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Avvocati: cancellazione dall’albo e pensione di vecchiaia

18 Maggio 2019
Avvocati: cancellazione dall’albo e pensione di vecchiaia

Percepisco una pensione INPS. Avendo svolto in precedenza anche altra attività e avendo fatto alcuni riscatti la Cassa Forense mi ha comunicato di ammettermi “alla pensione di vecchiaia, a decorrere dall’01/02/2018. Devo cancellarmi dall’albo degli avvocati per poter percepire entrambe le pensioni (senza penalizzazioni/decurtazioni)? Posso continuare ad essere iscritto all’albo ed esercitare la professione (dal 2019 sono passato al Regime Forfettario)? 

In base a quanto il lettore descrive, non percepisce una pensione unica in regime di cumulo della contribuzione (L.232/2016), ma due pensioni separate, una già erogata dall’Inps, e la seconda, pensione di vecchiaia, erogata dalla Cassa Forense. 

Per il biennio 2017-2018, i requisiti previsti dalla Cassa Forense in relazione alla pensione di vecchiaia erano 68 anni di età più un minimo di 33 anni di contribuzione. La pensione è calcolata col sistema retributivo-reddituale per la quota di base e col sistema contributivo per la modulare. 

La pensione di vecchiaia, tuttavia, può essere anche percepita con un anticipo, a partire dai 65 anni: in questo caso, l’importo della quota di base, calcolata secondo il criterio retributivo, viene però ridotto dello 0,41% per ogni mese di anticipazione rispetto al requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia. La riduzione non si applica se l’iscritto ha raggiunto 40 anni di contribuzione. 

Se, invece, la pensione del lettore è una pensione di vecchiaia contributiva, per la quale i requisiti relativi al biennio 2017-2018 erano 68 anni di età più un minimo di 5 anni ed un massimo di 32 anni di contribuzione, il trattamento è calcolato col sistema integralmente contributivo (che di solito risulta penalizzante rispetto al retributivo-reddituale, in quanto non fondato sui redditi migliori, ma sulla contribuzione accreditata). 

Qualunque sia la tipologia di pensione di vecchiaia che il lettore percepisce presso Cassa Forense, in base al Regolamento per le prestazioni previdenziali dell’Ente, per la pensione di vecchiaia (art.2), per l’anticipo della pensione di vecchiaia e per la pensione di vecchiaia contributiva, non è previsto l’obbligo di cancellazione dall’Albo, né sono previste decurtazioni del trattamento per chi mantiene l’iscrizione (l’obbligo di cancellazione è invece previsto in relazione alla pensione di anzianità). 

Per quanto riguarda la pensione percepita dall’Inps, il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e di pensione è stato cancellato, per la generalità delle pensioni dirette, dall’art. 19 della legge 133/2008 (di conversione del DL 112/2008). 

Restano cumulabili parzialmente: 

– le prestazioni d’invalidità e inabilità (per quanto riguarda la pensione per inabilità assoluta e permanente a qualsiasi attività lavorativa, è anche richiesta la cancellazione dagli Albi); 

– le prestazioni ai superstiti (reversibilità e pensione indiretta); 

– l’Ape sociale (è possibile produrre reddito di lavoro autonomi sino a 4800 euro annui, di lavoro dipendente o collaborazione sino a 8mila euro annui. 

Sono invece totalmente incumulabili: 

– la pensione anticipata precoci, che si raggiunge con 41 anni di contributi, sino a un massimo di 10 mesi per le donne ed 1 anno e 10 mesi per gli uomini; 

– la pensione anticipata con quota 100: in questo caso, è possibile produrre solo redditi di lavoro autonomo occasionale, sino a 5mila euro l’anno, ma il limite vale solo sino al compimento dei 67 anni di età. 

Se il trattamento è integrato al minimo o maggiorato, il possesso di un altro reddito potrebbe comunque determinare la perdita delle maggiorazioni e delle integrazioni. 

In conclusione, in base a quanto esposto dal lettore, la cancellazione dall’Albo non è necessaria per percepire integralmente la pensione di vecchiaia presso Cassa Forense, né dovrebbe essere necessaria per percepire integralmente la pensione presso Inps, a meno che il trattamento percepito non sia integrato al minimo o maggiorato oppure si tratti di una prestazione che rientra tra quelle (elencate) cumulabili limitatamente con i redditi di lavoro. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci 



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