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Prelevare i soldi dal conto corrente prima della separazione

17 Aprile 2019
Prelevare i soldi dal conto corrente prima della separazione

L’ex coniuge, al momento della separazione, ha diritto a ricevere dall’altro la metà dell’importo da questi prelevato dal conto corrente cointestato. 

Immaginiamo una coppia che abbia un conto corrente cointestato. I due arrivano alla decisione di separarsi, ma qualche giorno prima di procedere al deposito degli atti in tribunale, il marito preleva dal conto comune una sostanziosa cifra. Cosa può fare la moglie per ottenere indietro la restituzione delle somme? Cosa rischia chi decide di prelevare i soldi dal conto corrente prima della separazione?

Il conto corrente cointestato ai coniugi

Il conto corrente cointestato al marito e alla moglie può nascere da svariate situazioni. La più comune è quella dei coniugi in regime di comunione dei beni che decidono di aprire un conto ove accreditare una parte dei rispettivi stipendi per destinarla alle spese familiari. La stessa finalità però può essere perseguita anche dalla coppia in separazione dei beni: la cointestazione del conto fa sì che, solo sulle somme depositate, si formi una comunione, ossia una comproprietà.

Ci sono poi i casi in cui il marito decide di cointestare il proprio conto alla moglie più per una questione pratica: per consentire a quest’ultima le operazioni allo sportello in occasione delle necessità della famiglia. Se però la cointestazione del conto si presume essere una donazione della metà della provvista, è tuttavia possibile dimostrare il contrario, ossia che tale scelta è stata effettuata solo per necessità logistiche e non con intenti di liberalità.

Nel momento in cui il denaro di marito e moglie confluisce su un unico conto si crea “confusione” e dal punto di vista pratico è difficile accertare a quale categoria appartenga il denaro e in quale quantità; ciò ancor di più se tale conto, oltre a essere uno strumento di deposito, viene utilizzato per le spese del coniuge, personali o della famiglia. Nella prassi, infatti, i coniugi in comunione depositano il denaro sul conto comune e lo utilizzano per spese e investimenti, senza preoccuparsi di individuare e specificare il tipo di denaro che stanno utilizzando.

Proprio per via di questa difficoltà, la legge presume che il denaro depositato su un conto corrente cointestato sia di proprietà di entrambi i coniugi in parti uguali, salvo vi sia una prova contraria. Pertanto, se la coppia decide di chiudere il conto o di separarsi, le somme ancora presenti sul conto cointestato devono essere divise in pari misura: al marito andrà il 50% e alla moglie l’altro 50%.

Se però uno dei due coniugi riesce a provare che il denaro versato, o parte dello stesso, è di sua proprietà esclusiva (come nel caso del marito che abbia versato sul conto il proprio stipendio, cointestandolo alla moglie solo per consentire a questa di prelevare i soldi per il ménage domestico), a questi spetterà il 100% delle somme.

I rapporti con la banca

Finché il conto cointestato è aperto ciascun coniuge può prelevare tutte le somme che ritiene. La banca non può impedirgli di rispettare la metà di proprietà per salvaguardare l’altra metà di proprietà ideale dell’altro cointestatario.

Se c’è il pericolo che, poco prima della sentenza di separazione, uno dei due coniugi prelevi indebitamente dal conto cointestato delle somme di denaro, l’altro coniuge può rivolersi al tribunale affinché disponga il sequestro del conto.

In tal caso, il richiedente deve produrre la documentazione che dimostri la titolarità delle somme presenti sul conto medesimo e deve motivare la richiesta specificando gli elementi che rendano verosimile il rischio che il denaro depositato possa essere sottratto.

Conto corrente cointestato: cosa succede in caso di separazione

Se la comunione del conto rende i coniugi titolari di una quota ideale dello stesso, pari al 50%, al momento in cui marito e moglie decidono di separarsi, la comunione si chiude e quindi la somma va divisa. Si divide la giacenza rimasta sul conto al netto dei prelievi fatti in passato per le esigenze della famiglia. Se uno dei due coniugi ha prelevato, poco prima della separazione, delle somme per bonificarle sul proprio conto o per acquistare beni personali – ossia non per scopi familiari – è tenuto a restituire all’altro coniuge la sua parte. Cerchiamo di capire meglio questo concetto nel seguente paragrafo.

Prelievi dal conto per scopi personali 

Il conto cointestato, come detto, viene destinato di norma ai bisogni dalla famiglia. Pertanto, se uno dei due coniugi preleva una parte superiore alla metà di propria competenza – cosa che, come detto, la banca non può impedirgli – per destinarla a finalità personali, diverse dalle esigenze familiari, dovrà poi, al momento della divisione del conto medesimo, rimborsare all’altro le somme prelevate dal patrimonio comune. In pratica dovrà reintegrare l’altra metà del conto su cui ha “sconfinato” il suo prelievo.

Come chiarito più volte dalla giurisprudenza, se uno dei due coniugi preleva dal conto corrente comune una somma superiore alla sua parte (ossia alla metà) è tenuto a restituire all’altro la sua parte, di modo da rispettare le relative quote.

Leggi anche Conto comune e separazione, come tutelarsi.


note

Autore immagine: coniugi in separazione. Di Tero Vesalainen


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