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Si può uscire con un coltello per sentirsi più sicuri?

16 Aprile 2019
Si può uscire con un coltello per sentirsi più sicuri?

Legittima difesa: si può nascondere una lama in tasca per difendersi dai malviventi o dai malintenzionati?

Un anziano, debole e indifeso, che deve uscire di notte per strada, magari per acquistare una medicina, e ha paura di essere aggredito dai malviventi può portare con sé un coltello nascosto nel cappotto? L’arma, seppur trasportata in via precauzionale, come estremo baluardo per una eventuale legittima difesa, è vietata dalla legge in situazioni di questo tipo?

È indubbio che una persona priva di capacità offensive, come può essere un uomo di oltre 80 anni, non può certo avvalersi della lama per offendere; il suo scopo sarà solo quello di una più intima tranquillità o la tutela della propria persona in caso di attacchi da parte di criminali. In teoria potrebbe già difendersi con il bastone che gli serve per reggersi in piedi; eppure nessuno si sognerebbe mai di giudicarlo per il fatto di circolare con tale arnese che, ai fini del diritto, è pur sempre classificato come arma impropria. Di qui il quesito legale: si può uscire con un coltello per sentirsi più sicuri?

Una domanda del genere è stata fatta alla Cassazione e i giudici supremi, con una sentenza pubblicata proprio di recente [1], hanno fornito una risposta netta e intransigente. Vediamo dunque qual è stato il responso della Corte.

Partiamo da una constatazione che, per quanto banale, è di estrema attualità. Tanto le nostre case, quanto le nostre strade non sono mai un luogo completamente sicuro. Tant’è che, proprio di recente, è stata riformata la legge sulla legittima difesa domiciliare. Ancor di più chi esce di notte deve prestare la massima attenzione, specie quando non si hanno le capacità fisiche per reagire o per fuggire da eventuali aggressioni. Proprio perciò, al solo fine di rendere più agevole la legittima difesa, la legge consente di portare con sé lo spray al peperoncino. Chi viene trovato con in tasca il flacone di liquido urticante non risponde di alcun illecito e pertanto non può essere processato, non essendo necessario possedere il porto d’armi.

Va invece diversamente a chi viene trovato con indosso armi “tipiche” quali coltelli e pistole. La legge, in questi casi, ne vieta non solo l’utilizzo ma anche il trasporto se non autorizzato. Ora, se per le armi da fuoco c’è un’apposita disciplina, per le lame invece è necessario fornire una valida giustificazione in caso di controlli: giustificazione che non può essere lo scopo di una difesa preventiva o solo l’intento di sentirsi più sicuri.

Come avevamo già spiegato in È legale avere con sé un coltello, è venuta meno la normativa che collegava il reato alla lunghezza della lama; oggi si può andare in carcere anche per un piccolo coltellino svizzero se non si riesce a spiegare le ragioni del possesso dell’arma. Così, ben venga il set di coltelli giapponesi da cucina nel portabagagli dell’auto se si sta andando dall’arrotino; e lo stesso dicasi per la famiglia che sta per fare un picnic e, nel cesto, insieme al pane e alla salsiccia, porta un serramanico. Ma per chi invece va allo stadio o sta entrando in un bar, oppure circola per strada, all’interno della metro o, di notte, lungo i rioni del quartiere ci sono poche motivazioni che tengano: farsi trovare con un coltello è reato.

Ci può essere, a questo punto, una giustificazione per gli indifesi come donne, bambini e anziani?

No. Secondo la Cassazione, l’uomo di oltre 80 anni che viene trovato di notte, a circolare con un coltello nascosto, non può essere perdonato neanche se dimostra che l’arma gli serve per sentirsi più sicuro e poterlo esibire al cospetto di malintenzionati.

«Se la persona anziana esce di casa col timore di essere aggredita da qualche malvivente – afferma la Cassazione – non può comunque essere giustificata la decisione di portarsi dietro un coltello per motivi di sicurezza». Nella vicenda in oggetto l’uomo è stato condannato a pagare una ammenda di mille euro per essere stato fermato con indosso una lama lunga 6 centimetri. «Il riferimento all’età dell’uomo» – 76 anni, all’epoca dei fatti – e «al timore di essere aggredito» non possono costituire giustificazioni sufficienti.

Insomma, uscire con un coltello senza avere valide – e ovviamente lecite – motivazioni è sempre reato.


note

[1] Cass. sent. n. 16376/19 del 15.04.2019.

Autore immagine: uomo con coltellino. Di Phase4Studios

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 15 marzo – 15 aprile 2019, n. 16376

Presidente Di Tomassi – Relatore Binenti

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Il Tribunale di Genova, con la sentenza in epigrafe, condannava Gi. Ca. alla pena di Euro 1000,00 di ammenda, ritenendolo responsabile del reato di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975, per avere portato fuori dalla propria abitazione, senza giustificato motivo, un coltello con lama lunga sei centimetri.

2. Propone ricorso per cassazione l’imputato tramite il difensore.

2.1. Con il primo motivo denuncia vizio della motivazione, per essere stato escluso il giustificato motivo del porto, rilevandosi semplicemente che esso non sarebbe ravvisabile nel solo timore di poter essere aggredito, mentre non risultava fantasiosa l’idea che un uomo anziano, come l’imputato, uscisse di casa portando in tasca un coltellino per esibirlo al cospetto di malintenzionati.

2.2. Con il secondo motivo lamenta violazione dell’art. 4 legge n. 110 del 1975, sul rilievo che non si è considerato che sull’imputato gravava l’onere non già della prova ma della sola allegazione di una credibile giustificazione del porto.

3. Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito illustrate.

4. Il «giustificato motivo» rilevante ai sensi dell’art. 4 della legge n. 101 del 1975 non è quello dedotto a posteriori dall’imputato o dalla sua difesa, ma è quello espresso immediatamente, in quanto riferibile all’attualità e suscettibile di immediata verifica da parte della polizia giudiziaria (Sez. 1, n. 18925 del 26/02/2013, Rv. 256007). I rilievi contenuti in entrambi i motivi, facendo genericamente riferimento all’età dell’imputato (all’epoca aveva 76 anni) e al suo timore di essere aggredito, non rappresentano giustificazioni a suo tempo indicate, aventi apprezzabili requisiti di credibilità secondo le concrete circostanze di tempo e di luogo. Pertanto, la struttura della pur stringata motivazione resiste alle censure svolte, né appare fondata l’obiezione secondo cui sarebbero state violate le regole della verifica probatoria della responsabilità, poiché ciò che si è escluso è solo l’allegazione di un possibile giustificato motivo.

4. Ne discende il rigetto del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.


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