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Quanto dura una causa di lavoro?

15 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Maggio 2019



Rito lavoro: un processo celere, con pochi atti e udienze, che però nella pratica ha tempi sempre più lunghi.

Il datore ti ha demansionato, oppure non ti sta pagando lo stipendio né ti consegna le buste paga, o ancora sei vittima di mobbing. Queste e molte altre spiacevoli situazioni che non trovano soluzione in via bonaria, possono portarti alla decisione di fare causa all’azienda. Ti chiedi però quanto dura una causa di lavoro, quali sono i costi, che risultati potrai ottenere, soprattutto se il tuo datore di lavoro è in crisi e temi che, nei tempi necessari per ottenere una sentenza, l’azienda potrebbe cessare la propria attività. Sai che sarà necessario l’intervento di un avvocato e dunque dovrai mettere in conto le sue competenze ed eventuali spese vive. Vediamo allo0ra , in questa breve guida, come si svolge una causa di lavoro, quanto dura mediamente e quali costi può comportare.

Il processo del lavoro

Le cause di lavoro seguono un rito speciale, pensato dal Legislatore come un processo più celere rispetto alle cause ordinarie, al fine di rispondere alle esigenze di urgenza che spesso caratterizzano questi contenziosi.

Si pensi, ad esempio, ad una causa di impugnazione di licenziamento, nella quale si chiede la reintegrazione nel posto di lavoro con pagamento da parte dell’azienda delle retribuzioni nel frattempo maturate. Attendere anni per arrivare a sentenza, avrebbe comportato un duplice rischio: un notevole disagio per il lavoratore, che nel frattempo avrebbe perso professionalità e possibilità aggiornamento, e per l’azienda, che si sarebbe trovata a sborsare tantissimi soldi a titolo di retribuzione maturata dal giorno del licenziamento a quello della reintegrazione.

Per questo motivo il rito lavoro è caratterizzato da pochi atti, poche udienze e termini molto brevi assegnati alle parti e al giudice per lo svolgimento delle reciproche attività.

Come si svolge una causa di lavoro

Per l’avvio di una causa di lavoro è necessario depositare in tribunale un ricorso, che viene ovviamente redatto da un avvocato.

Il ricorso depositato viene assegnato ad un giudice, che fisserà la data della prima udienza e ne restituirà copia all’avvocato perché lo notifichi alla controparte tramite l’ufficiale giudiziario o a mezzo pec.

Il ricorso deve essere assolutamente completo, ciò significa che deve da subito contenere la precisa descrizione dei fatti oggetto di causa, l’indicazione di tutte le prove a disposizione e delle domande di tutela che il ricorrente intende rivolgere al giudice. Non è infatti possibile, nelle cause di lavoro, indicare testimoni e produrre documenti successivamente al deposito del ricorso che dà inizio al processo.

La causa si fa sempre davanti alla sezione lavoro del tribunale competente per territorio.

Alla prima udienza le parti devono essere presenti personalmente, in quanto il giudice, chiesti eventuali chiarimenti, deve domandare al lavoratore e al datore se siano disposti a trovare un accordo ed, eventualmente, formulare lui stesso una proposta per conciliare le parti.

Se non si trova un accordo o le parti non intendono conciliare le rispettive pretese, il giudice fissa una nuova udienza per sentire quanti testimoni – tra quelli indicati dalle parti – ritiene sufficienti a dimostrare i fatti di causa.

Sentiti i testimoni, se il giudice ritiene i fatti di causa sufficientemente dimostrati e chiariti, fissa un’ulteriore ultima udienza per la discussione della causa.

A tale udienza è sufficiente che sia presente solo l’avvocato, in quanto – sulla base delle risultanze delle prove – verranno evidenziate le norme di diritto e la giurisprudenza applicabile al caso di specie e si chiederà l’accoglimento delle domande formulate in ricorso.

Quanto dura, nel complesso, una causa di lavoro?

Una causa di lavoro generalmente non ha tempi lunghissimi, dipende dal carico di lavoro dei giudici nei singoli tribunali.

Essendo il processo del lavoro caratterizzato da poche udienze e pochi atti rispetto al comune processo civile, i tempi sono sicuramente più brevi.

Generalmente una causa di lavoro ha una durata che va da un minimo di 1 anno a circa 3 anni, per il primo grado: la prima udienza, infatti, viene in linea di massima fissata in un tempo variabile tra due e sei mesi dal deposito del ricorso, l’udienza di prove tra i sei mesi e l’anno dalla prima udienza e l’udienza di discussione dopo circa altri 3-5 mesi.

Ovviamente, se si va in appello, i tempi si allungano. Normalmente, la Corte d’Appello fissa la prima udienza a distanza di uno o due anni da deposito del ricorso introduttivo del giudizio.

I costi di una causa di lavoro

Il costo per una causa di lavoro varia a seconda del valore della causa e cioè in base al valore economico delle richieste formulate dal ricorrente al giudice.

Il compenso dell’avvocato che seguirà la causa viene infatti determinato sulla base degli importi indicati nelle apposite tabelle ministeriali vigenti e varierà in ragione dello scaglione di valore nel quale rientra il procedimento, delle fasi di cui si compone (è evidente che se si trova un accordo con l’azienda alla prima udienza, il legale non potrà chiedere al cliente di pagare il compenso per le successive udienze che non si terranno), del grado di giudizio (primo grado, appello, Cassazione).

Oltre alle spese per l’attività svolta dall’avvocato, ci sono anche delle spese vive da sostenere.

Difatti, quando si avvia il giudizio è necessario pagare una tassa – il cosiddetto «contributo unificato» – che viene calcolata sempre il base al valore economico del diritto fatto valere.

Ad esempio, sarà dovuto un contributo unificato di importo variabile da circa 118.50 euro, per una causa che vale da 5mila a 26 mila euro, a circa 259 euro per una causa di valore compreso tra 26mila a 52mila euro e così via.

Il pagamento del contributo unificato, tuttavia, non è dovuto se il lavoratore ricorrente gode di un reddito (considerato come somma delle entrate di tutto il nucleo familiare) inferiore a € 34.585,23.


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