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Dell’art. 545 c.p.c. e dintorni. Il quinto, abolito di fatto

Pubblicato il 19 aprile 2013

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> Pubblicato il 19 aprile 2013

Molto opportunamente, su queste colonne, è stata più volte [1] richiamata l’attenzione dei lettori sulle gravi conseguenze di un provvedimento [2] che ha portato, in sostanza, all’eliminazione dell’intoccabilità, entro il limite di legge, della pensione.

Per contribuire, nei limiti del  possibile, alla delimitazione del tema, premettiamo che l’argomento (pignorabilità dei crediti) è un vero e proprio ginepraio.

 

Ai fini della completezza del discorso, ci dovremmo occupare:

– da un lato, delle somme dovute dai privati a titolo  di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o d’impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (2118 ss. c.c.);

– dall’altro, degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni.

Del primo caso, si occupa l’art. 545 c.p.c. che è veramente complesso.
Per il resto, si deve far capo a varie disposizioni di legge: semplificativamente, non esaustivamente, si pensi appunto a quanto disposto dal DPR 5 Gennaio 1950 n.180, dagli artt. 369 e 930 R.D. 30 marzo 1942 n.327 (c.d. codice della navigazione), dall’art.110  del DPR  30.6.1965 n.1124.

Per quanto ci interessa, ora, più da vicino, si deve rilevare che il fenomeno sul quale,  giustamente, è stata richiamata l’attenzione di tutti, finisce con l’essere  un indiscriminato, inusuale favor creditoris, non bilanciato da un concreto apprezzabile interesse generale, se non la tanto “strombazzata” lotta all’evasione.

La segnalata “soppressione del quinto” cade addosso al corpo sociale, quasi quale effetto perverso di una norma che, forse, non mirava proprio a ciò.

Forse, poi, la norma, a ben riflettere, è più perversa dell’effetto.

Dove dover tenere i soldi che ci si è guadagnati, onestamente, è solo una prescrizione da regime, in senso punitivo, oppressivo.

Sta di fatto che, oggi, ci si trova in presenza di una totale indiscriminata aggredibilità di tutto ciò che il debitore possiede, per i motivi che ben sono stati spiegati, in precedenza, su queste colonne.

Invero, sarà bene ricordare che, di recente, la Suprema Corte ha precisato:

 

L’impignorabilità parziale di trattamenti pensionistici è posta a tutela dell’interesse di natura pubblicistica consistente nel garantire al pensionato i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita (art. 38 Cost.) e tale finalità è ancora più marcata dopo l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, efficace dal 1° dicembre 2009 (data in cui è entrato in vigore il Trattato di Lisbona), che, all’art 34, terzo comma, garantisce il riconoscimento del diritto all’assistenza sociale al fine di assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti. Ne consegue che il pignoramento della pensione eseguito oltre i limiti consentiti è radicalmente nullo per violazione di norme imperative e la nullità è rilevabile d’ufficio senza necessità di un’eccezione o di un’opposizione da parte del debitore esecutato. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato l’applicabilità di tale regime anche alla pensione erogata dall’Enasarco ai sensi dell’art. 28, primo comma, legge 2 febbraio 1973, n. 12, qualificata parzialmente impignorabile dalla Corte costituzionale con la pronuncia n. 183 del 2009).

(Cass. civ., sez. III, 22 marzo 2011, n. 6548 )

È legittimo, a questo punto, andare a leggere l’art. 34 del Trattato di Lisbona :

 

Sicurezza sociale e assistenza sociale

1. L’Unione riconosce e rispetta il diritto di accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali che assicurano protezione in casi quali la maternità, la malattia, gli infortuni sul lavoro, la dipendenza o la vecchiaia, oltre che in caso di perdita del posto di lavoro, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

2. Ogni individuo che risieda o si sposti legalmente all’interno dell’Unione ha diritto alle prestazioni  di sicurezza sociale e ai benefici sociali conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.

3. Al fine di lottare contro l’esclusione sociale e la povertà, l’Unione riconosce e rispetta il diritto all’assistenza sociale e all’assistenza abitativa volte a garantire un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti, secondo le modalità stabilite dal diritto comunitario e le legislazioni e prassi nazionali.

 

In tale contesto, non dimentichiamo che la nostra Carta Costituzionale,

all’art. 47, ricorda che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio;

all’art. 36  riconosce il diritto del lavoratore  ad una retribuzione in ogni caso sufficiente ad assicurare  a sé  e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa;

all’art. 38 prevede una serie di misure e provvidenze, tese a far sì che nessuno debba  trovarsi costretto  a “stendere” la mano per mangiare un boccone.

A preoccupazioni del genere, rispondevano (e dovrebbero rispondere tuttora) le norme che, sia in materia d’impiego pubblico, sia in tema d’impiego privato, prevedevano (e prevedono) limiti alla pignorabilità degli emolumenti (come li si voglia chiamare) dei dipendenti, pubblici e privati, e dei pensionati.

È quindi accaduto che una norma, il cui dichiarato scopo era la (lodevole ed encomiabile) lotta all’evasione  fiscale, abbia finito con l’abbandonare nelle grinfie di esattori, cessionari di crediti, sicofanti delle più svariate origini, inermi cittadini; essa, la norma in discorso, più che salvare l’Italia, ha dato un colpo di spugna a tutto un sistema legislativo, con la relativa elaborazione giurisprudenziale.

Situazione emblematica di un modo di far politica sempre più schiacciato solo sul far economia.

Un Paese di Santi, poeti navigatori è ,per fortuna, anche un Pese di Avvocati e Magistrati.

Qualcuno, si spera, farà passi opportuni per l’eliminazione di un vero “mostro” (anti) giuridico.

 

Avv. Vincenzo FARRO vifarro@katamail.com

note

[1]  “Firma la petizione per il ripristino del quinto pignorabile della pensione (17.04.2013); “Abolito di fatto il limite del quinto pignorabile: pensioni integralmente aggredibili” (17.04.2013); “Storture del nuovo sistema” (2.11.2012).

[2] Art. 12 del d.l. 6.12.2011, n. 201.


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