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Banca, clausola oro e perequazione della pensione dei dipendenti

18 Maggio 2019
Banca, clausola oro e perequazione della pensione dei dipendenti

Fra la banca ora assorbita da un’altra e gli allora dipendenti fu stipulato, tramite i sindacati, un accordo di pensione integrativa per cui i dipendenti in quiescenza avrebbero usufruito in pensione di alcuni vantaggi fra cui la famosa “clausola ORO” secondo cui la pensione integrativa sarebbe stata agganciata a quella del pari grado in servizio. La banca qualche anno dopo, senza disdire il contratto stipulato con i sindacati, abolì unilateralmente la “clausola oro” con una perdita notevole sulla pensione aziendale. Circa 2 anni fa vi fu una sentenza della Cassazione che diede ragione al dipendente che citò la banca. Posso avvalermi di detta sentenza per avere i diritti stabiliti a suo tempo con il regolare contratto? 

Alla luce del quesito posto è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Trattamenti pensionistici: la perequazione dopo il 1998

A partire dal primo gennaio del 1999, secondo le disposizioni previste in materia di perequazione dei trattamenti pensionistici entrate in vigore da quella data [1], il meccanismo di rivalutazione deve rapportarsi e considerare l’importo totale di tutte le erogazioni ricevute dal beneficiario della pensione.

Si tratta, inoltre di un unico meccanismo di rivalutazione, applicabile pertanto a tutti i trattamenti pensionistici si qui ricevuti e cioè indipendentemente da chi possa essere il soggetto erogatore del medesimo (ad esempio l’assicurazione generale obbligatoria piuttosto che una gestione per i lavoratori autonomi) o comunque il fondo (integrativo, sostitutivo, aggiuntivo, ecc) su cui la pensione è a carico.

L’introduzione di questo unico meccanismo di perequazione dei trattamenti pensionistici in generale ha fatto sì che dalla predetta data, quelli cosiddetti integrativi, cioè a carico di fondi aziendali istituiti per contrattazione collettiva, e per i quali era previsto un adeguamento vantaggioso (cosiddetta clausola oro) si siano interrotti, per essere sostituiti dal predetto meccanismo di rivalutazione.

Si tratta di una conclusione che ha trovato adeguato riscontro in una nota quanto abbastanza recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione [2].

In questa decisione, riguardante il caso di alcuni ex dipendenti dell’ex Credito Romagnolo, titolari di trattamento pensionistico integrativo a carico di un fondo aziendale, si è affermato che solo sino a tutto il 1998 poteva eventualmente risultare ancora in vigore ed operativo l’accordo sindacale relativo alla cosiddetta clausola d’oro ed alla conseguente prevista integrazione della pensione in esame.

Successivamente, invece, a tale data era necessario abbandonare questo meccanismo di perequazione, a scapito di quello introdotto dal legislatore per gli anni successivi.

CASO CONCRETO

La sentenza della Cassazione alla quale il lettore faceva riferimento in quesito, è proprio quella citata in nota [2].

Ebbene, secondo questa decisione, appariva corretto per i pensionati/ex dipendenti invocare il mancato adeguamento delle loro pensioni nel rispetto della cosiddetta clausola d’oro, ma soltanto sino al 31 dicembre del 1998, visto che per gli anni successivi era stato sostanzialmente abrogato ogni meccanismo di perequazione della pensione, a scapito di quello introdotto dalla normativa citata in nota [1].

Peraltro, considerando che dal 1998 ad oggi sono trascorsi oltre dieci anni, appare altresì anche decorsa la prescrizione relativa ad eventuali pretese a carico del cosiddetto fondo integrativo aziendale per ogni periodo in cui lo stesso poteva ritenersi operativo, ai sensi dell’accordo sindacale.

In altri termini, il lettore potrebbe utilizzare la detta sentenza per avere conto e ragione dei suoi diritti stabiliti a suo tempo con regolare contratto, ma soltanto per il periodo sino al 1998, ma tenendo conto che per questo intervallo è presumibilmente maturata la prescrizione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 68 co.2 Dpr 180/1950

[2] Art. 34 Dpr 180/1950


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