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Scarico fumi stufe a pellet: tutta la normativa

17 Aprile 2019 | Autore:


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Come e dove va installato l’impianto termico, quali caratteristiche deve avere la canna fumaria e quale documentazione devi ricevere.

Vuoi risparmiare sul riscaldamento facendo anche una scelta ecologica? La stufa a pellet è una delle soluzioni preferite in questi casi: se collegata alla caldaia, si sostituisce al gas e ti alleggerisce la bolletta garantendoti, comunque, l’acqua calda sia per i caloriferi sia per l’uso sanitario. Tuttavia, ci sono delle norme di sicurezza da rispettare. In particolare, sullo scarico dei fumi delle stufe a pellet: tutta la normativa che riguarda l’installazione e la manutenzione della canna fumaria fissa delle regole ben precise. Regole che interessano le caratteristiche stesse della canna fumaria, la sua collocazione, il tipo di apparecchi a cui può essere collegata la stufa e perfino il comignolo.

Come vedremo entrando nel dettaglio della normativa sullo scarico dei fumi delle stufe a pellet, va osservato un certo andamento della canna fumaria con dei limiti di inclinazione, di forma e di misure, di distanza rispetto a dei materiali che possono prendere fuoco per evitare qualche disgrazia, soprattutto quando fai andare la stufa mentre sei ancora al lavoro e vuoi trovare un ambiente caldo al tuo arrivo.

A monte di tutto ciò, è interessante anche sapere come deve essere installata la stufa seguendo una procedura di sicurezza. Vediamo cosa dice tutta la normativa sullo scarico delle stufe a pellet e sulla loro messa a punto.

Stufe a pellet: la fase di installazione

Prima di installare una stufa a pellet a casa tua, nel tuo studio o nel tuo negozio, la normativa impone un’attività preliminare di verifica in cui devono essere valutate le condizioni del locale, del sistema di scarico dei fumi e delle prese d’aria esterna.

L’idoneità del locale

Non tutti i vani sono idonei ad ospitare una stufa a pellet. L’istallazione è vietata, ad esempio, in locali di dimensioni inferiori ai 15 metri cubi, anche se i produttori di stufe dà normalmente delle indicazioni sulle cubature ammissibili in base all’apparecchio.

Non è possibile mettere una stufa a pellet nemmeno in un locale a rischio di incendio come un garage o un box, ed in locali in cui:

  • ci siano degli apparecchi a combustibile liquido che prelevano aria dall’ambiente di installazione;
  • ci siano degli apparecchi a gas per riscaldamento, anche in ambienti comunicanti.

Le stufe a pellet sono vietate anche nei monolocali, nelle camere da letto o nei bagni a meno che siano:

  • stagne;
  • a focolare chiuso con prelievo di aria combustibile dall’esterno.

Sempre in fase di valutazione per l’installazione della stufa a pellet, occorre tenere conto delle distanze minime dalle pareti infiammabili, riportate sulla scheda del prodotto.

Lo scarico dei fumi

Seconda importante verifica da fare prima di installare una stufa a pellet, quella che riguarda lo scarico dei fumi. In particolare, il controllo deve riguardare:

  • la dichiarazione di conformità rilasciata dall’operatore abilitato [1];
  • la placca del camino;
  • l’assenza di qualsiasi elemento in grado di ostruire lo scarico dei fumi;
  • che ci sia un comignolo idoneo all’evacuazione dei fumi;
  • la distanza tra la canna fumaria ed un materiale combustibile;
  • il materiale ed il tipo di canna fumaria;
  • che non ci siano altri apparecchi collegati alla stessa canna fumaria.

Le prese d’aria esterna

Un’ultima verifica da fare riguarda le prese d’aria esterna per la stufa a pellet. Devono essere obbligatoriamente messe nel locale in cui verrà installata la stufa oppure in un locale adiacente purché sia sempre comunicante con l’esterno.

Le prese d’aria devono essere:

  • protette da griglie o reti;
  • collocate in modo da permettere la manutenzione.

Stufe a pellet: la normativa sulla canna fumaria

Prima di entrare nei dettagli su tutta la normativa che riguarda lo scarico dei fumi delle stufe a pellet, bisogna precisare alcune cose sulla canna fumaria.

In realtà, non stiamo parlando di un pezzo unico, bensì di un sistema che comprende tre elementi, ovvero:

  • il canale da fumo, cioè la parte che collega la stufa al canino;
  • il camino vero e proprio;
  • il comignolo.

La normativa in materia fa riferimento ad un decreto legislativo del 2016 [2] che stabilisce quali sono le biomasse combustibili (come il pellet, appunto) e a diverse norme UNI che definiscono le caratteristiche delle canne fumarie e dei sistemi di evacuazione dei fumi.

Secondo queste normative, i materiali utilizzati per la fabbricazione delle canne fumarie (intese come l’insieme dei tre elementi sopra citati) devono essere di classe A1 (non combustibili) e riportare il marchio CE.

Il canale da fumo non può essere realizzato in materiale corrugato flessibile. Deve essere coibentato e consentire il recupero della fuliggine. In altre parole, deve essere accessibile per la pulizia e per eventuali ispezioni. Non deve attraversare locali a rischio di incendio in cui sia vietata l’installazione di apparecchiature a combustione.

Il camino per lo scarico dei fumi deve obbligatoriamente:

  • seguire un percorso verticale con deviazioni non superiori ai 45°;
  • avere una sezione interna circolare con raggio di oltre 20 millimetri oppure rettangolare con angoli arrotondati. In quest’ultimo caso, il rapporto tra i lati non deve essere superiore a 1,5;
  • separato da materiali combustibili o infiammabili tramite un’intercapedine d’aria o elementi di isolamento termico.

Inoltre, il camino deve ricevere lo scarico solo dal canale da fumo e non da canne fumarie collettive o da altri apparecchi. Tuttavia, è consentito il passaggio di un cavedio di altri camini.

È fondamentale che vengano rispettate queste regole previste dalla normativa sullo scarico dei fumi:

  • il camino non deve danneggiare l’edificio o altri impianti;
  • lo scarico deve avvenire dal tetto e non da un qualsiasi sistema a parete;
  • bisogna rispettare le distanze tra la canna fumaria ed i materiali combustibili.

Infine, si deve collocare il comignolo in modo tale che ci sia una corretta dispersione e diluizione dei fumi e dei prodotti della combustione. Si deve evitare, insomma, di collocarlo in un punto in cui ci possa essere un reflusso in grado di formare una contropressione.

Stufe a pellet: la documentazione obbligatoria

Una volta installata la stufa a pellet ed il sistema per lo scarico dei fumi, la normativa prevede il rilascio di una serie di documenti al responsabile dell’impianto. Bada bene al fatto che quest’ultimo può essere sia il proprietario della casa sia l’inquilino o chi vi abita in usufrutto. Significa che la documentazione va consegnata a chi occupa abitualmente quei locali.

Che cosa deve ricevere il responsabile dell’impianto dall’installatore abilitato? Deve avere in mano:

  • la dichiarazione di conformità e gli allegati;
  • i manuali di uso e di manutenzione del fabbricante della stufa;
  • le istruzioni sulla manutenzione e la frequenza con cui viene eseguita (deve essere riportata sulla dichiarazione di conformità sempre dal professionista abilitato);
  • il libretto dell’impianto richiesto dalla legge [3] con le eventuali regolamentazioni regionali;
  • copia fotografica della placca camino.

note

[1] DM n. 37/2008

[2] Dlgs. n. 152/2016 del 03.04.2016.

[3] DPR n. 74/2013 e DM del 10.02.2014.

Immagine: Stufa a pellet accesa, autore LightField Studios


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3 Commenti

    1. Grazie. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Ogni giorno potrai leggere tantissime news ed essere aggiornato/a su temi sempre attuali e utili per la risoluzione delle questioni più controverse e frequenti della quotidianità.

  1. Pubblicazione semplice e chiara ma, perchè i CAF giunto il momento della presentazione della dichiarazione dei redditi osteggiano i dichiaranti che hanno sostituito/installato mpianti nel 2018 e chiedono lo sgravio fiscale previsto. La L. di bilancio ha creato una confusione terribile, oppure c’è sotto qualcosa per impedire gli sgravi fiscali, visto lo stato delle finanze dello stato.

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