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Gratuito patrocinio parte civile

12 Maggio 2019 | Autore:
Gratuito patrocinio parte civile

Come funziona il gratuito patrocinio a favore della parte civile? Cosa succede se l’imputato viene assolto? L’imputato condannato a chi paga le spese?

Tutti hanno diritto alla giustizia; di conseguenza, tutti hanno diritto ad un avvocato. Su per giù è questo ciò che dice la Costituzione italiana. Per attuare questo principio, però, occorre che qualcuno paghi il difensore il quale, non essendo un dipendente pubblico, di regola viene retribuito direttamente dai clienti. Come fare nei casi in cui colui che ha bisogno di ricorrere ai tribunali non possa permettersi di pagare la parcella dell’avvocato? Semplice: basta avvalersi del gratuito patrocinio, il quale consente a chi è privo di un reddito adeguato di poter essere assistito da un avvocato il cui onorario verrà versato direttamente dallo Stato. Chi può avvalersi di questa particolare agevolazione? Vale anche per i processi penali? Esiste il gratuito patrocinio per la parte civile?

Si tratta di una domanda la cui risposta non è così scontata, visto che, all’interno di un procedimento penale, la parte civile è solamente eventuale. Mi spiego meglio. Se Tizio colpisce al volto Caio cagionandogli una ferita, il processo a carico di Tizio si farà anche se Caio decide di non chiedere il risarcimento e, quindi, di non costituirsi parte civile. Il gratuito patrocinio per la parte civile pone poi ulteriori quesiti: cosa succede se l’imputato, al termine del processo, viene assolto? Se l’imputato, al contrario, viene condannato anche al pagamento delle spese processuali, queste a chi spetteranno? Insomma, sono molti gli aspetti da analizzare in merito al gratuito patrocinio della parte civile.

Patrocinio a spese dello Stato: come funziona?

Per comprendere il gratuito patrocinio della parte civile, bisogna procedere per gradi e affrontare brevemente il tema del patrocinio a spese dello Stato. Chi non può permettersi un avvocato perché ha un reddito inferiore ai limiti di legge, può fare apposita istanza affinché gli venga attribuito un difensore iscritto nelle liste del gratuito patrocinio che possa assisterlo senza alcun costo.

Chi può accedere al gratuito patrocinio?

Secondo la legge [1], ricorrendone le condizioni si può accedere al patrocinio a spese dello Stato in ogni tipo di processo: penale, civile, amministrativo, contabile e tributario. Possono accedere al gratuito patrocinio non solo tutti i cittadini italiani, ma anche gli stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare e gli apolidi. Infine, possono chiedere l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato gli enti o le associazioni che non perseguono fini di lucro e non esercitano attività economica.

Gratuito patrocinio: qual è il limite di reddito?

Ovviamente, il requisito fondamentale per essere ammessi al patrocinio gratuito è il limite reddituale: secondo la legge, può beneficiare dell’avvocato gratis chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro. I limiti di reddito vengono adeguati ogni due anni in relazione alla variazione dell’indice dei prezzi accertata dall’Istat.

Se il richiedente convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’interessato. In questa circostanza, però, il limite di reddito sopra indicato è aumentato di 1.032,91 euro per ogni familiare convivente.

La parte civile può chiedere il gratuito patrocinio?

Il gratuito patrocinio è possibile per la parte civile? I dubbi potrebbero sorgere per via del fatto che la parte civile, come spiegato nell’introduzione, è solamente eventuale all’interno del procedimento penale. Questo significa, in parole povere, che il processo va avanti anche senza che la persona danneggiata si sia costituita.

Parte civile: chi è?

Prima di rispondere alla domanda del paragrafo precedente (“La parte civile può chiedere il gratuito patrocinio?”) è forse il caso di spiegare chi sia la parte civile all’interno del procedimento penale.

La parte civile altro non è che la persona che ritiene di essere stata impoverita dal reato. Un esempio su tutti: la vittima di un furto; oppure la vittima di una rapina, di un danneggiamento, di un’usura, di una lesione personale. Ma non solo.

La persona danneggiata dal reato può essere anche il parente della vittima: si pensi al coniuge di una persona uccisa. In questo caso, la vittima (essendo morta) non potrebbe mai costituirsi in giudizio per chiedere il risarcimento del danno. Può farlo, al contrario, il coniuge, oppure i parenti più prossimi, i quali ritengono di aver subito un pregiudizio economico: si pensi alla vittima che, in vita, manteneva agli studi i figli oppure la moglie disoccupata.

Il risarcimento derivante da reato non comprende solamente il danno economico inteso in senso stretto, ma anche il danno morale, cioè la sofferenza patita per la perdita.

Chi si costituisce parte civile, pertanto, esercita l’azione civile diretta ad ottenere il risarcimento dei danni direttamente all’interno del processo penale, chiedendo al giudice di liquidargli il risarcimento che gli spetta per il pregiudizio patito.

Gratuito patrocinio e parte civile: cosa dice la legge?

La legge [2] dice espressamente che è assicurato il patrocinio nel processo penale per la difesa del cittadino non abbiente, indagato, imputato, condannato, persona offesa da reato, danneggiato che intenda costituirsi parte civile, responsabile civile ovvero civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

Non ci sono dubbi, quindi, sul fatto che anche la parte civile possa chiedere il gratuito patrocinio, anche se la sua presenza è solamente eventuale all’interno del processo (a differenza di quella del magistrato del pubblico ministero e dell’imputato).

Gratuito patrocinio: cosa succede se l’imputato è assolto?

L’ammissione della parte civile al gratuito patrocinio pone alcune problematiche: la principale è cosa accade nell’ipotesi in cui l’imputato sia scagionato da ogni accusa, cioè sia riconosciuto innocente. In un caso del genere, alla parte civile sicuramente non potrà essere attribuito alcun risarcimento e, pertanto, la sua costituzione sarà stata vana. Ebbene, cosa accade in questa ipotesi? L’avvocato andrà sempre pagato dallo Stato, oppure dovrà essere la parte civile a sobbarcarsi l’onere?

Ebbene, secondo la giurisprudenza [3], anche se l’imputato viene assolto alla costituita parte civile spetta ugualmente il gratuito patrocinio. In buona sostanza, si applica lo stesso principio valido per l’imputato: così come il difensore dell’imputato ammesso al gratuito patrocinio ha diritto al pagamento dell’onorario anche in caso di condanna, allo stesso modo il difensore della parte civile ha diritto al compenso anche in caso di rigetto della domanda risarcitoria o di assoluzione dell’imputato.

Gratuito patrocinio e soccombenza penale

I dubbi circa la possibilità che il gratuito patrocinio “venisse meno” di fronte all’assoluzione dell’imputato derivavano dall’applicazione, anche in ambito penale, del principio della soccombenza, secondo cui chi perde la causa paga anche le spese sostenute dall’altra parte. Se la soccombenza avesse trovato applicazione anche nel processo penale, lo Stato non avrebbe dovuto pagare l’avvocato della parte civile poiché, nel caso di assoluzione dell’imputato e/o di rigetto della richiesta risarcitoria, essa sarebbe risultata soccombente, cioè perdente.

Secondo i giudici, invece, nel processo penale non c’è spazio per una logica di questo genere, non potendo il principio della soccombenza operare tra soggetti, lo Stato e la persona ammessa al gratuito patrocinio, che non sono parti contrapposte di un giudizio.

Gratuito patrocinio: l’imputato a chi paga le spese?

Un’altra questione riguardante il gratuito patrocinio è praticamente l’esatto opposto di quella analizzata nel paragrafo precedente. Abbiamo detto che, se l’imputato viene assolto, la parte civile conserva il beneficio del gratuito patrocinio inizialmente concessole e, pertanto, il suo avvocato verrà comunque pagato dallo Stato.

Analizziamo ora l’ipotesi inversa: l’imputato viene riconosciuto colpevole del reato ascrittogli e condannato, di conseguenza, a pagare le spese processuali e le spese di lite sostenute dalla parte civile. Ora, poiché la parte civile è stata ammessa al gratuito patrocinio, l’imputato a chi e in che misura pagherà le spese?

Ebbene, per quanto riguarda il soggetto che beneficerà del rimborso da parte dell’imputato, non ci sono dubbi che si tratti dello Stato: se è lo Stato a sobbarcarsi tutti i costi della difesa della persona danneggiata, è giusto che sia esso stesso ad essere destinatario del pagamento del condannato.

Per quanto riguarda la misura del rimborso delle spese di lite, esse dovranno coincidere con quelle che il giudice intende liquidare al difensore che assiste la parte civile ammessa al gratuito patrocinio. Mi spiego meglio con un esempio.

Esempio di liquidazione gratuito patrocinio parte civile

Tizio, imputato di lesioni personali ai danni di Caio, viene riconosciuto colpevole e, oltre a dover scontare una pena detentiva, viene condannato anche a rimborsare le spese processuali e a pagare le spese di lite sostenute dalla parte civile. Ora, il fatto è che la parte civile, in quanto ammessa al gratuito patrocinio, non ha pagato proprio un bel niente. Per tale ragione, Tizio dovrà pagare allo Stato, poiché è lo Stato che paga tutte le spese di Caio.

Per quanto riguarda l’ammontare, il giudice dovrà badare di condannare l’imputato al pagamento di un importo uguale a quello che il magistrato, con separato provvedimento, liquiderà a favore dell’avvocato della parte civile pagato dallo Stato.

E così, tornando all’esempio di sopra, se il giudice condanna Tizio a pagare mille euro alla parte civile a titolo di spese legali, la stessa somma (mille euro) dovrà essere liquidata a favore dell’avvocato della parte civile a titolo di gratuito patrocinio. In questo modo, si avrà che lo Stato dovrà dare mille euro al difensore della parte civile ammessa al gratuito patrocinio, ma allo stesso tempo lo Stato dovrà ricevere mille euro dall’imputato condannato al rimborso delle spese legali.

Possiamo quindi così sintetizzare: quando il giudice del processo penale condanna l’imputato alla rifusione delle spese legali sostenute dalla parte civile ammessa al gratuito patrocinio, la somma che l’imputato deve corrispondere Stato deve coincidere con quella che lo Stato liquida al difensore.

Nello stesso dispositivo il giudice dovrà individuare lo Stato come effettivo creditore del pagamento a carico dell’imputato e, contemporaneamente, provvedendo alla liquidazione della medesima somma in favore del difensore della parte civile.


note

[1] D.P.R. n. 115/2002.

[2] Art. 74, D.P.R. n. 115/2002.

[3] Cass., sent. n. 42508/2009.


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