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Dove fare pignoramento presso terzi

18 Aprile 2019
Dove fare pignoramento presso terzi

Esecuzione forzata: ecco i crediti che possono essere pignorati dal creditore e dove fare la notifica dell’atto di pignoramento.

Recuperare un credito non è un compito agevole. Alla sbandierata responsabilità del debitore per le obbligazioni non corrisposte, per come sancita dal Codice civile, non fa da contraltare un altrettanto evidente diritto del creditore di agire per ottenere ciò che gli spetta. E questo perché la legge pone una serie di limiti al pignoramento per salvaguardare la dignità e la sopravvivenza delle persone. Che ti piaccia o no, chi è stato così poco previdente da non farsi pagare in anticipo ne subisce spesso le conseguenze. 

Se ti stai perciò chiedendo dove fare pignoramento presso terzi è perché probabilmente già sai cos’è il pignoramento presso terzi e come funziona. Anche tu sei allora nelle stesse condizioni di molti altri creditori che non riescono a recuperare i propri soldi e si sono perciò messi alla ricerca dei beni del debitore da sottoporre ad esecuzione forzata. Beni che, tuttavia, salvo casi rari, non possono essere “acquisiti” dal creditore stesso ma vanno messi in vendita tramite il tribunale, secondo il noto procedimento delle aste, al fine di soddisfarsi con il prezzo ricavato. Ciò ovviamente non vale quando oggetto del pignoramento è una somma di denaro: non avrebbe alcun senso infatti vendere dei soldi per ricavarne altri soldi. È proprio questo il pignoramento presso terzi: una forma di espropriazione del denaro di proprietà del debitore ma che questi ancora non possiede perché si trova presso altri soggetti, evidentemente suoi debitori. 

Cos’è il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è quindi il pignoramento dei crediti che un soggetto – il debitore – vanta verso altri soggetti – suoi debitori – e che viene perciò “bloccato” prima che il terzo (appunto “il debitore del debitore”) lo versi al legittimo titolare. Il caso emblematico è lo stipendio: l’azienda, mensilmente, diventa debitrice del proprio dipendente di un importo dovuto a titolo di retribuzione, importo che può essere quindi pignorato dal creditore del lavoratore prima che lo stesso venga accreditato sul relativo conto corrente. Lo stesso dicasi per la pensione che l’ente di previdenza è tenuto a versare al pensionato alla fine di ogni mese e che, al parti della busta paga, può essere pignorata. Per stipendio e pensione, però, il pignoramento non può estendersi oltre un quinto (salvo concorrano più cause di pignoramento, nel qual caso può arrivare a metà dell’emolumento).

Un altro tipico esempio di pignoramento presso terzi è il conto corrente: si tratta di una somma di proprietà del correntista, solo materialmente depositata presso un altro soggetto (la banca o le Poste) e di cui quest’ultimo è quindi debitore. Il creditore può pertanto “bloccarlo” affinché il giudice gliene assegni la disponibilità liquida nei limiti del proprio credito.

Quali sono i crediti che possono essere pignorati?

Una volta spiegato cosa significa pignoramento presso terzi, possiamo anche capire su quali beni lo stesso si può estendere. Anche se la legge stabilisce che il pignoramento presso terzi può riguardare qualsiasi bene mobile nel possesso di soggetti diversi dal debitore (quindi, ad esempio, anche l’auto che si trova presso un rivenditore privato, che la tiene per offrirla in vendita o i preziosi detenuti in una cassetta di sicurezza in banca), l’oggetto tipico di tale forma di esecuzione forzata resta sempre il denaro. E questo perché, come detto, il denaro dà la garanzia di riuscita del pignoramento non dovendo – al contrario degli altri beni mobili – essere venduto all’asta.

La legge non elenca quali sono i crediti del debitore che possono essere bloccati con il pignoramento presso terzi. Possiamo però elencare qui di seguito i principali a solo titolo di esempio:

  • il quinto dello stipendio;
  • il quinto del TFR, il trattamento di fine rapporto;
  • il quinto della pensione, detratto il minimo vitale;
  • il conto corrente del debitore acceso in banca o alle Poste;
  • il canone di affitto che il debitore percepisce dall’inquilino;
  • il pagamento di fatture da parte di clienti che ancora non hanno effettuato il pagamento;
  • il pagamento, da parte della pubblica amministrazione, di debiti per prestazioni ricevute dal privato-debitore;
  • la pensione di invalidità e di inabilità;
  • il risarcimento del danno che deve versare un’assicurazione per un incidente stradale o per altri infortuni;
  • il risarcimento del danno che deve versare il datore di lavoro al dipendente infortunato;
  • le somme dovute da altri soggetti a titolo di restituzione di un prestito eseguito (ad esempio un prestito a un amico);
  • l’assegno di mantenimento destinato all’ex coniuge, ma solo per quella parte non necessaria a soddisfare le esigenze primarie di vita del beneficiario;
  • rimborsi d’imposta dovuti dallo Stato al contribuente;
  • crediti dovuti da altri soggetti (persone fisiche, società, amministrazioni) per cause vinte e non ancora corrisposti.

Non si possono pignorare i sussidi di disoccupazione.

Come sapere quali crediti pignorare?

Non è facile sapere quali crediti pignorare perché, salvo alcuni casi, non sono istituiti elenchi pubblici. L’unica possibilità per il creditore di sapere in anticipo le somme dovute da terzi al proprio debitore è di chiedere, al presidente del tribunale, l’autorizzazione alla cosiddetta ricerca telematica dei beni del debitore. Si tratta dell’accesso alla cosiddetta Anagrafe tributaria e al Registro dei rapporti finanziari (conti correnti) di cui dispone il fisco. In tale database sono riportati tutti i redditi dei cittadini italiani e le relative fonti: stipendi, conti correnti, contratti di locazione registrati, pensioni, ecc. Accedendo al registro, il creditore può sapere chi è debitore del proprio debitore e, così, pignorare le somme prima ancora che siano versate.

Attenzione però: per ottenere l’autorizzazione bisogna essere in possesso già di una sentenza di condanna, un decreto ingiuntivo, un assegno, una cambiale, un contratto di mutuo siglato davanti al notaio. Si tratta dei cosiddetti titoli esecutivi. Inoltre bisogna aver notificato al debitore il cosiddetto atto di precetto, ossia un ultimo invito a pagare entro 10 giorni.

Dove fare pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi si esegue (ossia si notifica) ovviamente alla residenza del debitore o al luogo ove questi ha la dimora. Questi infatti ha diritto di sapere che il creditore sta agendo nei suoi confronti, pignorando i suoi crediti. Tuttavia, è anche necessario notificare il pignoramento al “terzo”, colui cioè che dovrebbe pagare il debitore, al fine di intimargli di non farlo e di trattenere le somme. Somme che vanno custodite dal terzo (il debitore del debitore) fino a quando il giudice – all’udienza indicata nell’atto di precetto – non gli ordina materialmente di accreditarle in favore del creditore procedente. 

La notifica del pignoramento fatta al terzo deve contenere l’invito a comunicare per posta la dichiarazione di specificazione del credito che vuole pignorare entro 10 giorni dalla ricevuta di notifica, avvertendo che se non invierà detta dichiarazione sarà invitato a comparire ad una successiva udienza che sarà fissata  dal giudice. Il terzo non è, infatti, citato a comparire alla prima udienza, non essendo parte del procedimento, ma può diventare parte se il giudice lo convoca in un’udienza successiva.

La notifica si esegue nel modo ordinario tramite ufficiale giudiziario.

L’omessa notifica al debitore esecutato dell’atto di pignoramento presso terzi, non comporta una nullità sanabile ma l’inesistenza del pignoramento per mancanza del requisito essenziale dell’ingiunzione che deve essere fatta dall’ufficiale giudiziario nei confronti del debitore esecutato.

Nel caso di pignoramento dello stipendio, la notifica si esegue presso la sede ove presta servizio il debitore. Nel caso di pignoramento del conto in banca presso la filiale ove si trova depositato il denaro. Nel caso di pignoramento della pensione la notifica va fatta presso la sede territoriale dell’Inps. Nel caso di pignoramento del canone di locazione la notifica va spedita alla residenza dell’affittuario.

Se il creditore pignorante e il terzo pignorato sono la stessa persona, il creditore pignorante deve notificare l’atto di pignoramento a se stesso, quale terzo pignorato. Ciò, ad esempio, nel caso in cui il terzo è una banca presso cui il debitore ha un conto corrente, la quale, a sua volta, concede un mutuo rimasto inadempiuto.


note

Autore immagine: uomo sogna salvadanai. Di nuvolanevicata


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