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Imposte dirette e indirette: quali differenze?

18 Aprile 2019 | Autore:
Imposte dirette e indirette: quali differenze?

Per il contribuente è lo stesso versare l’Irpef e l’Iva? Un’imposta e una tassa sono la stessa cosa? Che cos’è la soggettività tributaria attiva o passiva?

Hai mai fatto caso, come contribuente, alle imposte che paghi o ti accontenti (per modo di dire) di versare ciò che ti viene chiesto dallo Stato o da un ente locale? Eppure, essere informato su ciò che esce dalle tue tasche per finire nelle casse pubbliche può aiutarti a capire che cosa effettivamente stai pagando, il perché, a che cosa serve. Non tutte le tasse sono uguali: ci sono quelle sul reddito, quelle sugli acquisti, quelle sui servizi di cui si usufruire. Imposte dirette e indirette: quali differenze ci sono? Entreremo nel dettaglio, ma possiamo anticiparti in che cosa sono diverse le une dalle altre. La differenza principale è che le imposte dirette sono quelle che colpiscono ciò che guadagni, mentre le imposte indirette interessano ciò che spendi. Sì, hai ragione: che ti entrino o che ti escano dei soldi, le tasse si pagano sempre e comunque. Motivo in più per sapere il perché e dove vanno a finire.

Come vedremo, per capire la differenza tra imposte dirette e indirette dovremo cominciare col distinguere la soggettività tributaria attiva e passiva. In quale delle due ti collochi come contribuente e come incide questo concetto sulle imposte da pagare? C’è una diversità tra persone giuridiche e persone fisiche?

Vedrai che non è così complicato come può sembrare a prima vista. Almeno, dopo che avrai letto questo articolo sulla differenza tra imposte dirette e indirette.

Imposte e tasse: sono la stessa cosa?

Spesso i due termini vengono usati come sinonimi ma, a ben guardare, non lo sono affatto. Tasse e imposte si riferiscono a due cose diverse, anche se per te contribuente hanno lo stesso effetto: pagare.

Una tassa è quello che devi versare allo Stato per avere in cambio una prestazione. Si tratta di un prezzo fisso, ad esempio, per avere la televisione in casa (il famigerato canone Rai), per poter guidare la macchina (la tassa sulla patente e il bollo auto), per farti portare via i rifiuti (la Tari), ecc. Quindi, si può dire che non tutti i cittadini pagano le tasse, ma solo chi usufruisce di certi servizi erogati dallo Stato.

Un’imposta, invece, è un prelievo coatto che lo Stato fa dal tuo reddito per poter finanziare i servizi pubblici offerti a tutti. Devono pagarla sia i privati cittadini sia le società, cioè le aziende o qualsiasi tipo di attività produttiva. Si parla, quindi, di Irpef, di Iva, di Ires, di Imu, ecc.

Quindi, per riassumere in parole estremamente semplici: per pagare una tassa metti tu le mani nelle tue tasche, mentre per pagare un’imposta è lo Stato a mettere le mani nelle tue tasche.

A loro volta, le imposte si dividono in imposte dirette e indirette. Vediamo la differenza.

Imposte dirette: che cosa sono?

Si considerano imposte dirette quelle che interessano il reddito che un contribuente produce in un determinato momento (ad esempio in un anno solare): significa che le imposte dirette che paghi possono essere sicuramente diverse da quelle che versa il tuo vicino se non fa il tuo stesso lavoro e non guadagna quello che guadagni tu.

Sono, ad esempio, imposte dirette:

  • l‘Irpef, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • l’Ires, vale a dire l’imposta sul reddito delle società;
  • l’Irap, ovvero l’imposta regionale sulle attività produttive;
  • l’Isos, che è l’imposta sostitutiva sui redditi di capitale;
  • l’Imu, ossia l’imposta municipale propria che riguarda l’immobile non considerati prima casa;
  • il canone Rai;
  • il bollo auto.

Imposte indirette: che cosa sono?

Le imposte indirette, invece, non interessano ciò che guadagni ma quello che spendi. Scattano, quindi, nel momento in cui acquisti un prodotto o un servizio.

Il caso più emblematico, cioè l’imposta indiretta che paghi ogni giorno anche per un caffè (e spesso senza pensarci) è l’Iva, cioè l’imposta sul valore aggiunto. Ma sono indirette anche le imposte:

  • di registro;
  • ipotecarie;
  • catastali;
  • di bollo;
  • sulle pubblicità;
  • sulle assicurazioni;
  • sulle successioni o donazioni;
  • sugli intrattenimenti;
  • sul consumo;
  • sulla fabbricazione.

In più, ci sono le accise sulla benzina: al momento di fare il pieno, paghi il costo del carburante, le accise e l’Iva al 22%; significa che in ogni litro di «verde» ci sono due imposte indirette.

Imposte: soggettività attiva e passiva

L’abbiamo citata nell’introduzione a questo articolo: quando si paga di imposte, c’è da capire anche la differenza tra soggettività tributaria attiva e passiva per vedere se interessano in qualche modo le imposte che paghi.

La soggettività attiva riguarda chi impone e riscuote l’imposta. Lo Stato, per capirci, ma anche gli enti regionali o locali.

Quella passiva, invece, è quella che fa riferimento a chi paga, cioè al contribuente, cioè a te. In senso lato, però. Significa che questa soggettività interessa le persone fisiche, quelle giuridiche e le organizzazioni o associazioni che hanno, comunque, una soggettività tributaria, come può essere un consorzio.

Come si traduce questo in ciò che ci occupa, cioè nella differenza tra imposte dirette o indirette? Si traduce in questo modo:

  • nel caso delle imposte dirette, il contribuente coincide con chi ha l’obbligo di pagarle. È il caso, ad esempio, dell’Irpef: la paga allo Stato il contribuente che è, allo stesso tempo, il debitore fiscale;
  • nel caso, invece, delle imposte indirette non esiste questa coincidenza: il contribuente paga al debitore fiscale il quale, successivamente, gira l’imposta allo Stato. È il caso dell’Iva: il cliente (contribuente) paga l’imposta, ad esempio, ad un barista (soggetto debitore) nel prezzo del caffè ed il barista versa quell’imposta incassata allo Stato.


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