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Omocodia, persone con lo stesso codice fiscale: cosa fare?

17 Aprile 2019 | Autore:
Omocodia, persone con lo stesso codice fiscale: cosa fare?

Come risolvere il problema quando si ha un «gemello fiscale» con lo stesso documento. Come controllare che la sequenza assegnata sia valida.

Non si tratta di una malattia rara o di una particolare fobia ma di una situazione piuttosto antipatica che ti si può presentare per puro caso. Si chiama omocodia e accade quando ci sono più persone con lo stesso codice fiscale. Che fare? Tutto si risolve, per carità. Ma ciò non toglie che, nel frattempo, può creare qualche problema. Immagina, ad esempio, di dover aprire un conto corrente. L’impiegato della banca ti chiede il codice fiscale. Tu lo fornisci e ti senti rispondere: «Mi dispiace, ma questo codice è di un altro cliente». Ma come? Me l’ha rilasciato l’Agenzia delle Entrate, non me lo sono fatto da solo. Lo stesso ti può capitare quando devi comprare un’auto, quando vuoi vendere o affittare la casa, quando hai diritto ad un rimborso delle tasse. Sarebbe il colmo non poterle recuperare oppure pagarle al posto di un altro perché ti hanno dato un documento sbagliato. Che ci sia un errore? Può capitare. E quindi? In caso di omocodia, di persone con lo stesso codice fiscale, che fare?

D’altra parte, tra 60 milioni di italiani, ci saranno pure due di loro con lo stesso nome e nati nel tuo stesso giorno, magari anche nella provincia in cui abiti. Chissà se il mitico Mario Rossi, esempio dell’italiano generico per eccellenza, ha migliaia di «omocodici» in giro. Come ne può uscire da questa situazione?

Chi ha commesso l’errore lo sistema. Quindi è la stessa Agenzia delle Entrate a provvedere. Certo, devi essere tu a segnalare il tuo caso di omocodia, che probabilmente avrai scoperto per caso e chissà dopo quanto tempo. Vediamo cosa devono fare le persone che hanno lo stesso codice fiscale.

Omocodia: come si genera il codice fiscale

D’altra parte, il codice fiscale è frutto di un calcolo informatizzato che avviene in automatico. Per questo può capitare che scappi l’omocodia.

In pratica, il sistema prende i tuoi dati e genera una sequenza di numeri e di lettere congrua con il tuo nome, il tuo cognome, la tua data di nascita, ecc. Nel dettaglio, il codice fiscale è formato (in quest’ordine) da:

  • 3 lettere per il cognome;
  • 3 lettere per il nome;
  • 2 numeri per l’anno di nascita (cioè le ultime due cifre dell’anno);
  • 1 lettera per il mese di nascita;
  • 2 numeri per il giorno di nascita (aumentato di 40 per le donne);
  • 1 lettera e 3 numeri per il Comune di nascita (o per lo Stato estero se straniero);
  • 1 lettera di controllo generata automaticamente dal sistema.

Il codice fiscale viene attribuito ai neonati dal loro Comune di residenza, al momento della prima iscrizione nel registro dell’anagrafe. Gli uffici dell’amministrazione comunale, infatti, riescono a farlo collegandosi con il sistema telematico dell’Anagrafe tributaria.

Omocodia: perché accade?

Come puoi vedere, dunque, non è probabile ma nemmeno così difficile essere vittime dell’omocodia, cioè del fenomeno tale per cui ci sono più persone con lo stesso codice fiscale. Chi si chiama, ad esempio, Mario Rossi ed è nato il 2 gennaio 1966 avrà sicuramente un codice che inizia con RSS MRA 66 A02.

Non è così raro che il luogo di nascita sia uguale: pensa a quanti bambini che non vivono nello stesso paese vengono al mondo nello stesso ospedale di una grande città. Quindi, se i due Mario Rossi sono nati per esempio a Milano, entrambi avranno sulla loro identità fiscale F205.

Resta la lettera di controllo, quella generata automaticamente dal sistema. L’alfabeto italiano ne contiene 21. Tutto sommato, ci sono buone probabilità di pescare la stessa. Se così succede, tombola!

Credi che il fenomeno sia poco frequente? Giudica tu stesso dalle statistiche: fino a una ventina di anni fa, di casi di omocodia ce n’erano quasi 25mila, ad una media di 1.400 all’anno. Pochi non sono.

Omocodia: cosa fare?

Se anche a te succede di avere più persone con lo stesso codice fiscale che è stato attribuito a te, perché respinto da qualche sistema informatico che ha rilevato l’omocodia, devi rivolgerti all’Agenzia delle Entrate e chiedere che il tuo documento di identificazione fiscale venga corretto.

L’Agenzia provvederà a sostituire con delle lettere uno o più numeri della tua sequenza partendo dalla destra. Ad ogni numero corrisponde sempre la stessa lettera, cioè:

  • 0 = L;
  • 1 = M;
  • 2 = N;
  • 3 = P;
  • 4 = Q;
  • 5 = R;
  • 6 = S;
  • 7 = T;
  • 8 = U;
  • 9 = V.

Quindi se, per esempio, il tuo codice fiscale risulta «omocodico» e finisce per «131H», la parte finale può essere trasformata in «MPMH», a seconda di quanti numeri si decida di cambiare.

Omocodia: come sapere se il codice è valido?

Anche in caso di omocodia puoi verificare se il tuo codice fiscale è valido oppure no grazie ad un servizio online messo a disposizione dalla stessa Agenzia delle Entrate. Il servizio, raggiungibile sul sito dell’Agenzia, permette di:

  • controllare l’esistenza e la corrispondenza di un codice fiscale con i dati anagrafici di una persona fisica;
  • confrontare i dati inseriti con quelli che risultano all’Anagrafe tributaria;
  • accertare la validità e l’esatta corrispondenza tra un codice fiscale e la denominazione di un soggetto diverso da persona fisica (una persona giuridica, ad esempio).


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3 Commenti

  1. Nella lista che spiega come è composto il codice fiscale fate riferimento al sesso prima dei 4 caratteri indicanti la località di nascita.
    In realtà il sesso si desume dai numeri indicanti il giorno di nascita. (Se f +40)
    Cosa che peraltro avete scritto.

    Buon lavoro
    Dap

  2. Segnalo che lo strumento di verifica del Codice Fiscale offerto dell’AdE è accessibile anche tramite web-service, quindi i software possono effettuare la verifica del C.F. direttamente in Anagrafe Tributaria, evitando falsi positivi in caso di omocodia.

  3. Io sono un caso di omocodia e sono stato costretto a diventare un esperto dell’argomento
    Vorrei quindi segnalare una inesattezza quando si parla dell’ultima lettera di controllo.
    Non è vero che, come si dice nell’articolo, “ci sono buone probabilità di pescare la stessa”. Non è una questione di probabilità in quanto tale lettera (che può includere anche le lettere J, K, W, X e Y, non le sole 21 altre lettere) è calcolata precisamente in base alle lettere/numeri precedenti del codice da un algoritmo troppo complesso da spiegare qui. Per i casi di omocodia, dunque, anche quell’ultima lettera sarebbe sempre la stessa.
    Per lo stesso motivo, andrebbe corretto anche l’esempio di trasformazione in MPMH in quanto l’ultima H non rimarrebbe inalterata, ma ricalcolata con lo stesso algoritmo.

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