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Crediti professionali: da quando decorre la prescrizione?

18 Maggio 2019
Crediti professionali: da quando decorre la prescrizione?

A seguito di un ricorso al TAR esperito per corrispondenza insieme ad altri studenti ai fini della nostra iscrizione (mai avvenuta) all’anno accademico 97/98, e giunta a definizione con N.R.G. 3020/1998, mi è stata notificata pochi giorni fa una notula di pagamento di euro 6.240,00 dall’avvocato di allora. Ricordo di aver ricevuto una richiesta di pagamento (che ho ignorato) anche un paio di anni fa ma solo per poche centinaia di euro. Non ho intenzione di pagare una cifra così spropositata e per giunta dopo ben 20 anni. Non ricordo peraltro di aver firmato il mandato a rappresentarmi. Mi conviene chiederne una copia, oppure agire facendo valere la prescrizione oppure ancora ignorare tale richiesta?

Innanzitutto alcune necessarie premesse:

1) come insegna la Corte di Cassazione (sentenza n. 763 del 2017), la prescrizione dei crediti professionali (compresi quelli dovuti per le prestazioni rese da un avvocato) è triennale se il rapporto con il cliente si basa su un semplice incarico verbale, altrimenti la prescrizione dei crediti professionali, in presenza di un incarico professionale formalizzato per iscritto, è decennale;

2) la prescrizione dei crediti per prestazioni professionali (triennale o decennale) decorre dal momento in cui l’incarico professionale è giunto al termine e, quindi, o dal momento in cui la sentenza è passata in giudicato oppure dal momento dell’accordo di conciliazione con l’avversario oppure dalla revoca del mandato del cliente al proprio legale: nel caso specifico, da ciò che emerge dal testo del quesito in esame, la prescrizione (triennale se non c’è stato un contratto scritto di conferimento dell’incarico professionale, altrimenti decennale) sembrerebbe aver cominciato a decorrere dal momento in cui passò in giudicato la sentenza che concluse il giudizio avente numero di ruolo 3020/1998 (si dice sembrerebbe perché non emerge che quel giudizio fu invece concluso con una conciliazione o che il lettore abbia revocato anzitempo il mandato al legale);

3) le sentenze del Tar passano in giudicato (cioè diventano definitive per mancata impugnazione) quando sono passati sessanta giorni dal momento in cui l’avversario le notifica alle altre parti del giudizio oppure, se non c’è notifica, decorsi sei mesi dal momento in cui la sentenza è stata pubblicata (cioè dal giorno in cui la sentenza viene depositata in cancelleria); nel caso specifico, quindi, è lecito ipotizzare che la prescrizione dei crediti professionali il cui pagamento viene oggi preteso dal legale ha cominciato a decorrere (mancando una conciliazione e una revoca del mandato) dal momento in cui la sentenza che chiuse quel giudizio passò in giudicato: è da quel giorno che va fatto il calcolo dei tre o dieci anni per verificare se effettivamente questi crediti professionali siano o meno oggi prescritti (quindi il calcolo dei tre o dieci anni deve partire dal giorno in cui la sentenza passò in giudicato e, cioè, dal momento in cui decorsero o sessanta giorni dalla notifica di questa sentenza fatta da una parte del giudizio alle altre parti oppure, in mancanza di notifica, dal momento in cui decorsero sei mesi dal giorno in cui la sentenza fu depositata in cancelleria);

4) nel caso di obbligazioni solidali, cioè di più soggetti tenuti al pagamento dell’intera prestazione (come è il caso di più clienti assistiti da un unico legale), l’interruzione della prescrizione operata dal creditore nei confronti anche di uno solo dei debitori in solido (cioè di uno solo dei suoi clienti) ha effetto anche nei confronti di tutti gli altri debitori (così stabilisce l’articolo 1310 del Codice civile);

fatte queste premesse, il lettore ha due alternative:

a) non rispondere affatto alla missiva del legale (ma si tenga conto che la prescrizione del credito non opera automaticamente né tocca al giudice accertarla, ma deve essere eccepita dal debitore nel corso del giudizio avviato da chi ne pretende il pagamento e ciò vuol dire che l’avvocato può ottenere comunque un decreto ingiuntivo contro i suoi ex clienti e toccherà poi agli ex clienti fare opposizione al decreto ingiuntivo dinanzi al giudice competente contestando di non essere tenuti a pagare perché, appunto, il credito si è prescritto);

b) rispondere con raccomandata a.r. dichiarando innanzitutto (come il lettore fa rilevare nel suo quesito) di non ricordare di aver mai conferito incarico al legale (sarebbe comunque assai grave se la sua firma sul mandato fosse stata apposta da altri) e, comunque, affermando che il credito reclamato è prescritto: a quel punto toccherà all’avvocato decidere il da farsi rischiando, nel caso decidesse di avviare un’azione di recupero del credito, di vederla fallire (perdendo la causa e venendo condannato a pagare le spese del giudizio) se, effettivamente, il credito è prescritto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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