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Uscire dal nucleo familiare senza cambiare residenza

13 Maggio 2019
Uscire dal nucleo familiare senza cambiare residenza

È possibile ottenere agevolazioni e prestazioni assistenziali anche se sono disoccupato e convivo con i miei genitori?

Sei disoccupato e convivi con i tuoi genitori? Mettiamo il caso, ad esempio, che tu voglia presentare domanda per poter partecipare ad un concorso, per ottenere una riduzione delle tasse universitarie oppure per richiedere il reddito di cittadinanza. Devi sapere che per essere ammessi a questi benefici, dovrai presentare una domanda in cui è richiesto di non superare un determinato Isee (cioè l’indicatore della ricchezza della famiglia). Nel tuo caso, proprio perché convivi con mamma e papà, molto probabilmente l’Isee lo superi perché viene calcolato anche il reddito dei tuoi genitori, nonostante tu sia disoccupato. Ma non preoccuparti perché hai comunque una possibilità: uscire dal nucleo familiare senza cambiare residenza. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Stato di famiglia e nucleo familiare

Prima di addentrarci nell’argomento, è importante capire bene cosa si intende per stato di famiglia e per nucleo familiare. Lo stato di famiglia è un certificato ufficiale rilasciato dal comune di appartenenza e attesta la composizione della famiglia anagrafica, cioè l’insieme di persone conviventi, legate da un vincolo di matrimonio, di parentela, di affinità, di tutela o semplicemente affettivo.

Esistono due tipi di stato di famiglia:

  • semplice, che puoi richiedere in qualunque momento al Comune di appartenenza e che attesta la tua situazione familiare nel momento della richiesta;
  • storico, che invece attesta tutti i diversi nuclei familiari di cui hai fatto parte nel corso della tua vita.

Se decidi di andare ad abitare altrove, dovrai recarti presso l’ufficio dell’anagrafe del tuo Comune e dichiarare la tua nuova residenza (cioè il luogo dove vivrai abitualmente). In tal caso varierà automaticamente anche il tuo stato di famiglia.

Il nucleo familiare, invece, è l’insieme delle persone che vivono sotto lo stesso tetto. Dal punto di vista fiscale, è costituito:

  • dai soggetti componenti la famiglia anagrafica;
  • da coloro che sono fiscalmente a carico del dichiarante, anche se con lui non conviventi. In particolare, sono considerati “soggetti a carico” il coniuge (purché non legalmente separato), i figli (e i loro discendenti), i genitori, i fratelli, le sorelle qualora abbiano un reddito lordo annuo inferiore a 2.840,51 euro (aumentato fino a 4.000,00 euro per i figli minori di 24 anni).

Ma in pratica che differenza c’è tra stato di famiglia e nucleo familiare? Il primo certifica chi è parente di chi e chi convive con chi. Ad esempio, lo stato di famiglia può comprendere i genitori, i figli, i nonni a condizione che vivano tutti sotto lo stesso tetto, cioè nello stesso appartamento. Lo stato di famiglia può comprendere anche una singola persona, se abita per conto suo.

Il nucleo familiare, invece, certifica chi è a carico di chi, anche se si tratta di familiari non conviventi. In altri termini, un nucleo familiare può essere formato da genitori che abitano a Torino e dal figlio che abita a Roma, (per motivi di studio o di lavoro) ma che dipende ancora da mamma e papà.

Isee: nucleo familiare ai fini del reddito

Per accedere alle agevolazioni e alle prestazioni assistenziali previste dallo Stato, devi presentare il modello Isee. In sostanza, si tratta di una dichiarazione che misura la ricchezza di una famiglia: più è basso l’indicatore Isee, più è alta la possibilità di accedere a una serie di benefici.

Attenzione: nella dichiarazione Isee devi indicare dati veri. Sono previsti, infatti, seri controlli incrociati grazie alle banche dati dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate.

Il nucleo familiare ai fini Isee in genere coincide col nucleo che figura nello stato di famiglia. Ci sono però delle eccezioni:

  • i genitori conviventi e non sposati si considerano parte di un unico nucleo familiare; il genitore dichiarante deve indicare il convivente nell’Isee come “altra persona nel nucleo”;
  • i genitori non sposati né conviventi non fanno parte della stessa famiglia anagrafica, ma il genitore che non convive deve essere inserito nello stesso nucleo ai fini Isee a meno che:
    • sia sposato con una persona diversa dall’altro genitore;
    • abbia dei figli con una persona diversa dall’altro genitore;
    • debba versare, per ordine del tribunale, assegni periodici destinati al mantenimento dei figli;
    • sia stato escluso dalla responsabilità genitoriale o sia stato allontanato dalla residenza familiare;
    • sia stato dichiarato estraneo in termini di rapporti affettivi ed economici in sede giurisdizionale o dall’autorità che si occupa dei servizi sociali.;
  • se il genitore non convivente è sposato o ha figli con un’altra persona è considerato nell’Isee del nucleo come componente aggiuntiva;
  • i coniugi che vivono in una diversa residenza non fanno parte della stessa famiglia anagrafica, ma sono comunque considerati facenti parte dello stesso nucleo; devono prendere, come riferimento per l’Isee, la famiglia anagrafica di uno dei due, di comune accordo, oppure l’ultima residenza avuta in comune;
  • i coniugi separati ma conviventi si considerano parte di un unico nucleo familiare;
  • i coniugi separati e non conviventi, se separati legalmente e non di fatto, non fanno più parte dello stesso nucleo;
  • i figli che convivono con i nonni, se sono fiscalmente a carico dei genitori, fanno parte del nucleo dei genitori;
  • se non a carico del padre o della madre, entrano nel nucleo familiare dei nonni;
  • il figlio maggiorenne non convivente con i genitori e a loro carico ai fini Irpef, nel caso non sia coniugato e non abbia figli, fa parte del nucleo familiare dei genitori; nel caso i genitori appartengano a nuclei familiari distinti, il figlio maggiorenne, se a carico di entrambi, fa parte del nucleo familiare di uno dei genitori, da lui identificato.

Ai fini della concessione del Reddito di Cittadinanza, la composizione del nucleo familiare è la stessa valida ai fini Isee. Sono state introdotte alcune novità:

  • i coniugi separati o divorziati restano nello stesso nucleo familiare ai fini Isee se risiedono nella stessa abitazione;
  • il figlio maggiorenne non convivente con i genitori fa parte del loro nucleo familiare Isee soltanto quando ha un’età inferiore a 26 anni, è nella condizione di essere a loro carico ai fini Irpef, non è coniugato e non ha figli.

Due persone conviventi possono avere due stati di famiglia?

Due persone conviventi possono avere due stati di famiglia, salvo che siano legate anche da un vincolo matrimoniale, di parentela, di affinità, di adozione, di tutela o affettivo. Se manca anche una sola di tali condizioni sorgono due (o più) distinti stati di famiglia, per cui:

  • se i soggetti convivono, ma non sono uniti da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o semplici vincoli affettivi, si possono avere più stati di famiglia nella stessa abitazione (si pensi a due lavoratori della stessa azienda che dividono le spese dell’affitto o a due studenti universitari);
  • se i soggetti convivono e sono uniti da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o semplici vincoli affettivi, ma uno di questi va a vivere altrove, egli verrà tolto dallo stato di famiglia. Si deve trattare di un trasferimento definitivo e non momentaneo come potrebbe essere nel caso dello studente fuori sede che si trasferisce solo per le necessità degli studi, pur rimanendo nello stato di famiglia originario.

È possibile uscire dal nucleo familiare?

Sì, basta cambiare la propria residenza in un’altra abitazione. Occhio però: devi traslocare veramente. Recentemente, infatti, moltissime persone hanno effettuato cambi di residenza, e questo ha destato il sospetto che molti di questi cambi siano in realtà falsi, cioè effettuati solo per poter ottenere il Reddito di Cittadinanza.

Quindi, chi gioca a fare il furbetto per ottenere un diritto che in realtà non gli spetta, oltre a commettere un reato (che prevede la reclusione da 1 a 6 anni) rischia:

  • di essere cancellato dall’anagrafe comunale e di diventare irreperibile, e quindi perde i benefici socio-assistenziali;
  • di non ricevere più gli atti giudiziari, che finirebbero in Comune o alle Poste, quindi non ricevere più una raccomandata importante.

Come uscire dal nucleo familiare senza cambiare residenza? 

Abbiamo visto che se si convive, ottenere due stati di famiglia differenti è possibile quando non esistono vincoli di parentela, di affinità, di matrimonio, di tutela o affettivi. Che fare quando questi vincoli esistono e si convive? La risposta è semplice: sdoppiare l’unità immobiliare. Si tratta di una legale pratica edilizia che permette la divisione dell’appartamento, la duplicazione degli impianti, la creazione di un secondo accesso, ecc. Ovviamente prima di percorrere tale via occorrerà valutarne la fattibilità dal punto di vista sia tecnico che economico.

Frazionare l’immobile, tuttavia, non è semplicissimo. Come prima cosa occorre:

  • consegnare al Comune la Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico, ad esempio un architetto, un geometra o un ingegnere), oppure la Sscia, (Segnalazione certificata di inizio attività) in caso di contestuali interventi strutturali (muri portanti, solai, travi);
  • depositare l’aggiornamento catastale: bisogna aggiornare le planimetrie sia al Catasto sia al Comune e anche la visura catastale, in modo da comunicare all’Agenzia delle Entrate la diversa rendita su cui calcolare le tasse.

Se tutto dovesse andare liscio, in un paio di mesi potresti già avere due unità immobiliari conformi e pronte per l’uso.

Il frazionamento dell’appartamento non si può realizzare quando:

  • è espressamente vietato dal regolamento condominiale;
  • non vengono rispettate le prescrizioni igienico-sanitarie indicate nel regolamento edilizio. Ad esempio, gli ambienti residenziali devono rispettare delle superfici minime;
  • gli elementi strutturali o la morfologia dell’immobile non permettono un’agevole suddivisione dell’appartamento.

A titolo di esempio, si pensi alla posizione delle canne fumarie, per poter scaricare a tetto i fumi di combustione di caldaie e piani cottura.

Se hai intenzione di frazionare un’unità immobiliare, devi sapere che ci sarà un aumento del carico urbanistico. In pratica, creando due unità si dovranno realizzare due bagni, due parcheggi etc. In tal caso, il Comune ti chiederà di pagare gli oneri di urbanizzazione per i servizi di illuminazione, di fognatura, di acquedotto etc. Ovviamente, tali oneri saranno pagati in misura ridotta, considerato quanto già versato in passato.

Nel caso in cui tu sia proprietario di un appartamento in un condominio, occorrerà anche effettuare un ricalcolo dei millesimi. Di solito si preferisce frazionare le quote di possesso dell’appartamento indiviso e riassegnarle alle nuove unità. Un ulteriore metodo consiste nel dividere proporzionalmente le quote in base alla superficie.

Se decidi di frazionare l’immobile hai diritto a richiedere il bonus per le ristrutturazioni e, nei casi previsti, anche la detrazione per il risparmio energetico.

I costi necessari per frazionare un appartamento sono relativi a:

  • interventi edili: ad esempio, la messa a norma degli impianti, la realizzazione di finestre, l’allargamento dei vani etc.;
  • onorari dei professionisti: variano a seconda che si debbano predisporre pratiche urbanistiche, catastali, energetiche o impiantistiche. A ciò si devono aggiungere ulteriori costi per la direzione lavori e l’eventuale coordinamento della sicurezza (qualora intervenga più di un’impresa);
  • oneri di urbanizzazione e i diritti di segreteria, circa 500 € ogni 10 mq (il costo varia da comune a comune);
  • allaccio nuove utenze (idrico 150 €, gas 200 €).

In conclusione, frazionando l’immobile si avrebbero due famiglie nella stessa residenza, ma sarebbero comunque due unità locative diverse e quindi due diversi nuclei familiari.

note

Autore immagine: nucleo familiare di Andrey_Popov


1 Commento

  1. Buonasera. Ho qualche dubbio, dopo aver letto questo articolo e quest’altro:

    https://www.laleggepertutti.it/278864_come-uscire-dal-nucleo-familiare

    Dunque, io sono un ragazzo di 28 anni, che studia all’università e lavora, e da Ottobre 2018 ho regolarmente un contratto di affitto lontano dalla mia residenza dove sta mio padre (nel nucleo siamo io, mio padre, e mio fratello). Quest’anno avrò un reddito personale superiore alla cifra citata di 2.840,51€, e posso non risultare più a carico di mio padre.
    Non ho dunque ben capito: posso uscire dal nucleo (non risultano più a carico) o fa sempre fede lo stato di famiglia? In quel caso posso crearmi uno stato di famiglia indipendente giacchè vivo per conto mio? Altra domanda: quali sono i requisiti per ottenere un cambio di residenza? io sapevo che al momento della richiesta dovevano poi passare 2 anni.
    Grazie

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