carico del marito e con il riconoscimento, in favore della moglie e del figlio, di un mantenimento mensile più o meno simile a quello che l’uomo avrebbe riconosciuto in via bonaria, con una separazione consensuale.

Quali sono, quindi, le conseguenze dell’addebito? L’uomo non potrà diventare erede della moglie qualora questa dovesse morire prima del divorzio. Nient’altro. Questo perché l’addebito non implica altra sanzione se non:

  • l’impossibilità, per il coniuge con l’addebito, di chiedere un assegno di mantenimento;
  • la perdita, per il coniuge con l’addebito, dei diritti ereditari sull’altro (diritti che, comunque, si perdono in ogni caso con il divorzio).

Perché è inutile chiedere l’addebito al marito?

Quando il marito guadagna più della moglie, quest’ultima ha diritto, con la separazione, a ottenere un assegno di mantenimento mensile (assegno che, dopo il divorzio, viene ridimensionato in base a quanto necessario alla donna per mantenersi). Ciò è conseguenza non già dell’addebito – ossia della responsabilità per la fine del matrimonio – ma della differenza di reddito tra i due. In pratica, il mantenimento non è una sanzione ma un effetto della discrasia di tenore di vita e di possibilità economiche che marito e moglie manifestano dopo la separazione. Ne consegue che, anche dinanzi a un uomo che ha sempre tenuto un comportamento integerrimo nei confronti della donna, e che anzi – innamoratissimo – non ha mai voluto il divorzio, il giudice lo condannerà comunque a versare l’assegno periodico.

Oltre a ciò, l’uomo deve comunque versare il mantenimento per i figli che vanno a vivere dalla madre. Anche questo effetto non dipende certo dall’addebito ma dal rapporto di genitorialità che impone al padre di prendersi sempre cura dei figli fino alla loro maggiore età.

Ne consegue che, dinanzi a un marito che comunque sarebbe tenuto – in ragione del proprio reddito – a versare l’assegno di mantenimento alla moglie, la richiesta da parte di quest’ultima di addebito non aggiunge nulla ai diritti che le spetterebbero in caso di separazione o di divorzio. La posizione della donna, dunque, con o senza addebito al marito, rimane immutata!

Perché chiedere l’addebito al marito costa di più e allunga la causa?

La battaglia per l’addebito non è cosa semplice. Infatti, essa in primo luogo trasforma la separazione da consensuale a giudiziale. Significa che, anziché fare una sola udienza, bisognerà avviare una vera e propria causa, con le prove e le note. Ciò implica un impegno dell’avvocato di gran lunga superiore. E quindi determina un incremento della sua parcella. Basti pensare che, se per una separazione consensuale possono essere sufficienti mille euro, per una giudiziale potrebbero volercene fino a quattro-cinque mila.

In più, la separazione consensuale, proprio perché si esaurisce con un’unica comparizione davanti al presidente del tribunale, si risolve in tre-quattro mesi, mentre per quella giudiziale potrebbero essere necessari diversi anni (da tre a cinque).

Addebito al marito che ha commesso reati

Completamente diversa è l’ipotesi del marito responsabile di un reato. Pensa al caso in cui l’uomo picchia la donna, la umilia, la offende in pubblico, le fa mancare il necessario per vivere o per curarsi. In ipotesi del genere, quando cioè entra dalla porta il diritto penale, la denuncia può aiutare la moglie a ottenere qualche vantaggio: tramite infatti la costituzione di parte civile nel processo penale, la donna può ottenere anche il risarcimento del danno.

note

Autore immagine: uomo e donna divisi da forbice. Di M-SUR


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