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Pignoramento per cartelle esattoriali

16 Aprile 2019


Pignoramento per cartelle esattoriali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Aprile 2019



Esecuzione forzata esattoriale: le regole per chi non paga Agenzia Entrate Riscossione e la società di riscossione locale. La prescrizione. 

Spesso si parla del pignoramento per debiti come una procedura generale, uguale a prescindere dal tipo di creditore procedente. In realtà, esistono regole speciali appositamente dettate nel caso di pignoramento per cartelle esattoriali. Queste regole – meglio chiamate con l’espressione «riscossione esattoriale» – sono rivolte a tutelare maggiormente chi presenta debiti fiscali da chi, invece, ha contratto obbligazioni con soggetti privati come i fornitori, il condominio, il padrone di casa, la società delle utenze domestiche, la finanziaria o la banca. Anzi, proprio quando il creditore è la banca si innescano delle conseguenze ancora più gravi come, ad esempio, la segnalazione alla Centrale Rischi dei cattivi pagatori, non prevista invece per tutti gli altri casi.

Le regole speciali applicabili al caso del pignoramento per cartelle esattoriali sono giustificate da due fini. Il primo è quello di garantire maggiore speditezza alle procedure esecutive ove il creditore è l’agente della riscossione, ossia – almeno per i crediti dello Stato – Agenzia Entrate Riscossione; e ciò per via del loro elevato numero (l’evasione fiscale, piccola o grande che sia, resta sempre la principale forma di inadempimento ai debiti). Dall’altro lato, la legge intende tutelare i debitori più indigenti da una forma di “espropriazione di Stato” che impedirebbe loro di sopravvivere.

Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le regole in caso di pignoramento per cartelle di pagamento non versate.

Pignoramento per cartelle esattoriali: quando arriva?

Partiamo innanzitutto dallo stabilire quando è possibile il pignoramento per cartelle esattoriali non pagate. Abbiamo visto, in un precedente articolo, che il pignoramento per bolletta non pagata non può essere attivato immediatamente ma c’è prima bisogno di chiedere in tribunale un decreto ingiuntivo e poi di notificare un atto detto “precetto”. Invece per le cartelle esattoriali non è così: la cartella è infatti già equiparabile a un ordine del giudice (nel linguaggio tecnico si dice che è un “titolo esecutivo”) e racchiude anche le funzioni del precetto. Detto in termini molto pratici, la cartella è l’ultimo avviso che riceve il debitore prima di subire il pignoramento.

Tuttavia il contribuente ha comunque 60 giorni di tempo per pagare o per chiedere una rateazione. Se lo fa, il pignoramento non può avvenire.

Come evitare il pignoramento per cartelle esattoriali

Prima di capire come funziona la riscossione esattoriale e quindi il pignoramento per debiti con l’agente della riscossione, vediamo come impedire che ciò avvenga. Il primo metodo è, ovviamente, pagare. Si può tuttavia anche pagare a rate: con la cosiddetta rateazione, ogni forma di esecuzione forzata viene in automatico bloccata e quelle eventualmente già in corso sono abbandonate. La rateazione non determina la cancellazione di ipoteche, mentre il fermo auto viene solo sospeso per essere cancellato definitivamente al versamento dell’ultima rata. 

Un secondo modo per evitare il pignoramento è impugnare la cartella. Il ricorso, tuttavia, non sospende l’efficacia esecutiva della cartella, ma è necessario che a dichiararla sia il giudice alla prima udienza. Quindi, bisognerà attendere del tempo. Nel frattempo, di solito, per una questione di mera prudenza, l’agente della riscossione non procede all’esecuzione forzata.

Un ultimo modo per evitare il pignoramento è presentare un ricorso in autotutela che sospende in automatico la cartella solo per determinati vizi particolarmente gravi. La procedura innesca una verifica sulla legittimità dell’atto e, in assenza di risposta entro 220 giorni, il ricorso si considera accolto e la cartella annullata. Leggi sul punto Sospensione cartella di pagamento e Come chiedere la sospensione di una cartella esattoriale. Si pensi al caso di prescrizione o di atto già sospeso dall’autorità.

Pignoramento cartella di pagamento: come avviene

Come nel pignoramento ordinario, anche l’esecuzione forzata esattoriale conosce tre diverse forme di pignoramento: quello dei beni mobili (cosiddetto pignoramento mobiliare), quello dei beni immobili (cosiddetto pignoramento immobiliare) e quello dei beni e dei crediti detenuti da terzi (cosiddetto pignoramento presso terzi). 

Qui di seguito analizzeremo tutte e tre queste forme con riferimento solo alle regole che li diversificano rispetto alle procedure ordinarie. 

Pignoramento mobiliare

Le principali differenze della procedura esattoriale rispetto al pignoramento ordinario sono le seguenti:

  • il pignoramento viene eseguito non dall’ufficiale giudiziario del tribunale ma dall’ufficiale della riscossione che è un organo dello stesso agente della riscossione;
  • non può essere eseguito prima che decorrano 60 giorni dalla notificazione della cartella di pagamento, salvo che il giudice competente autorizzi l’esecuzione immediata per pericolo nel ritardo, e non oltre un anno dalla notifica della stessa;
  • la custodia dei beni diversi dal danaro, dai titoli di credito o dagli oggetti preziosi, è affidata al debitore o ad un terzo, e in mancanza, i beni sono presi in consegna dal Comune, il concessionario non può essere nominato custode ma può disporre della sostituzione del custode in ogni tempo;
  • il verbale del pignoramento non è depositato nella cancelleria del tribunale ma notificato al debitore mediante consegna a quest’ultimo di copia del verbale;
  • il pignoramento perde efficacia trascorsi 200 giorni senza che sia stato effettuato il primo incanto.

L’ufficiale della riscossione esegue il pignoramento sulle cose che ritiene di più facile e pronta liquidazione nel limite di un presumibile valore di realizzo pari all’importo del proprio credito aumentato della metà.

Nella scelta dei beni da pignorare deve preferire denaro contante, oggetti preziosi o titoli di credito, o comunque beni che appaiono di sicura realizzazione (quali apparecchi tecnologici, veicoli, ecc.). L’agente della riscossione può anche avvalersi dell’aiuto della Guardia di Finanza.

L’ufficiale della riscossione deve effettuare il pignoramento in giorni feriali non potendo farlo in quelli festivi e nelle ore dalle 7 alle 21.

Leggi Cosa può pignorare Agenzia Entrate Riscossione.

Pignoramento presso terzi

Il pignoramento del conto corrente, dello stipendio e della pensione seguono le regole generali salvo per il fatto che:

  • l’ultima mensilità non può mai essere pignorata;
  • per stipendi/pensioni fino a 2.500 euro, in deroga alla norma che stabilisce il limite di un quinto, il pignoramento può essere massimo di 1/10; per stipendi/pensioni da 2.501 a 5.000 euro il pignoramento può arrivare a 1/7; per stipendi/pensioni superiori a 5.001 euro il pignoramento è di un quinto; 
  • salvo nel caso di pignoramento della pensione, l’ordine di accreditare le somme direttamente all’agente della riscossione viene dato dallo stesso creditore, senza quindi bisogno di un’udienza davanti al giudice. Nel caso del pignoramento del conto corrente, la banca è obbligata a stornare le somme sul conto dell’esattore se entro 60 giorni dalla notifica del pignoramento stesso il contribuente non paga il debito o non chiede la rateazione;
  • come nell’esecuzione tradizionale, il pignoramento del conto corrente ove viene accreditato lo stipendio di lavoro dipendente o la pensione può essere pignorato: a) per quanto attiene alle somme già depositate all’atto della notifica del pignoramento, nella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale; b) per quanto riguarda i successivi emolumenti, entro le normali percentuali di 1/10, 1/7 o 1/5;
  • come nell’esecuzione tradizionale, il pignoramento della pensione può avvenire, nei limiti delle percentuali predette (1/10, 1/7 o 1/5) solo sull’importo detratto il minimo vitale (ossia una volta e mezzo l’assegno sociale).

L’esattore, prima di procedere al pignoramento e decorso il termine di 60 giorni dalla notificazione della cartella esattoriale, può chiedere a soggetti terzi, debitori del soggetto nei cui confronti deve procedere o dei coobbligati, di rilasciare per iscritto una dichiarazione ove vengano indicate le cose e le somme da loro dovute al creditore.

Pignoramento immobiliare

Il pignoramento immobiliare è quello maggiormente toccato dalle regole speciali.

Innanzitutto è possibile procedere a pignorare la casa o il terreno di proprietà del debitore solo se viene prima iscritta ipoteca e, da questo momento, sono decorsi sei mesi. L’ipoteca può essere iscritta solo per debiti da 20mila euro in su. Tuttavia, al pignoramento immobiliare si può procedere solo se il debito per cartelle scadute supera 120mila euro e se il valore di tutti i beni di proprietà del debitore supera 120mila euro. Questo significa che nella forbice di debito tra 20mila e 120mila euro, il contribuente rischia solo l’ipoteca, ma se un altro creditore (ad es. la banca) avvia l’esecuzione forzata, l’esattore può inserirsi nella procedura.

C’è poi il cosiddetto divieto di pignoramento della prima casa. In particolare l’agente della riscossione non può pignorare l’immobile che abbia tutte le seguenti caratteristiche:

  • è destinato ad uso abitativo e il debitore vi risiede anagraficamente;
  • è l’unico immobile di proprietà del debitore;
  • non è considerato di lusso ossia non è classificato in A/8 e A/9. 

In presenza di più immobili, anche posseduti per semplici quote, il pignoramento immobiliare è possibile entro i limiti predetti (valore del debito e dei beni superiore a 120mila euro).

L’esecuzione inizia con il pignoramento che quando ha ad oggetto immobili ha una forma particolare e deve essere trascritto nei registri immobiliari e si attua con la vendita.

L’esattore può procedere con il pignoramento solo quando ricorrono le condizioni di seguito esaminate. In questo caso, prima di procedere al pignoramento, deve iscrivere ipoteca sull’immobile che intende pignorare.

Secondo l’orientamento sposato dalla Cassazione, il fondo patrimoniale non tutela da debiti fiscali per cui è pignorabile la casa inserita nel fondo per cartelle esattoriali non pagate.

La procedura di pignoramento immobiliare esattoriale, che va sotto il nome «pubblico incanto», si svolge senza l’autorizzazione preventiva di un giudice. Ad Agenzia Entrate Riscossione basta notificare in sequenza: a) la cartella di pagamento; b) il preavviso di ipoteca; c) l’ipoteca (dopo 30 giorni dal preavviso); d) il pignoramento (dopo 6 mesi dall’ipoteca).

La vendita immobiliare si svolge secondo le seguenti cadenze:

  • Agenzia Entrate Riscossione deve effettuare il primo incanto (ossia l’asta) entro 200 giorni dal pignoramento e gli incanti successivi entro un intervallo minimo di 20 giorni;
  • se con il primo incanto non si riesce a vendere l’immobile pignorato per mancanza di offerte valide, si procede al secondo incanto nel giorno fissato dall’avviso di vendita e con un prezzo base inferiore di 1/3 rispetto a quello precedente;
  • tra un incanto e l’altro devono decorrere almeno 20 giorni;
  • in caso di terzo incanto, il prezzo base sarà inferiore di 1/3 rispetto a quello del precedente incanto;
  • se la procedura deriva dal mancato pagamento di imposte erariali (ossia dovute allo Stato), in caso di mancata vendita anche al terzo incanto, nei 10 giorni successivi Agenzia Entrate Riscossione può chiedere al giudice dell’esecuzione l’assegnazione diretta dell’immobile allo Stato per il prezzo base del terzo incanto. 

Prescrizione cartelle esattoriali

Il pignoramento non è possibile e può essere impugnato se la cartella, nel frattempo, è caduta in prescrizione. I termini sono i seguenti:

  • cartelle per Irpef, Iva, imposta di bollo, di registro e tutte le altre imposte dovute allo Stato compreso il canone Rai: 10 anni;
  • cartelle per Imu, Tasi, Tari e tutte le altre imposte dovute agli enti locali come Comune e Regione: 5 anni
  • cartelle per sanzioni amministrative comprese le multe stradali: 5 anni;
  • cartelle per contributi previdenziali dovuti all’Inps o assistenziali dovuti all’Inail: 5 anni;
  • cartelle per bollo auto: 3 anni.

note

Autore immagine: 123rf com


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