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Revisione, sospensione e revoca della patente di guida

18 Aprile 2019
Revisione, sospensione e revoca della patente di guida

Incidenti stradali, condizioni di salute e malattie, uso di droghe, esaurimento di punti: tutti i casi in cui bisogna sottoporsi alla visita medica e/o rifare gli esami di guida.

Chi fa un incidente stradale rischia la patente anche se non era ubriaco e non ha causato morti o feriti? Che succede invece in caso di lesioni provocati ad altri conducenti o a passanti che magari, nell’attraversare la strada all’improvviso, sono stati investiti? L’omicidio stradale comporta sempre la revoca della patente? Questi ed altri quesiti sono stati affrontati di recente dalla giurisprudenza. Da ultimo è intervenuta la Corte Costituzionale proprio in materia di omicidio stradale. Di tutto ciò parleremo nel seguente articolo; spiegheremo cioè quando è possibile la revisione, la sospensione e la revoca della patente di guida. Ma procediamo con ordine. 

La revisione facoltativa della patente

Come previsto dal codice della strada [1], la revisione della patente consiste nel sottoporre a visita medica – presso la commissione medica locale – o ad esame di guida (teorico e pratico) il relativo titolare qualora sorgano dubbi sulla persistenza, in capo a questi, dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica. 

In pratica, la revisione della patente di guida può riguardare:

  • i soli requisiti psicofisici prescritti; in tali casi il conducente è invitato a sottoporsi entro 30 giorni a visita presso la commissione medica locale. La revisione può comunque essere disposta anche a seguito di segnalazioni ritenute opportune da parte delle autorità sanitarie in relazione a stati patologici dei conducenti che potrebbero risultare pregiudizievoli per la guida. Si tratta prevalentemente di segnalazioni agli Uffici provinciali che scaturiscono da visite mediche effettuate per l’accertamento della invalidità, visite medico-legali, visite di controllo presso ospedali pubblici ecc.;
  • i soli requisiti di idoneità tecnica : in tali ipotesi il conducente è invitato a sostenere gli esami di teoria e pratica;
  • sia i requisiti di idoneità psicofisica che di idoneità tecnica: in questi casi il conducente è invitato a sottoporsi preventivamente a visita medica presso la commissione medica locale e, superata positivamente questa, a sostenere gli esami di teoria e pratica.

A disporre la revisione della patente sono il Prefetto o la Motorizzazione. 

L’esito della visita medica o dell’esame di idoneità sono comunicati ai competenti uffici del Dipartimento per i trasporti terrestri per gli eventuali provvedimenti di sospensione o revoca della patente.

In tali ipotesi il provvedimento di revisione della patente ha natura discrezionale e cautelare. Si tratta, in sostanza, di esercizio di potere che, sebbene spesso venga esercitato in occasione e a seguito di rilevazione di infrazioni del codice della strada, implica autonome valutazioni di ordine tecnico e discrezionali effettuate in funzione della tutela di interessi collettivi.

La questione relativa ai presupposti che possono legittimare un provvedimento di revisione della patente di guida assume particolare rilievo in occasione di incidenti stradali, quando può essere disposta la revisione indipendentemente dall’esistenza o meno della contestazione di un’infrazione alle norme del Codice della strada.

Nel caso di dubbi circa il permanere o meno dei requisiti fisici e psichici prescritti dalla legge per i titolari della patente di guida, la Motorizzazione ha sempre il potere discrezionale di disporne la revisione [2]. In linea di principio, una sola infrazione alle norme del codice della strada non può comportare – di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente – la revisione della patente. Se però sussiste una valida motivazione, non può escludersi che la natura e le circostanze dell’infrazione siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti per procedere alla revisione della patente.

In generale, comunque, la revoca della patente discrezionale va sempre motivata. Nel provvedimento con il quale viene disposta la revisione, l’Autorità procedente è tenuta a chiarire in base a quali considerazioni e valutazioni si è formato il dubbio circa la persistenza dell’idoneità tecnica o psicofisica.

La giurisprudenza amministrativa è pressoché costante nell’affermare la necessità della preventiva comunicazione di avvio del procedimento al titolare della patente.

La revisione obbligatoria della patente di guida

Oltre ai casi di dubbi sulla persistenza dei requisiti fisici, psichici o sulle capacità dell’automobilista, la revisione della patente di guida scatta inoltre obbligatoriamente (e non più a discrezione dell’amministrazione) quando: 

  • il conducente è rimasto coinvolto in un incidente stradale se ha determinato lesioni gravi alle persone e gli sia stata elevata una multa stradale con la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida;
  • in caso di coma di durata superiore a 48 ore;
  • il conducente minorenne ha subìto una multa stradale da cui consegue l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida (evidentemente si tratta dei veicoli come motocicli);
  • il conducente ha esaurito tutti i punti;
  • nei confronti di chi ha subito uno dei provvedimenti amministrativi in materia di droga, ossia in caso di possesso, l’uso o anche la detenzione di sostanze stupefacenti. 

Se il titolare della patente di guida non si sottopone nei termini stabiliti agli accertamenti medici sopra descritti, è disposta la sospensione della patente di guida fino al superamento degli accertamenti stessi con esito favorevole.

Revisione patente per esaurimento punti

Alla perdita totale dei punti-patente nonché nell’ipotesi in cui il titolare della patente, dopo la prima violazione che comporti una perdita di almeno cinque punti, commetta altre due violazioni non contestuali, nell’arco di dodici mesi dalla data della prima violazione, che comportino ciascuna la decurtazione di almeno cinque punti, il Codice della strada prevede che il titolare della patente debba sottoporsi agli esami di idoneità tecnica e cioè alla revisione della patente di guida.

Trattasi di atto dovuto a contenuto vincolato nel senso che consegue necessariamente alla perdita totale del punteggio (o alla decurtazione di cinque punti per tre volte nell’arco di dodici mesi), comunicata dall’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida all’Ufficio del Dipartimento per i trasporti terrestri competente per territorio. In tale caso l’Ufficio provinciale non può far altro che disporre la revisione prevista dalla norma citata, senza possibilità di sindacare la legittimità degli atti sanzionatori presupposti.

Ricordiamo come funziona la patente a punti.

Il sistema della patente a punti prevede che ogni patente ha un punteggio di 20 punti. 

Questa dotazione subisce decurtazioni a seguito di alcune sanzioni amministrative (multe stradali). L’indicazione del punteggio relativo a ogni violazione deve risultare dal verbale di contestazione.

La suddetta dotazione può essere reintegrata ai 20 punti iniziali nel caso in cui il conducente tenga un comportamento virtuoso (nessuna infrazione commessa per 2 anni) prima che la dotazione si esaurisca oppure, per i titolari di patente con almeno 20 punti, può essere incrementata di 2 punti se, nel corso di un biennio, non vengano accertate violazioni che comportano decurtazione di punteggio, fino a raggiungere un massimo di complessivi 30 punti .

È altresì possibile reintegrare in modo parziale (di 6 o 9 punti, a seconda del tipo di patente) la dotazione di punti-patente, mediante la frequenza di appositi corsi da effettuarsi prima che la dotazione si esaurisca. 

La comunicazione all’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida può essere effettuata da parte dell’organo da cui dipende l’agente accertatore solo quando la contestazione risulti definita e cioè quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali previsti dalla legge o siano scaduti i termini per la proposizione degli stessi.

Quindi l’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida provvede a comunicare la variazione di punteggio agli interessati.

A perdere i punti della patente è solo l’effettivo conducente quale responsabile della violazione e non l’eventuale diverso proprietario del mezzo. Ove però non sia possibile identificare il conducente, il proprietario del veicolo dovrà fornire entro sessanta giorni all’organo di polizia che procede i dati personali e della patente del conducente . In caso contrario, sarà soggetto alla sanzione pecuniaria ulteriore fino a mille euro, salvo riesca a dimostrare una giusta causa che gli impedisca di sapere chi fosse alla guida della propria auto.

All’esaurimento totale dei punti o se nell’arco di dodici mesi vengono commesse tre violazioni che comportino ciascuna la decurtazione di almeno cinque punti, l’Ufficio del Dipartimento dei trasporti terrestri competente per territorio, su comunicazione dell’Anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, dispone la revisione della patente di guida e il titolare della patente deve sottoporsi all’esame di idoneità tecnica, cioè deve nuovamente superare sia l’esame teorico che quello pratico. Se il conducente non si sottopone al prescritto esame di revisione entro trenta giorni dalla notifica del provvedimento di revisione, la patente è sospesa a tempo indeterminato , con atto definitivo, dal competente Ufficio del Dipartimento dei trasporti terrestri. Il provvedimento di sospensione è notificato a cura degli organi di polizia stradale, che provvedono anche al ritiro e alla conservazione del documento.

Il conducente potrà riottenere la patente sottoponendosi con esito positivo ai prescritti esami di revisione.

Revoca patente

La patente viene definitivamente revocata se la persona perde i requisiti fisici, psichici e tecnici necessari alla guida di un veicolo. Il provvedimento è emesso dalla Motorizzazione.

La revoca della patente è prevista nei seguenti casi:

  • quando il titolare non sia in possesso, con carattere permanente, dei requisiti fisici e psichici prescritti;
  • quando il titolare, sottoposto alla revisione della patente, risulti non più idoneo;
  • quando il titolare abbia ottenuto la sostituzione della propria patente con altra rilasciata da uno Stato estero. 

Infine viene prevista la revoca della patente per le violazioni più gravi del codice della strada come, ad esempio, nell’ipotesi in cui il titolare della patente:

  • circoli durante il periodo di sospensione della patente;
  • percorra contromano autostrade o strade extraurbane;
  • guidi in stato di ebbrezza da alcool o sostanze stupefacenti un autobus, un autocarro o altro veicolo superiore come massa complessiva alle 3,5 t o un complesso di veicoli (qualsiasi veicolo trainante un rimorchio, una barca o simili è considerato complesso di veicoli);
  • recidività (ossia la ricaduta nella stessa infrazione) nel superamento di oltre 60 km/h dei limiti di velocità;
  • recidività per la guida in stato di ebbrezza (tasso alcolemico di 1,5 g/l o superiore) o di sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.

Se la revoca è stata determinata dalla scomparsa dei requisiti psicofisici, nel momento in cui il titolare riacquista tali requisiti (ad esempio guarisce da una lunga malattia) può subito chiedere una nuova patente che riporterà la data di abilitazione di quella precedente. 

Sospensione patente per incidenti stradali

Resta infine la sospensione della patente che, a differenza della revoca, è solo temporanea. Essa viene disposta da un periodo minimo e massimo previsto dalle singole norme. La durata della sospensione dipende dalla gravità della condotta.

La sospensione della patente consiste nella privazione temporanea di efficacia del documento amministrativo, che impedisce al titolare di circolare alla guida di qualsiasi veicolo per il quale occorra un’abilitazione.

Il Codice della strada contempla tre categorie di provvedimenti relativi alla sospensione della patente. La sospensione, quale sanzione accessoria ad illeciti amministrativi, può essere disposta come conseguenza immediata e diretta delle infrazioni che la prevedano fin dalla commissione della prima violazione (artt. 142, comma 9; 168, comma 9; 176, comma 1, lett. c) e d); 179, comma 2) o alla commissione della seconda violazione nell’arco di due anni (artt. 145, comma 11; 146, comma 3; 147, comma 6; 148, comma 15; 149, comma 5; 150, comma 5; 172, comma 8).

La patente può essere sospesa a seguito di incidente stradale con omicidio colposo o lesioni personali colpose. Il provvedimento – amministrativo ed autonomo rispetto alla sanzione penale – va adottato indipendentemente dalla preventiva presentazione della querela (nei casi in cui è prevista) e, quindi, non è subordinato al concretizzarsi della condizione di procedibilità dell’azione penale. Infatti, l’interesse amministrativo alla repressione di comportamenti che violano le regole sulla circolazione stradale, non può essere rimesso alla disponibilità del danneggiato, titolare del diritto di querela, il quale resta terzo rispetto alla P.A. che persegue la tutela dell’interesse pubblico alla sicurezza della circolazione. 

Di recente la Corte Costituzionale [3] ha detto che anche in caso di omicidio stradale il giudice, valutato il caso, non è necessariamente tenuto a disporre la revoca della patente ben potendo invece adottare un provvedimento di sospensione, in alternativa alla revoca stessa. La revoca della patente di guida, infatti, spiega la decisione, «non può essere “automatica” indistintamente in ognuna delle plurime ipotesi previste per omicidio stradale, sia in caso di lesioni personali stradali; si giustifica solo nelle ben circoscritte ipotesi più gravi sanzionate con la pena rispettivamente più elevata come fattispecie aggravate dal secondo e dal terzo comma di entrambe tali disposizioni (guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti)». «Negli altri casi, che il legislatore stesso ha ritenuto di non pari gravità, sia nelle ipotesi non aggravate del primo comma delle due disposizioni suddette, sia in quelle aggravate dei commi quarto, quinto e sesto, il giudice deve poter valutare le circostanze del caso ed eventualmente applicare come sanzione amministrativa accessoria, in luogo della revoca della patente, la sospensione della stessa».

Avverso il provvedimento di sospensione della patente è ammesso ricorso (gerarchico improprio) su carta legale, entro 20 giorni, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, che decide nei 45 giorni successivi.

Se accolto, viene revocato il provvedimento e restituita la patente all’interessato con comunicazione al D.T.T.; se respinto, viene confermato il provvedimento.

Contro la pronuncia del Ministro (o anche direttamente contro il provvedimento di sospensione) è ammesso ricorso al T.A.R. entro 60 giorni.

È sempre ammissibile il ricorso al giudice.

Sospensione patente per guida in stato di ebbrezza o sotto droghe 

Anche un incidente di poco conto può costare fino a cinque anni di stop, se si guidava in stato di ebbrezza grave o di alterazione da droghe. È quanto chiarito di recente dalla Cassazione [4]. Infatti, anche dopo incidenti del genere – senza danni a persone – il Codice della strada prevede che il prefetto sospenda in via cautelare la patente posseduta, che poi il giudice penale la revochi e che per tre anni è vietato ricandidarsi agli esami per ottenere una nuova licenza di guida. Secondo la Cassazione, il conteggio dei tre anni parte dal passaggio in giudicato della sentenza penale (di patteggiamento o condanna) e non dal giorno in cui è avvenuta l’infrazione; inoltre, il triennio non può essere ridotto del periodo di sospensione già sofferto in via cautelare.

Facciamo il caso concreto di un conducente che, con alcol nel sangue superiore a 1,5 g/l, provoca un incidente in cui non si faccia male nessuno: subito gli organi di polizia intervenuti gli ritirano la patente, poi sospesa in via cautelare. Secondo una prassi consolidata, l’ordinanza prefettizia dispone sospensione graduata in base agli scaglioni dell’articolo 186 del Codice della Strada e quindi, in caso di incidente con ebbrezza grave, opta quasi sempre per il massimo: due anni.

È ragionevole ipotizzare che la sentenza irrevocabile che definisce il processo penale non arrivi prima che la sospensione scada, dunque nel frattempo la patente verrà restituita, decorso il termine della sospensione cautelare. Ma, se la sentenza definitiva è di condanna, l’articolo 186, comma 2-bis del Codice della strada prevede che la patente vada sempre revocata. E l’articolo 219, comma 3-ter ne vieta il nuovo conseguimento prima di tre anni. I conti sono presto fatti: se i tre anni decorrono dal momento dell’accertamento del fatto, e si decurta il periodo di sospensione della patente già scontato a titolo cautelare, la patente può essere nuovamente conseguita, in concreto, già dopo un anno dalla sentenza irrevocabile. Ma se, come ha stabilito la Cassazione, il termine si conta dal giorno dell’irrevocabilità della sentenza, e non può essere ridotto del periodo di presofferto, si resta senza patente per cinque anni.

Insomma, nella pratica si resta a piedi per lo stesso periodo di sospensione cautelare che l’articolo 223, comma 2 riserva normalmente ai casi in cui ci sono feriti o morti. Guidare dopo avere bevuto, dunque, è sempre più un azzardo. Non solo per i danni che si possono causare, ma anche per le sanzioni.

Sospensione patente per altri reati

Le altre ipotesi di reato che possono portare alla sospensione della patente sono:

  • partecipazione a competizioni non autorizzate in velocità con veicoli a motore;
  • gareggiare in velocità con veicoli a motore;
  • guida in stato di ebbrezza e rifiuto di sottoporsi all’accertamento (ne parleremo più avanti);
  • guida in condizioni di alterazione pisco-fisica correlata con l’uso di sostanze stupefacenti e rifiuto di sottoporsi all’accertamento;
  • fuga dopo l’incidente e omissione dell’assistenza a persona ferita.

Sospensione patente per superamento limiti di velocità

Il codice della strada prevede la sospensione della patente di guida per chi supera il limite di velocità tra i 40 e i 60 km/h:

  • da 1 a 3 mesi;
  • se neopatentati la sospensione va dai 3 ai 6 mesi;
  • se recidivi la sospensione va dagli 8 ai 18 mesi.

 Per chi supera il limite di velocità oltre i 60 km/h è, invece, prevista:

  • la sospensione per un periodo che va dai 6 ai 12 mesi;
  • la revoca della patente in caso di recidiva. 

Sospensione patente per guida in stato di ebbrezza o sotto l’influenza di droghe

Il codice della strada prevede la sospensione della patente nei casi di guida sotto l’influenza di alcool o in stato di alterazione psicofisica per uso di sostanze stupefacenti.

Per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico superiore a 0,5 e inferiore a 0,8 g/l è prevista la sospensione della patente da 3 a 6 mesi. Con valori superiori a 0,8 e inferiori a 1,5 g/l è prevista la sospensione della patente di guida da 6 mesi a 1 anno. Con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l è prevista la sospensione della patente di guida da 1 a 2 anni e revoca della patente in caso di recidiva nel corso di un biennio.

note

[1] Art. 128 codice strada

[2] Tar Latina sent. 8 aprile 2019 n. 257.

[3] C. Cost. sent. n. 88/2019.

[4] Cass. sent. n. 13508/2019.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 8 giugno 2010, n. 3633

L’art. 128 del D.Lgs. n. 285/1992, laddove prevede un provvedimento di revisione della patente di guida qualora sorgano dubbi sulla persistenza nei titolari dei requisiti fisici e psichici prescritti o dell’idoneità tecnica, non configura tale revisione come una sanzione amministrativa, sia pure accessoria, bensì come un provvedimento amministrativo non sanzionatorio, funzionale alla garanzia della sicurezza del traffico stradale.

La norma prevede l’attivazione degli organi indicati come competenti sulla base di un particolare grado di convincimento in ordine alla difettosità dello stato personale, psichico, fisico o idoneativo dell’interessato; dal che si desume che il presupposto perché sorgano dubbi sulla persistenza dei requisiti prescritti è il riscontro di fatti determinati, della loro dinamica e del tipo di elemento psichico che, in relazione a tali fatti, connette il comportamento del titolare della patente di guida alle conseguenze illecite dei fatti presi in esame. L’attivazione delle misure non è dunque legata all’accertamento giudiziale, penale o comunque civile, (né necessariamente, sul piano dell’illecito amministrativo secondo l’ordinario procedimento applicativo) della responsabilità del destinatario, perché l’utilizzazione dell’espressione “dubbi” milita nel senso di una cognizione anticipata rispetto a tali accertamenti, quantomeno sul piano fattuale.

Il mero dato obiettivo costituito dall’accertamento, a mezzo etilometro, di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, integra motivo sufficiente a legittimare l’adozione di un provvedimento di revisione ex art. 128 c.d.s.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 1° settembre 2009, n. 5115

Una sola infrazione alle norme del Codice della strada, in specie quando all’evidenza non di particolare gravità, non può costituire di per sé e indipendentemente da ogni valutazione circa l’idoneità e la capacità di guida del conducente, il presupposto del provvedimento inteso a prescrivere la revisione della patente; trattandosi, invero, di atto gravemente lesivo delle attività del cittadino, si impone un’adeguata motivazione in particolare laddove la natura e le circostanze dell’infrazione non siano di per sé inequivocabilmente idonee ad attestare la sussistenza dei presupposti indicati dall’art. 128 del D.Lgs. n. 285/1992.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 8 settembre 2006, n. 5225

Le finalità di interesse pubblico di carattere primario del riesame dell’idoneità tecnica alla guida non possono essere perseguite con carattere di effettività ove a ciò l’Amministrazione non provveda entro un termine congruo dal momento in cui si sono manifestati i fatti cui è stato ricondotto il dubbio sulla persistenza del requisito prescritto per il rilascio della patente di guida.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 9 aprile 2009, n. 2189

Va considerato illegittimo il provvedimento che ha disposto la revisione della patente qualora si rinvenga, nello stesso, un mero richiamo all’avvenuta violazione degli obblighi di regolazione della velocità del veicolo, ma non sia indicato alcun ulteriore elemento che, in relazione allo stato dei luoghi, alle condizioni della circolazione, a ogni altra prescrizione impartita nel contingente dalla Polizia stradale, possa assurgere a fatto indiziante un “deficit” di idoneità alla guida.

Tar Lombardia, Milano, Sez. III, 26 aprile 2006, n. 1078

Occorre che dalle modalità concrete con le quali si è svolto l’incidente, emergano elementi di obiettiva certezza in ordine alla condotta di guida del soggetto responsabile, evidenziati da fatti rilevanti, quali ad esempio da una particolare gravità delle conseguenze del sinistro e dalla violazione reiterata di norme del Codice della strada.

Tar Friuli Venezia Giulia, 31 dicembre 2003, n. 965/03

Se il provvedimento di revisione della patente fosse collegato alla sola infrazione, emergerebbe con immediatezza una carenza formale di motivazione e, più in particolare, una carenza degli elementi indefettibili dell’apparato motivazionale richiesti dall’art. 3 della legge n. 241/1990. Il vuoto formale di motivazione corrisponderebbe poi a una carenza sostanziale, dato che non si potrebbe comprendere in base a quali elementi valutativi specifici si sia concluso per l’applicabilità dell’art. 128 del D.Lgs. n. 285/1992.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 9 giugno 2008, n. 2760

La valutazione ex art. 128 del Codice della strada implica un’attribuzione sommaria di responsabilità che ha carattere anticipatorio e quindi una funzione latamente cautelare, ma non al punto da caratterizzarsi per l’immediatezza e la celerità dei provvedimenti d’urgenza in senso stretto, non essendo, cioè, insite automaticamente nella previsione normativa quelle particolari esigenze di celerità che giustificano in ogni caso l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento. Ne consegue che va censurata l’adozione del provvedimento di revisione della patente di guida non proceduta da avviso di avvio del procedimento, qualora non siano state evidenziate ragioni di particolare urgenza per consentirne l’omissione.

Cassazione civ., Sez. Unite, 8 luglio 2009, n. 15966

L’impugnazione del provvedimento di revisione della patente di guida emesso dal direttore dell’Ufficio provinciale della Motorizzazione Civile ai sensi dell’art. 128, primo comma, del Codice della strada rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, trattandosi di provvedimento la cui adozione, sganciata dall’accertamento di una qualsiasi violazione delle norme sulla circolazione stradale, è rimessa alla discrezionalità della

P.A. che, nell’espletamento delle sue funzioni istituzionali di tutela del pubblico interesse, deve aver cura di evitare che la conduzione degli autoveicoli possa essere consentita a soggetti incapaci.

Cassazione civ., Sez. Unite, 15 marzo 2007, n. 5979

L’impugnazione del provvedimento di revisione della patente di guida emesso dal direttore dell’ufficio provinciale della Motorizzazione Civile ai sensi dell’art. 128, primo comma C.d.S. rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, trattandosi di provvedimento la cui adozione è rimessa alla discrezionalità della P.A. che ha la facoltà, nell’espletamento delle sue funzioni istituzionali di tutela del pubblico interesse e ove ne ravvisi i presupposti, di disporre un nuovo accertamento, al fine di verificare la persistenza dei requisiti e dell’idoneità necessari all’esercizio della guida.


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