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Allattamento Inps, ecco come funzionano i permessi

19 Aprile 2019 | Autore:

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Riposi giornalieri per la madre lavoratrice: come funzionano, chi può richiederli, come sono retribuiti.

Terminato il periodo del congedo per maternità obbligatorio, le tutele della madre lavoratrice non terminano. Oltre alla possibilità di richiedere la maternità facoltativa, o congedo parentale, la dipendente può anche chiedere dei permessi giornalieri, i riposi per allattamento. La loro durata dipende dall’orario di lavoro dell’interessata. I riposi sono retribuiti e coperti da contributi figurativi. Ma procediamo per ordine e facciamo il punto sull’allattamento Inps: ecco come funzionano i permessi. A quali lavoratrici spettano, quale retribuzione spetta e a quanto ammontano i contributi, che cosa succede in caso di part-time, sono compatibili col congedo parentale? Si può spezzare l’orario di lavoro per fruire dei riposi per allattamento, oppure si può entrare dopo o uscire prima? Al padre lavoratore questi permessi spettano?

A chi spettano i riposi per allattamento?

I riposi per allattamento spettano, durante il primo anno di vita del bambino, o entro un anno dall’ingresso in famiglia del minore adottato o in affidamento, alla lavoratrice madre.

Nello specifico, i riposi spettano:

  • alle lavoratrici subordinate assunte a tempo indeterminato o a termine;
  • alle lavoratrici dipendenti del settore agricolo;
  • alle addette ai lavori socialmente utili, Lsu o Apu.

I permessi per allattamento spettano al padre lavoratore?

Il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi per allattamento nei seguenti casi:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del figlio al padre richiedente;
  • madre lavoratrice non avente diritto ai riposi (ossia lavoratrice parasubordinata, autonoma, libera professionista, a domicilio, domestica);
  • madre casalinga;
  • rinuncia della madre, lavoratrice dipendente.

Come sono retribuiti i riposi per allattamento?

Le ore di permesso sono considerate lavorative a tutti gli effetti. In sostanza, per i riposi giornalieri spetta il 100% dello stipendio. L’indennità è a carico dell’Inps, ma nella generalità dei casi corrisposta dal datore di lavoro.

Inoltre, sui riposi giornalieri spettano i contributi previdenziali figurativi.

Come sono accreditati i contributi per i riposi per allattamento?

I riposi giornalieri sono interamente coperti da contribuzione figurativa: nel dettaglio, per ogni settimana accreditata figurativamente viene attribuita una corrispondente retribuzione “convenzionale”, cioè uno stipendio “virtuale” calcolato sulla base del 200% del valore massimo dell’assegno sociale e attribuito in proporzione alle settimane accreditate.

Il valore figurativo attribuito ad ogni settimana accreditata risulta, pertanto, pari a 1/52 del 200% dell’assegno sociale. Nell’anno 2019, considerando che l’assegno sociale è pari a 457,99 euro mensili, la retribuzione massima settimanale su cui accreditare i contributi può essere dunque pari a 1/52 di 11.907,74 euro, ossia a 229 euro.

Per l’accredito dei contributi, poi, la retribuzione convenzionale settimanale deve essere riproporzionata su base oraria.

Quanto durano i riposi per allattamento?

I permessi devono essere accordati per la seguente durata, per ogni giornata:

  • 2 ore (due riposi di un’ora ciascuno, anche cumulabili) quando l’orario di lavoro giornaliero dell’interessata è pari o superiore alle 6 ore;
  • un’ora (un solo riposo), se l’orario giornaliero è inferiore a 6 ore; ha diritto a questo permesso anche la lavoratrice con un part-time orizzontale che prevede solo un’ora di lavoro al giorno; in questo caso la concessione del permesso determina la totale astensione dal lavoro dell’interessata;
  • mezz’ora, se il datore di lavoro ha istituito, in azienda o nelle immediate vicinanze, un asilo nido o un’altra struttura idonea.

Per i gemelli, qualunque sia il numero dei figli nati, i periodi di riposo sono raddoppiati.

In quale momento della giornata vanno fruiti i permessi per allattamento?

Nella generalità dei casi, l’orario di lavoro cui fare riferimento per stabilire il diritto ai permessi per allattamento è quello contrattuale e non quello effettivo, dal momento che i riposi vengono concessi per la cura del bambino.

I permessi, una volta stabilita la loro collocazione temporale, determinano fasce orarie rigide che non possono subire modifiche.

La collocazione temporale dei permessi non deve dunque considerare le concrete evenienze relative all’orario giornaliero di lavoro.

Come si calcolano i permessi per allattamento?

Il datore di lavoro deve calcolare le assenze per allattamento su base settimanale, con questo procedimento:

  • deve innanzitutto sommare le ore fruite dalla lavoratrice (o dal lavoratore) nel periodo interessato, per ogni anno solare;
  • deve poi dividere il valore così determinato per il numero delle ore settimanali di lavoro previste nel contratto, arrotondando all’unità, per eccesso, il risultato ottenuto.

Che cosa succede ai permessi per allattamento in caso di sciopero?

Nell’ipotesi di sciopero:

  • se la durata dello sciopero è per l’intera giornata lavorativa, oppure è parziale, ma comprende la fascia oraria in cui sono inclusi i permessi per allattamento: i riposi non spettano;
  • se la durata dello sciopero coincide in parte con la fascia oraria fissata per il godimento dei permessi: la lavoratrice ha diritto ad usufruire di uno solo dei permessi per allattamento;
  • se la durata dello sciopero non coincide con l’orario fissato per i riposi: la lavoratrice ha diritto ad usufruire di entrambe le ore di permesso.

Si possono cumulare i riposi per allattamento coi permessi banca ore?

I riposi giornalieri per allattamento possono sommarsi ai permessi accumulati tramite il sistema della banca ore. Questo è possibile anche nel caso in cui, sommano entrambe le tipologie di permesso, si esaurisca l’intero orario giornaliero di lavoro, comportando di fatto la totale astensione dall’attività lavorativa.

Si possono cumulare i permessi per allattamento col congedo parentale?

I permessi per allattamento sono incumulabili col congedo parentale o maternità facoltativa.

Come si chiedono i permessi per allattamento

La lavoratrice che intende usufruire dei riposi giornalieri deve presentare domanda al datore di lavoro prima dell’inizio del periodo di riposo richiesto, e deve impegnarsi a comunicare eventuali variazioni successive.

Il datore di lavoro deve rilasciare ricevuta dei certificati ed è obbligato a conservare la documentazione presentata.

Le categorie di lavoratrici aventi diritto al pagamento diretto da parte dell’Inps devono presentare la domanda anche alla sede Inps di appartenenza (lavoratrici agricole, dello spettacolo con contratto a termine o saltuarie, lavoratrici per le quali l’istituto sta effettuando il pagamento diretto di cassa integrazione anche in deroga).

I lavoratori la devono presentare la domanda sia alla sede Inps di appartenenza che al proprio datore di lavoro.

Domanda permessi per allattamento

Le domande dei riposi per allattamento devono essere presentate all’Inps in via telematica, attraverso uno dei seguenti canali:

  • servizio online dedicato (accessibile con Pin dispositivo, Spid o Carta nazionale dei servizi);
  • Contact Center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

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