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Reddito di cittadinanza: incentivi alle imprese

15 Maggio 2019


Reddito di cittadinanza: incentivi alle imprese

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2019



Se ne parlava da molti anni e oggi il Reddito di cittadinanza è diventato legge. In pochi sanno che oltre all’assegno erogato al cittadino, il Reddito di cittadinanza può tramutarsi anche in un incentivo alle imprese.

È da molti anni che la politica si interroga sulla possibilità di introdurre uno strumento di sostegno economico universale per tutti coloro che hanno un reddito basso. Ad oggi, infatti, solo coloro che perdono involontariamente il lavoro hanno diritto ad un assegno di disoccupazione chiamato nuova assicurazione sull’impiego (cosiddetta Naspi). Dopo anni di dibattito è stato introdotto il Reddito di cittadinanza, un sussidio universale che spetta a tutti coloro che hanno un Isee inferiore ad un certo tetto e non lavorano. Il Reddito di cittadinanza è stato pensato dal legislatore non solo come strumento di sostegno sociale a persone in difficoltà ma anche come strumento di politica attiva del lavoro, ossia, mezzo per potersi ricollocare nel mercato del lavoro. A questo fine il Reddito di cittadinanza può assumere anche la forma di incentivi alle imprese.

In particolare, la legge prevede la possibilità che le imprese che assumono dei soggetti che percepiscono il reddito di cittadinanza, ottengano una riduzione dei contributi che devono pagare all’Inps. In questo modo, la legge spera di favorire il rientro di questi soggetti nel mercato del lavoro.

Reddito di cittadinanza: tutela sociale o strumento di politica del lavoro?

Di recente, come noto, è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico il cosiddetto decretone [1] che ha introdotto il Reddito di cittadinanza e le disposizioni relative all’accesso anticipato al pensionamento (cosiddetta Quota Cento).

Il decretone prevede, tra le varie misure, un incentivo per le imprese che assumono alle proprie dipendenze un soggetto che percepisce il Reddito di cittadinanza. In realtà, le tipologie di incentivo sono due.

Incentivo diretto alle imprese che assumono chi prende il Reddito di cittadinanza

La prima tipologia di incentivo riguarda le aziende che comunicano direttamente all’Agenzia nazionale per le politiche attive sul lavoro (cosiddetta Anpal) la propria disponibilità ad assumere personale.

Questa prima tipologia di incentivo [2] consiste in un esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali per quei datori di lavoro privato che comunicano direttamente alla piattaforma digitale dedicata al Reddito di cittadinanza presso l’Anpal le disponibilità dei posti vacanti e che su tali posti assumono, a tempo pieno e indeterminato, soggetti beneficiari di Reddito di cittadinanza.
L’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore non comprende i premi e contributi dovuti all’Inail (Istituto nazionale di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro).
Inoltre, come specificato sopra, l’esonero non è totale ma solo parziale. In particolare, l’esonero è concesso nel limite dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità (che è il periodo massimo in cui si può prendere il Reddito di cittadinanza) e le mensilità già godute dal beneficiario stesso e, comunque, per un importo non superiore a 780 euro mensili e per un periodo non inferiore a 5 mensilità.
In sostanza, è come se lo Stato decidesse di stanziare sempre e comunque la stessa somma di denaro a vantaggio del percettore del Reddito di cittadinanza, erogandola in parte sotto forma di sussidio ed in parte sotto forma di esonero dal pagamento dei contributi.

In caso di rinnovo del Reddito di cittadinanza per altri 18 mesi l’esonero è concesso nella misura fissa di 5 mensilità.

L’importo massimo di beneficio mensile non può comunque eccedere l’ammontare totale dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore assunto per le mensilità incentivate, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail.

Non tutte le assunzioni di soggetti che prendono il Reddito di cittadinanza danno diritto all’esonero dal pagamento dei contributi. Infatti, l’esonero è concesso se ricorrono i seguenti presupposti:

  • il dipendente è assunto con contratto di lavoro subordinato [3] a tempo indeterminato o mediante contratto di apprendistato;
  • il dipendente è assunto a tempo pieno, restando dunque escluso il part-time.

L’esonero dal pagamento dei contributi è soggetto ai seguenti limiti:

  • nel caso di licenziamento del beneficiario di Reddito di cittadinanza effettuato nei trentasei mesi successivi all’assunzione, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo;
  • il datore di lavoro, contestualmente all’assunzione del beneficiario di Reddito di cittadinanza deve stipulare, presso il Centro per l’impiego, un patto di formazione, con il quale garantisce al beneficiario un percorso formativo o di riqualificazione professionale;
  • l’esonero è concesso a condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti a tempo indeterminato (cioè si vuole evitare che l’azienda licenzi un dipendente per assumerne uno che prende il Reddito di cittadinanza e che quindi gli costa meno);
  • l’esonero non spetta ai datori di lavoro che non siano in regola con gli obblighi di assunzione dei disabili [4];
  • l’esonero è subordinato al possesso, da parte del datore di lavoro, del Documento unico di regolarità contributiva (cosiddetto Durc) e al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Incentivo alle imprese che assumono chi prende il Reddito di cittadinanza e agli enti di formazione

La seconda tipologia di incentivo riguarda i casi in cui l’assunzione del soggetto che percepisce il Reddito di cittadinanza avviene nell’ambito di un percorso formativo o di riqualificazione professionale attuato da enti di formazione accreditati che hanno sottoscritto un Patto di formazione presso i Centri per l’impiego.

In tal caso, la legge [5] prevede che quando l’assunzione del percettore del Reddito di cittadinanza avviene nell’ambito di un Patto di formazione stipulato da enti di formazione accreditati presso i Centri per l’impiego, patto che prevede l’erogazione al beneficiario di un percorso formativo o di riqualificazione professionale, la premialità economica è ripartita in parte a favore del datore di lavoro ed in parte all’ente di formazione.

In particolare, al datore di lavoro che assume il percettore del Reddito di cittadinanza è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite della metà dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità (limite massimo di fruizione del Reddito di cittadinanza) e il numero delle mensilità già godute dal beneficiario stesso e, comunque, per un importo non superiore a 390 euro mensili e per un periodo non inferiore a 6 mensilità.

In caso di rinnovo del Reddito di cittadinanza per altri 18 mesi o per un minor periodo l’esonero è concesso nella misura fissa di sei mensilità per metà dell’importo del Reddito di cittadinanza.

Anche questa seconda tipologia di esonero è soggetta a dei limiti. In particolare, l’esonero è concesso se ricorrono i seguenti presupposti:

  • il dipendente è assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
  • il dipendente è assunto a tempo pieno, restando dunque escluso il part-time;
  • il dipendente è assunto per lo svolgimento di mansioni coerenti con il proprio profilo formativo.

La restante metà dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un massimo di 390 euro mensili e per un periodo non inferiore a 6 mensilità, è riconosciuta all’ente di formazione accreditato che ha garantito al lavoratore assunto il percorso formativo o di riqualificazione professionale, sotto forma di sgravio contributivo applicato ai contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i propri dipendenti sulla base delle stesse regole valide per il datore di lavoro che assume il beneficiario del Reddito di cittadinanza.

L’esonero, anche in questa seconda tipologia, è soggetto ai seguenti limiti:

  • nel caso di licenziamento del beneficiario di Reddito di cittadinanza effettuato nei trentasei mesi successivi all’assunzione, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito a meno che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo;
  • l’esonero è concesso a condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti a tempo indeterminato;
  • l’esonero non spetta ai datori di lavoro che non siano in regola con gli obblighi di assunzione dei disabili;
  • l’esonero è subordinato al possesso, da parte del datore di lavoro, del Documento unico di regolarità contributiva (Durc), ed al rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Incentivo alle imprese che assumono percettori di Reddito di cittadinanza: criticità

Dall’analisi sopra evidenziata emerge che per fruire dello sgravio contributivo le imprese devono rispettare dei vincoli non trascurabili che potrebbero scoraggiare la fruizione del beneficio.

In particolare, l’azienda non deve licenziare il dipendente nei 36 mesi successivi all’assunzione, pena la restituzione dell’incentivo. La norma, in realtà, fa salvo il caso in cui il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo.

In verità, nel nostro ordinamento, il licenziamento non può che avvenire per giusta causa o per giustificato motivo [6] altrimenti sarebbe illegittimo.

Per poter interpretare correttamente la normativa ed i profili applicativi di questo incentivo sarà, senza dubbio, utile attendere un intervento chiarificatore da parte dell’Inps o del ministero del Lavoro.

note

[1] D. L. n. 4 del 28.01.2019, convertito in L. n. 26 del 28.03.2019.

[2] Art. 8 co. 1 D.L. n. 4/2019, conv. in L. n. 26 del 28.03.2019.

[3] Art. 2094 cod. civ.

[4] L. n. 68 del 12.03.1999.

[5] Art. 8 co. 2 D. L. n. 4/2019, conv. in L. n. 26/2019.

[6] Art. 3 L. n. 604/1966.

Autore immagine: reddito di cittadinanza di Arcansel


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