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Diritto di visita del padre

18 Aprile 2019
Diritto di visita del padre

Separazione e divorzio: cos’è il diritto di visita del padre e come si inserisce nei rapporti tra i genitori in caso di affidamento condiviso del figlio e collocamento presso la madre.

Quante volte il padre ha diritto a vedere il figlio assegnato alla madre? Può pretendere di passare con lui più di uno o due pomeriggi a settimana anche se si tratta di un bambino molto piccolo, magari neonato? Le ore che i due genitori devono trascorrere coi figli devono essere uguali? E che succede se il padre o il figlio stesso si rifiuta di partecipare agli incontri fissati dal giudice con la sentenza di separazione o divorzio? Sono questi alcuni degli interrogativi che i genitori puntualmente si pongono all’alba della crisi coniugale. A regolare il diritto di visita del padre è stata più volte la giurisprudenza. Cerchiamo di fare una sintesi di quelle che sono le pronunce più interessanti per sapere come si devono comportare il padre e la madre per rispettare il cosiddetto diritto alla bigenitorialità.

Cos’è il diritto di visita del padre?

Quando si parla di diritto di visita del padre ci si riferisce agli incontri tra questi e il figlio assegnato alla madre. Tali incontri, se non regolamentati di comune accordo dai genitori al momento della separazione o del divorzio, vengono definiti dal giudice. 

Il diritto di visita è quindi quella frazione di tempo, nell’arco della giornata, in cui il padre vede il figlio senza l’altro genitore. Il tutto al fine principale di garantire al bambino una crescita sana ed equilibrata che solo una relazione stabile e serena con entrambi i genitori può dare. 

Se quindi lo scopo ultimo del diritto di visita è l’interesse del figlio, a ben vedere, più che di un semplice “diritto” per il padre si dovrebbe parlare di un “diritto-dovere”, essendo per lui anche un obbligo partecipare a tali incontri. Ciò del resto è collegato al cosiddetto diritto alla bigenitorialità del figlio stesso ossia a mantenere solidi legami sia con il padre che con la madre. Un diritto irrinunciabile per il bambino che, salvo sussistano seri e comprovati motivi, non può rifiutarsi di vedere l’altro genitore con cui non vive. È del resto il Codice civile a tutelare l’interesse del minore a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi i genitori, riconosciuti come complementari e ugualmente fondamentali per assicurare una corretta crescita. 

La madre deve pertanto fare di tutto per rimuovere le eventuali riluttanze del figlio e farsi essa stessa artefice e promotrice degli incontri tra quest’ultimo e il padre. La madre che non agevola le visite dell’ex marito/compagno può essere ritenuta responsabile e, nei casi più gravi, perdere affidamento e collocazione del minore. 

Si parla di “diritto di visita” ma in realtà gli incontri – salvo diverso accordo o differente decisione del giudice – non devono tenersi all’interno della casa ove vive la madre (anche per garantire a quest’ultima la privacy e l’inviolabilità del proprio domicilio). Il padre quindi deve avere la possibilità di portare con sé i figli a casa propria o al parco o a casa dei nonni. 

Leggi Diritto del padre di vedere i figli.

Alla serenità di tali incontri potrebbe ostare la presenza di una nuova compagna del padre, suscettibile di urtare la sensibilità e la spontaneità del bambino. Pertanto il genitore dovrà fare in modo di introdurre gradatamente il partner nella vita del figlio dimodoché questi possa accettarla, nella veste di sostituta della madre, senza subirne traumi. 

Se il padre non va a prendere i figli

Abbiamo detto che il diritto di visita è soprattutto un dovere, prima ancora che un diritto, per il padre. Se questi non partecipa agli incontri con il figlio e non esercita quindi il proprio diritto di visita per più volte, il giudice può far discendere da tale suo comportamento l’applicazione dell’affidamento esclusivo in capo all’altro.

Quanto tempo il padre può stare con i figli?

Se i genitori optano per una separazione consensuale sono essi stessi che devono stabilire tempi e modalità di frequentazione dei figli minori da parte del genitore non collocatario, al fine di garantire rapporti equilibrati e costanti con entrambi. L’accordo dei coniugi non può arrivare ad esentare il padre dagli incontri con il figlio; se così fosse il tribunale non potrebbe omologare l’atto.

In caso di separazione giudiziale, è il giudice che decide il calendario e la periodicità degli incontri.

Il giudice può stabilire un regime secondo cui il figlio rimane con il genitore collocatario per un tempo ben superiore rispetto all’altro, senza per questo violare i principi dell’affido condiviso, che non presuppone necessariamente tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori [1]. Leggi Quante volte il padre può vedere i figli? Questo significa che è legittima la decisione del giudice di garantire il diritto di visita del padre solo per due o tre pomeriggi a settimana (sul presupposto che, durante la mattina, il bambino frequenti la scuola) oltre a un giorno del weekend. Sui tempi di frequentazione del padre la legge non dice nulla, rilasciando al giudice ampio potere di decidere in base al caso concreto, all’età e alle scelte del bambino, ai rapporti e alla distanza geografica tra i genitori.

Il giudice, in presenza di richiesta dei genitori, potrebbe emettere una decisione generica, non indicare cioè quali sono i giorni della settimana nei quali il padre ha diritto a vedere i figli: saranno poi il padre e la madre, di volta in volta, anche con sms, a organizzarsi secondo i rispettivi impegni.

Se i genitori sono in grado di gestire di comune accordo questo aspetto dell’affidamento sono sufficienti delle semplici linee guida.

In caso di grave conflittualità tra i genitori le regole devono essere precise, demandando all’accordo delle parti solo la soluzione di problemi particolari che volta per volta dovessero emergere [2]. Sarebbe illegittimo un provvedimento in base al quale il padre può vedere il figlio solo a fine settimana alterni. La limitazione alle visite lede infatti il diritto alla bigenitorialità.

Se il figlio è neonato o comunque molto piccolo, il diritto di visita del padre deve essere bilanciato con le esigenze del bambino, in modo da garantirgli l’allattamento e una presenza preponderante della madre. È tuttavia giusto – secondo la più recente giurisprudenza – che, sin dalla tenera età il padre inizi a instaurare una relazione stabile con il figlio, prendendosi cura anche delle sue esigenze primarie (cambio pannolini, biberon, ecc.): da un lato perché una riduzione degli incontri potrebbe pregiudicare l’insorgere di quel rapporto affettivo imposto dalla legge, dall’altro lato perché è necessario promuovere la responsabilizzazione anche del padre. 

La Cassazione rileva che le restrizioni supplementari comportano il rischio di troncare le relazioni familiari tra un figlio e uno dei due genitori, pregiudicando il «preminente interesse del minore».

Il tribunale di Roma, con il provvedimento presidenziale del 23 dicembre 2015, ha stabilito un periodo di “rodaggio” della frequentazione tra la figlia di tre anni e il padre che, dalla sua nascita, a causa del suo lavoro all’estero, non aveva vissuto con lei, per arrivare all’inserimento graduale del pernottamento.

La madre si può trasferire?

Secondo la Cassazione [3], la madre di due figli (3 e 5 anni) ha ugualmente diritto al collocamento dei minori nonostante il suo trasferimento in una città lontana per lavoro, anche se ciò comporta la compressione del tempo di frequentazione tra i figli e il padre. Non è stata infatti provata l’inadeguatezza della madre a occuparsi dei figli.

La giurisprudenza sul diritto di visita del padre: ultime sentenze

I tribunali di Roma e di Milano per primi hanno sancito, come centrale tra gli obblighi genitoriali, quello di «mantenere nel figlio viva la figura dell’altro genitore» non convivente. È sulla base di questo principio che il tribunale di Roma, con la sentenza del 27 giugno 2014 ha sanzionato una madre colpevole di aver compresso ingiustificatamente la serena frequentazione tra il figlio e il padre. 

Il tribunale di Milano, con ordinanza del 14 gennaio 2015, ha affermato che «genitori si diventa esercitando gli oneri connessi alla responsabilità genitoriale» e ha riconosciuto la competenza paterna a occuparsi, con pari tempi, della cura di una figlia in tenera età.

Diritto di visita dei nonni

Il figlio minore ha il diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. Dal 7 febbraio 2014 il Codice civile prevede espressamente che anche gli ascendenti (quindi i nonni materni e paterni) hanno il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni. Esiste quindi un diritto di visita degli ascendenti (in generale i nonni) ai nipoti che, fino ad ora, non era esplicitamente stabilito in nessuna norma. L’ascendente al quale è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore.

Se sussistono ragioni per le quali il rapporto tra parenti e minore è contrario all’interesse del minore stesso, il genitore può non consentire a parenti e ascendenti di frequentare il minore.

Se invece il rifiuto del genitore è ingiustificato, i parenti possono agire avanti al tribunale per i minorenni per ottenere un provvedimento nei confronti del genitore (o dei genitori).

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per il mancato rispetto del diritto alla vita privata e familiare di due cittadini piemontesi, nonni di una minore, privati del rapporto con la propria nipote a causa del presunto abuso sessuale del padre, loro figlio, nei confronti della bambina. La Corte ha affermato che il principio secondo il quale il legame parentale va spezzato, solo in casi eccezionali si applica anche ai rapporti tra nonni e nipoti (in altre decisioni ha affermato che il rapporto tra nonni e nipoti rientra tra i legami familiari rilevanti ai sensi dell’art. 8 Convenzione europea).


note

[1] Cass. 3 agosto 2015 n. 16297

[2] Cass. 8 settembre 2005 n. 17882. 

[3] Cass. sent. n. 18087/2016.

Autore immagine: bambino solo. Di nuvolanevicata


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