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Divorzio casa coniugale e figli maggiorenni

17 Maggio 2019 | Autore:
Divorzio casa coniugale e figli maggiorenni

L’assegnazione della casa coniugale è spesso motivo di contrasto tra i coniugi che divorziano. Ma a chi spetta la casa quando vi sono figli maggiorenni?

Uno dei provvedimenti del giudice più importanti in occasione del divorzio (ma anche dello scioglimento della famiglia di fatto) è quello riguardante l’assegnazione – cioè l’attribuzione del diritto al godimento – della casa coniugale. Riguardo ai criteri di tale assegnazione, è opportuno fare alcune precisazioni. In primo luogo, la casa non viene assegnata necessariamente a chi ne è proprietario. Accade di frequente, anzi, che l’abitazione (spesso di proprietà del marito) venga assegnata alla moglie.

Inoltre, l’immobile non viene assegnato obbligatoriamente al coniuge al quale non è addebitato il divorzio, quasi fosse un premio per il suo comportamento corretto, nei confronti dell’altro coniuge, durante il matrimonio. In realtà, il criterio da seguire nell’assegnazione della casa coniugale è esclusivamente quello dell’interesse della prole, soprattutto in presenza di figli minori [1]. È per questo motivo che l’abitazione viene assegnata al genitore affidatario, ossia il coniuge a cui siano stati affidati i figli. Si tratta di un criterio che tende a garantire, tra l’altro, il diritto dei figli – soprattutto minori – a quella stabilità emotiva e affettiva che scaturisce proprio dal fatto di continuare ad abitare nella casa nella quale sono cresciuti nonché a frequentare i propri amici e che potrebbe essere compromessa da un repentino e traumatico cambio di residenza.

Finora, ti ho parlato soprattutto delle ipotesi in cui vi sono figli minorenni. Ma, ti starai chiedendo a questo punto,  che cosa ne è della casa coniugale quando vi sono figli maggiorenni?

Se il figlio è maggiorenne, viene meno l’assegnazione della casa familiare?

La presenza del figlio maggiorenne non incide, di per sé, sull’assegnazione della casa familiare. Infatti, se è vero che, in occasione del divorzio (ma lo stesso vale nel caso di scioglimento di un’unione di fatto), l’ordinamento si preoccupa di tutelare in modo particolare i figli minori – al cui esclusivo interesse devono essere ispirati i provvedimenti del giudice – ciò non significa che tale tutela scompaia con riferimento ai figli maggiorenni.

In effetti, mentre l’assegnazione della casa di famiglia al coniuge affidatario è la regola in presenza di figli minorenni, tale assegnazione, nell’ipotesi di un figlio maggiorenne, dipende dall’autonomia finanziaria di quest’ultimo: se è indipendente dal punto di vista economico – e dunque può permettersi di andare a vivere altrove, salvo prova del contrario – viene meno nei suoi confronti l’esigenza di protezione, realizzata attraverso l’assegnazione dell’abitazione al coniuge affidatario.

Pertanto, se la casa è stata assegnata a uno dei coniugi quando il figlio era ancora minorenne e, dopo aver raggiunto la maggiore età, questi diventa economicamente autonomo, il genitore non affidatario – proprietario dell’abitazione familiare – potrà richiedere la revoca del precedente provvedimento di assegnazione della stessa. Ciò in quanto, è bene ricordare, le decisioni del giudice in materia di separazione e divorzio hanno carattere provvisorio, sono cioè soggette a modifica nel caso in cui le circostanze che ne erano a fondamento siano mutate nel corso del tempo.

Se, invece, tale autonomia finanziaria non è stata ancora raggiunta, riprendono il sopravvento le esigenze di tutela della stabilità abitativa della prole che abbiamo visto con riferimento ai figli minori, ma che valgono – sia pure con intensità e forme diverse – anche per i figli che abbiano raggiunto la maggiore età.

Ovviamente, la non autosufficienza del figlio maggiorenne può determinare l’assegnazione della casa familiare solo se il coniuge affidatario dimostri che lo stesso figlio si stia dando da fare (per esempio, inviando curriculum o sostenendo colloqui di lavoro), per conseguire un impiego che gli consenta di rendersi indipendente.

Casi particolari

Figlio maggiorenne che vive da solo per motivi di studio

Se il figlio maggiorenne va a vivere da solo perché lo stipendio che percepisce glielo consente, ciò potrà comportare la revoca del precedente provvedimento del giudice di assegnazione dell’abitazione familiare al coniuge affidatario (sempre che non vi siano anche figli minori di età, la cui tutela, come visto sopra, è sempre garantita).

Se egli, invece, si trasferisce soltanto perché è un iscritto fuori sede all’università, è ovvio che questa sua condizione è, in sé, del tutto insufficiente per poter parlare di indipendenza economica e, dunque, per revocare l’originario provvedimento di assegnazione dell’appartamento [2].

Figlio maggiorenne con contratto di lavoro a termine

Il figlio maggiorenne che lavora con un contratto a termine, anche se i suoi guadagni sono limitati, va considerato autosufficiente sotto il profilo economico, con la conseguente revoca dell’eventuale provvedimento di assegnazione della casa familiare in favore del coniuge affidatario [3].

note

[1] Art. 337 sexies, cod. civ.

[2] Cass. n. 25604 del 12/10/2018.

[3] Cass. n. 13354 del 26/5/2017.


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