Diritto e Fisco | Articoli

Affidamento condiviso, congiunto, alternato ed esclusivo

14 Maggio 2019 | Autore:
Affidamento condiviso, congiunto, alternato ed esclusivo

Questo articolo spiega i criteri che vengono adoperati dai giudici in caso di separazione o di divorzio per stabilire con quale genitore debbano vivere i figli.

Stai per separarti da tua moglie. Si tratta di una decisione sulla quale entrambi siete d’accordo, consapevoli del fatto che la vostra unione non ha funzionato e che non vi è modo di ristabilire l’armonia di un tempo. Nonostante ciò, il pensiero dei contrasti che potrebbero sorgere tra voi durante la procedura, riguardo ai vari aspetti della separazione, ti provoca una certa ansia. Quello che più ti preoccupa riguarda l’affidamento dei vostri due bambini. Comprendi che essi hanno bisogno di tua moglie, che è sempre stata un’ottima madre, e quindi non ti opporresti al fatto che vivessero con lei, però li ami profondamente e sai che hanno bisogno anche di te. Vuoi quindi saperne di più su affidamento condiviso, congiunto, alternato ed esclusivo: termini che hai sentito tante volte, ma dei quali non conosci l’esatto significato. Questo articolo ti chiarirà le idee.

Affidamento

Quando due persone si separano o divorziano, il giudice è chiamato a prendere decisioni molto delicate che incideranno sul loro futuro. La scelta più importante è quella riguardante l’affidamento dei figli minori d’età; quelli che hanno compiuto diciotto anni, naturalmente, possono liberamente scegliere con quale dei genitori stare.

La decisione del giudice riguardo ai figli della coppia coinvolge profondamente la sfera affettiva dei genitori che spesso litigano aspramente contendendosi il tempo da dividere con loro. Inoltre, quando ci sono contrasti, può succedere che la prole venga utilizzata dalle parti per farsi guerra tra loro e che ognuno dei genitori cerchi di allontanare i bambini dall’altro. Si comprende che, in simili situazioni, il giudice dovrà prima di ogni altra cosa considerare l’interesse dei minori e prendere una decisione che consenta loro di limitare il più possibile il trauma della separazione dei genitori.

Poiché, salvo eccezioni, la separazione tra i coniugi precede il divorzio, la prima decisione riguardante la prole viene presa dal tribunale al momento della separazione. Quando sopraggiunge il divorzio, spesso l’affidamento dei figli è confermato, a meno che non siano cambiate le condizioni che lo avevano determinato.

Succede anche che la separazione o il divorzio siano consensuali: i coniugi non litigano e concordano tutti gli aspetti che riguardano la fine della loro unione, sia dal punto di vista economico che da quello dell’affidamento della prole. Anche in questo caso, tuttavia, il tribunale esercita un controllo su ciò che le parti hanno stabilito riguardo ai loro figli, accertandosi che corrisponda all’interesse dei minori, che deve essere salvaguardato prima di ogni altra cosa.

I provvedimenti riguardanti i figli minori della coppia, oltre che nei procedimenti di separazione o di divorzio (che nel caso di persone sposate in chiesa viene denominato “cessazione degli effetti civili del matrimonio”), vengono pronunciati anche in caso di annullamento o dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale, nonchè nelle separazioni delle coppie di fatto, che si rivolgono al giudice perché decida riguardo all’affidamento dei figli nati dalla loro unione [1].

Le forme di affidamento che la legge prevede sono quattro: congiunto, condiviso, alternato ed esclusivo. Vediamole una per una.

Affidamento congiunto

L’affidamento congiunto era una modalità, oggi superata, prevista dalla legge sul divorzio [1]. Vi era infatti la possibilità di affidare i figli della coppia ad entrambi i coniugi che avrebbero continuato ad esercitare la potestà sugli stessi.

La potestà consiste nel potere, attribuito ai genitori, di curare gli interessi dei figli minori e di prendere le decisioni che ritengono più opportune a tale scopo.

Naturalmente, per procedere all’affidamento congiunto era necessario che vi fosse cooperazione tra i genitori, ma non sempre, quando in una coppia viene meno l’unione, vi è questa buona volontà. Pertanto, spesso il giudice si limitava ad affidare la prole ad uno dei due (di solito la madre), stabilendo in favore dell’altro i giorni e gli orari in cui avrebbe avuto la possibilità di vedere i figli.

La norma sull’affidamento congiunto, benché prevista espressamente solo dalla legge sul divorzio, veniva applicata anche nei giudizi di separazione. La Cassazione, in diverse pronunce, ha rilevato che si tratta di situazioni analoghe, tali da giustificare l’utilizzo delle stesse norme [2].

Affidamento condiviso

L’affidamento  condiviso è stato introdotto con una legge del 2006 [3] che ha modificato il codice civile in materia di separazione dei coniugi. In tali procedimenti, in presenza di figli della coppia minori di età, il giudice deve adottare provvedimenti che tengano conto del loro esclusivo interesse morale e materiale [4].

In particolare, il figlio ha il diritto di mantenere buoni rapporti con entrambi i genitori, frequentandoli  in maniera equilibrata e continuativa; ciò significa:

  • che il minore deve poter condividere la sua vita allo stesso modo sia con il padre che con la madre;
  • che entrambi i genitori devono, in ugual misura, occuparsi di lui, non soltanto mantenendolo dal punto di vista economico, ma anche dandogli istruzione, educazione ed assistenza morale. Questo comporta il trascorrere del tempo col figlio, così come avverrebbe in una famiglia in cui i genitori vivono insieme;
  • che il minore ha anche il diritto di mantenere buoni rapporti con i nonni, con gli zii e con i cugini, sia da parte di padre che da parte di madre.

Per raggiungere tali obiettivi la legge stabilisce che il giudice deve valutare, innanzitutto, la possibilità che i figli vengano affidati ad entrambi i genitori, stabilendo le modalità pratiche perché ciò avvenga.

Rispetto all’affidamento congiunto, la nuova legge ha operato un importante cambiamento, anche nella mentalità che sta alla base delle modifiche introdotte dal legislatore. Non si parla più di potestà, bensì di responsabilità genitoriale: i genitori non esercitano un potere sul figlio, ma sono responsabili della sua crescita serena ed equilibrata.

Mentre in passato perché si disponesse l’affidamento congiunto era necessaria la cooperazione tra i genitori, con l’affidamento condiviso è il tribunale a stabilire le modalità precise in cui esso si deve svolgere.

Il giudice:

  • determina quanto tempo e in che modo i figli debbano stare presso ciascun genitore;
  • fissa come e in che misura ciascuno dei genitori debba contribuire a mantenerli, curarli, istruirli ed educarli.

Ogni genitore deve contribuire al mantenimento dei figli in proporzione al proprio reddito. Se lo reputa necessario, il giudice stabilisce a carico di ciascuno di essi un assegno periodico, di importo tale da rispettare questo criterio di proporzionalità.

L’importo dell’assegno viene stabilito in base a diversi fattori:

  • le esigenze attuali del figlio. Ogni età e ogni periodo della vita, infatti, sono diversi. Un bambino di pochi anni ha necessità differenti rispetto a un ragazzo che, oltre a studiare, conduce una vita sociale con i coetanei;
  • il tenore di vita di cui il figlio godeva quando i genitori vivevano ancora insieme. Si vogliono, in tal modo, evitare traumi psicologici con bruschi passaggi da una condizione di benessere ad una di privazioni;
  • le disponibilità economiche di entrambi i genitori;
  • l’entità del contributo dato da ciascun genitore in termini di lavori domestici e di cura del figlio. Può essere, infatti, che uno dei due abbia un reddito basso o inesistente, ma dedichi molto tempo ad occuparsi delle incombenze domestiche e delle necessità del figlio.

L’affidamento condiviso è stato esteso, nel 2013 [6], a tutti i casi in cui l’unione, matrimoniale o di fatto, tra due persone viene meno. Si tratta quindi della soluzione da preferire non solo in caso di separazione, ma anche di divorzio, cessazione degli effetti civili del matrimonio, annullamento o dichiarazione di nullità di quest’ultimo, separazione di persone conviventi con figli minori.

Affidamento esclusivo

L’affidamento esclusivo costituisce una soluzione di carattere eccezionale alla quale si ricorre quando non è possibile disporre l’affido condiviso [7]; ciò può avvenire in due casi:

  • quando lo stesso giudice si rende conto che frequentare assiduamente uno dei due genitori sia contrario all’interesse del minore. Si pensi al caso di un genitore violento o che tenga una condotta contraria alla legge o alla morale;
  • quando l’altro genitore si oppone all’affidamento congiunto, spiegandone ovviamente le ragioni. Ad esempio, può essere che uno dei due, quando ancora perdurava la convivenza, si sia dimostrato irresponsabile nella gestione dei figli; oppure abbia commesso atti di violenza domestica particolarmente gravi o abbia tenuto, in presenza della prole, comportamenti diseducativi. Il genitore che afferma la sussistenza di un motivo del genere deve, ovviamente, darne dimostrazione.

Quando il giudice dispone l’affidamento esclusivo ad uno solo dei genitori, deve dare motivazione del suo provvedimento.

L’affidamento alternato

L’affidamento alternato è una soluzione poco utilizzata consistente nel disporre che il figlio minore di una coppia, la cui unione è venuta meno, abiti in maniera alternata presso ciascuno dei genitori: ad esempio, una settimana con la madre e una settimana col padre, e così via.

Questa modalità di affidamento non è vista di buon occhio dalla Corte di Cassazione [8]. La Suprema Corte, infatti, ha affermato che essa non dà buoni risultati, avendo un effetto destabilizzante sui minori. E’ facile, infatti, che un bambino, costretto a spostarsi con una certa frequenza tra due abitazioni, possa considerarsi un estraneo in entrambe.

Pertanto, secondo la Cassazione, l’affidamento alternato può essere disposto quando ricorrono le seguenti condizioni:

  • il contrasto tra i genitori è tale da non consentire in alcun modo l’affidamento condiviso della prole;
  • i genitori approvano la soluzione di disporre che il figlio risieda in maniera alternata con ciascuno di essi;
  • il minore venga sentito e dichiari di essere d’accordo. Solo in questo caso, infatti, si ha la certezza che il frequente cambiamento di abitazione non venga da lui vissuto con disagio.

Nonostante la pronuncia della Cassazione, vi sono tribunali che hanno disposto l’affidamento alternato, ritenendo che esso costituisca un modo per consentire ai figli di dividere equamente il tempo tra entrambi i genitori [9].

Ora, sentendo parlare di affidamento condiviso, congiunto, alternato ed esclusivo sai di cosa si tratta. Tieni bene a mente che quando due genitori si separano devono cercare di accantonare i loro contrasti per pensare unicamente a soluzioni che realizzino pienamente gli interessi dei figli.

note

[1] Art. 337-bis cod. civ.

[2] Cass. sent. n.2210/2000; Cass. sent. n. 127775/1995.

[3] L. n. 898/1970.

[4] L. n.54/2006.

[5] Art. 155 cod.civ.

[6] D. Lgs. n.154/2013.

[7] Art. 155-bis cod. civ.; art. 337-quater cod. civ.

[8] Cass. ord. n. 4060/2017.

[9] Trib. Rieti, sent. n.489/2018.

Autore immagine: affidamento figlio di Oksana Mizina


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA